Recensione di “Messia di Dune”

Messia di Dune racconta l’evolversi delle vicende già viste in Dune e l’ascesa al potere di Paul, a 12 anni dai fatti narrati nel primo libro. Non voglio entrare nel merito della trama poichè rovinerei il bello della lettura, posso affermare però che per l’autore la saga di Dune è qualcosa di più che un romanzo di mero intrattenimento bensì un espediente per lanciare un messaggio. Per Herbert ciò che coincide con l’utopia umana è la fine della civiltà stessa, solo le popolazioni che vivono al limite della soppravvivenza riescono a coesistere in armonia con l’ambiente circostante e coglierne i delicati meccanismi ecologici. Per questo i Fremen sono evidentemente i prescelti e Paul sarà costretto ad affrontare il conflitto incocigliabile tra l’essere il giovane duca o Usul. Seppur non abbia compreso tutte le scelte dell’autore, trovandomi talvolta smarrita nella lettura e in altre circorstanze perfino annoiata, ho trovato fantasiosa seppur tardiva l’introduzione del Bene Tleilax. Per chiudere ritengo che Herbert abbia il raro dono di dipingere con le parole, le descrizioni sono puntuali e vivide e persino l’epilogo per quanto mi lasci sgomenta ha un che di profondamente poetico ed epico.

“Non è possibile far la politica con l’amore. Alla gente l’amore non interessa, porta con sé troppo disordine. Preferiscono il dispotismo. La troppa libertà genera il caos. E noi non possiamo permettere che ciò accada, non è vero? E come possiamo rendere piacevole il dispotismo? “

cit. Messia di Dune ~ Frank Patrick Herbert

“I cuori di tutti gli uomini vivono dell’identica solitudine” Cit. Messia di Dune

Un pensiero su “Recensione di “Messia di Dune”

  1. La Corte (lex89) ha detto:
    Avatar di Alessia Lo Curto

    Lo sto leggendo anch’io. Come stile lo prediligo al primo, forse un po’ meno d’azione, ma almeno, dopo anni, ho finalmente capito perché mi metti un personaggio approfondito come Dunca Idaho e me lo fai sparire a quel modo xD aveva un bel progetto su di lui

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