

Intervista col vampiro è il primo romanzo della saga Le Cronache dei Vampiri scritto da Anne Rice negli anni ’90. Nel 1994 Neil Jordan ha realizzato un film tratto dal testo, sfruttando un cast a dir poco stellare. Il libro racconta la storia di Louis proprietario di una vasta piantagione, Pointe du Lac. Il giovane ancora umano, dilaniato dal senso di colpa a causa della morte prematura del fratello minore, cade in una sorta di depressione esistenziale. In questa fase incontra Lestat de Lioncourt, un vampiro, che per motivi d’interesse prevalentemente economico lo trasforma in una creatura della notte. I due non vanno molto d’accordo ma si sopportano a vicenda, Lestat tiene in pugno Louis millantando segreti sulla natura dei vampiri che il giovane ignora; quando le cose precipitano e Louis tenta di emanciparsi da Lestat entra in gioco un nuovo intrigante personaggio, la piccola Claudia. La scrittura dell’autrice è ricercata, a tratti pomposa e artificiosa, il che da un lato va a beneficio del realismo, essendo il protagonista nato in un epoca diversa, ma dall’altro spesso appesantisce il testo. La narrazione stile intervista dopo un pò diventa monotona e monodimensionale, mentre il personaggio di Louis lo trovo ipocrita, triste e deprimente, incapace di catturare la mia simpatia. In generale potrei dire che mi ha deluso come ne esce la figura del vampiro che nel mio immaginario si avvicina più ai vampiri creati nel 2001 da Charlaine Harris in True Blood. Per la Race il vampiro modello è praticamente asessuato, si parla di amore solo in maniera platonica, come se il sesso fosse più scabroso dell’omicidio. Non c’è passionalità, solo una vita apatica che porta inevitabilmente al tracollo e al desiderio di morte. Il mio ovviamente è solo un punto di vista e non ho intenzione di screditare il lavoro dell’autrice, buono sotto altri punti di vista, come quello della ricerca storica, non esageratamente minuziosa ma abbastanza realistica da rendere le vicende plausibili. Posso affermare di essere cresciuta con il mito di questa autrice, quindi l’aspettativa che avevo era forse eccessiva. Personalmente amo molto la letteratura gotica a tema vampiri e soprannaturale. In Italia questo come altri generi non sono presi seriamente poichè la narrativa fantastica viene considerata infantile. Scrivere un romanzo di questo tipo invece è complicato, poichè presuppone una conoscienza storica di usi e costumi di diverse epoche e un serio lavoro di studio e ricerca preliminare. La Race ha il pregio, come Bram Stoker, di aver scritto un testo solo sui vampiri senza fare un melting pot di esseri sopranaturali come hanno invece fatto altri autori.
