Recensione di “1984” di George Orwell

1984 è un classico della letteratura, un testo che ha saputo far parlare di sé e dei suoi contenuti profusamente. A prescindere dal fatto che le previsioni apocalittiche dell’autore in Europa non si siano verificate vi sono comunque degli elementi che in qualche maniera si ravvedono in tempi attuali. I totalitarismi del resto mirano ad eliminare il dissenso con tutti gli strumenti a disposizione, che siano di destra o di sinistra. In 1984 le risorse usate a tal scopo sono molteplici, rendendo nei fatti la vita un vero incubo, in cui la sola forma di libertà è la morte. Un mondo quello di 1984 dove non c’è oggettività, dove il tempo non esiste e i fatti sono manipolabili a piacimento del partito. Fa attorcigliare lo stomaco parlare di culto dell’odio, esaltazione della violenza e negazione dei sentimenti, tra cui l’amore. Una realtà senza anima, senza pace, fredda e sterile. Immagino che aver vissuto in tempi di guerra abbia influenzato molto Orwell nella stesura di questo testo. Il GF del partito, è nei fatti un Dio alternativo e più che un credo politico quello di cui si parla in 1984 è un culto occulto. Ho trovato la lettura scorrevole, benché non sia un testo adrenalinico l’autore ha trovato il modo di renderlo interessante. Di Orwell ho apprezzato tuttavia maggiormente La fattoria degli animali, che nei suoi contenuti resterà sfortunatamente sempre d’attualità.

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