Recensione di “Mare fuori”

Mare fuori è una serie televisiva italiana prodotta da Rai Fiction e Picomedia, distribuita a partire dal 2020. La serie racconta le vicende di alcuni detenuti e di alcuni membri del personale dell’immaginario IPM (istituto penitenziario minorile) di Napoli, liberamente ispirato al carcere di Nisida. I personaggi principali sono Carmine (Massimiliano Caiazzo), giovane appartenente al clan mafioso dei Di Salvo, che ne rifiuta il tipo di vita ed espedienti e Filippo Ferrari (Nicolas Maupas) rampollo della Milano bene che a causa di un tragico e stupido gioco finirà assieme a Carmine presso l’IPM. Tra il cast di adulti avranno un ruolo centrale il Commisario Massimo Valente (Carmine Recano) e per le prime stagioni la direttrice Paola Vinci interpretata all’attrice Carolina Crescentini. A differenza di serie dello stesso tipo, Mare Fuori ha toni più morbidi e romanzati, puntando molto sulle relazioni amorose. Una scelta vincente visto il sucesso della serie. Attori di talento effettivamente ne troviamo diversi, a partire dai rodati Recano e Crescentini, fino ai giovani come Giacomo Giorgio (Ciro Ricci), Nicolas Maupas (Filippo) e Matteo Paolillo (Edoardo). Nel complesso comunque il cast è convincente e affiatato, benchè l’IPM paia più un collegio dove i ragazzi fanno un pò ciò che gli pare. Gli unici a non avermi convinto come attori sono Antonio Orefice (Toto) e in particolare Filippo Soavi (Sasà). Massimiliano Caiazzo (Carmine) inizia a essere più d’impatto solo durante la terza stagione, grazie al supporto della carismatica Maria Esposito nel ruolo di Rosa Ricci. Belle anche alcune canzoni impiegate nella colonna sonora. Benchè la storia nel complesso sia poco verosimile non mancano momenti crudi capaci di urtare la sensibilità dello spettatore. Una serie carina che prende molto durante la visione ma che alla fine lascia un pò di dubbi.

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