Dolores un opera di E. Baker

LE PRIGIONI CHE NON SI VEDONO

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Fotografia di Pino Montisci

Volutamente a pochi giorni dalla tanta chiacchierata festa della donna, vi parlo dello spettacolo teatrale Dolores, opera di E. Baker, trasposta magistralmente in lingua italiana sotto la regia di Adriana Milani senza perdere di significato ed emozionalitàNella pittoresca e quanto mai insolita “Isola casa teatro”, prendono vita le vicende di Sandra (Lisa Vampa) e Dolores (Margherita Remotti), due sorelle, due mondi apparentemente opposti ed inconciliabili. La prima, classica donna di casa, remissiva e premurosa verso la sua famiglia, tanto da essersene succube. La seconda, una mala femmina che non riesce a trovare il suo posto nel mondo, alla costante ricerca di una stabilità e di un equilibrio, reduce dall’ennesima catastrofe amorosa. L’apparente quiete domestica di Sandra viene interrotta nell’unico momento di pace e serenità dalla chiassosa ed irruente Dolores, perennemente vittima di situazioni surreali e latrice di sventure. Un’opera la cui trama si svolge nell’arco di poche ore tra le mura domestiche, un viaggio nei ricordi e in un passato di violenza ed ignoranza. Lisa Vampa e Margherita Remotti, uniche interpreti sul palco, regalano uno spettacolo intenso e realistico. Una storia forte senza troppi fronzoli che tuttavia non manca di ironia e sarcasmo, capace di illuminare la scena con vicende di celata normalità del tanto criticato sesso debole, dotato il più delle volte di una forza al di là del possibile.

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Ex Machina un film di Alex Garland

Penso dunque sono?

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voto 7,5 su 10

Da vedere? Si 

La trama del film ha tradito le mie aspettative discostandosi da pellicole dello stesso genere come Io Robot, Lei Trascendent  in cui l’atteggiamento positivo verso l’intelligenza artificiale viene rimarcato a più riprese. Qui ci troviamo ad assistere ad un imprevedibile thriller psicologico che sebbene d’impatto mi abbia lasciata insoddisfatta con il senno di poi mi ha regalato diversi spunti di riflessione. La trama è semplice: Caleb è un programmatore timido, solo ed insicuro che viene all’apparenza sorteggiato per visitare la dimora del suo datore di lavoro Nathan, ricchissimo genio informatico e padre del più formidabile motore di ricerca, un uomo eccentrico, arrogante, misogino e vizioso. Ben presto verrà rivelato a Caleb il vero scopo del suo soggiorno: testare l’ultima invenzione di Nathan, la prima intelligenza artificiale creata dall’uomo.  E’ così che il giovane conosce l’enigmatica Ava. Inizia un gioco perverso, in cui non è chiaro chi sia la vittima e chi il carnefice. Teatro delle vicende è una bellissima ed inquietante villa ultramoderna piena di confort e di congegni elettronici, che si sviluppa nel sottosuolo all’insegna di una costante sensazione di claustrofobia. Un film che scorre piano, in cui a conti fatti succede ben poco ma che riesce a mantenere alta l’inquietudine dello spettatore. In Ex Machina non vengono approfonditi né gli aspetti tecnologici né tantomeno quelli psicologi dei personaggi che restano superficiali, fatta eccezione per il povero Caleb in cerca presumibilmente di qualcuno da amare. Un film che si presta a diverse interpretazioni, in cui si può riconoscere un mix fra un moderno dottor Frankenstein e un malvagio sociopatico incapace di relazionarsi con l’altro sesso. La trama nel complesso ed in particolar modo il finale lasciano sgomenti e fanno riflettere sull’essenza stessa dell’umanità.

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Humandroid un film di Neill Blomkamp

I ❤ CHAPPIE

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( Voto 6,5 su 10)

Da vedere? Si

Ho sempre adorato questo genere di film, mi affascina immaginare dove la robotica possa arrivare. Humandroid mixa diversi elementi presenti in altri film: la trama paragonabile a Io Robot di Alexander Proyas (a mio parere nettamente superiore), il fanatismo guerrafondaio del malvagio Vincent Moore come in Avatar di James Cameron e la scelta finale come in Casper di Brad Silberling. Di per sé il film non ha una trama così ben strutturata, ha molte pecche. Non è chiaro ad esempio come i due ingeneri protagonisti possano andare e venire da una fabbrica di droidi militari come se nulla fosse. Colpisce tuttavia la dolcezza di Cioppy e il suo modo di apprendere. Anche in questo caso viene messo l’accento su come l’ambiente possa influenzare profondamente la coscienza di un essere senziente, al di là del suo corpo. Tra traumi e dolcezza che segano e temprano. Un film carino e piacevole che si lascia vedere, con un finale particolare ed inaspettato.

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Recensione di “Banshee – La città del male”

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Una trama che non sta in piedi, lontana anni luce da una plausibile realtà che tuttavia tiene incollati alla schermo in trepida attesa della puntata successiva. Un galeotto sexy e pericoloso con un animo nobile, disposto a tutto per la sua amata, probabilmente il sogno proibito di ogni donna. Una spalla intelligente, ironica e quanto mai improbabile: il mitico Job, un hacker asiatico omosessuale che la sa lunghissima. Un paio di antagonisti cattivi, spietati e perversi, che non lasciano indifferenti. Il tutto ambientato in un paesino tutt’altro che tranquillo, dove ad ogni puntata ne succede una più incredibile della precedente. Banshee aiuta a staccare dalla quotidianità, a vivere un po’ dell’adrenalina e dell’erotismo che i suoi protagonisti riescono a tramettere in maniera molto esplicita. Curiosa di vedere anche la seconda stagione.

I personaggi d’impatto

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Antony Starr è Lucas Hood, pericoloso criminale che si lascia arrestare per salvare la sua complice ed amante dalla prigione, dopo un colpo finito male. Ancora innamoratissimo dopo 15 spietati anni di prigionia, disposto a tutto per riavere la donna che ama.

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Ivana Miličević è Carrie Hopewell, amante di Antony Starr e partner criminale. Apparentemente insensibile ed incurante del triste destino del suo compagno si crea una rispettabile famiglia nel remoto paesino di Banshee. Una donna con una duplice natura, quella di mamma e di ex criminale. Un personaggio sulla carta interessante ma che nella serie non mi ha preso. La sua interpretazione è molto fredda ed impersonale e trovo che l’attrice sia veramente troppo magra per essere seducente.

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Ulrich Thomsen è Kai Proctor, cattivissimo imprenditore che la fa da padrone nell’aria di Banshee. Malvagio e profondamente perverso, trae piacere dal potere e del timore degli altri. Cresciuto in un’austera famiglia amish di cui non riesce ad interiorizzare le rigide regole morali e dalla quale viene allontanato con disprezzo, vive il distacco con rabbia e frustrazione che sfoga nelle sue attività illecite.

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Frankie Faison è Sugar Bates, anziano pugile galeotto ora titolare di un bar, aiuta e collabora con Starr nelle diverse attività criminose. Trovo questo personaggio bizzarro, una sorta di guru del crimine.

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Hoon Lee è Job, portentoso criminale informatico con uno spiccato ed eccentrico senso della moda. Titolare di un salone di bellezza si vede mandare in fumo parte della sua vita dopo il ritorno in libertà di Antony di cui è il più valido complice.

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Lili Simmons è Rebecca Bowman, giovane ragazza amish con un indole ribelle e libertina. Nipote del malvagio Kai Proctor è la protagonista di molte scene ad alto tasso erotico.

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Ben Cross è Mr. Rabbit, pericoloso gangster ucraino, padre di Anastasia ovvero Carrie. Medita vendetta contro Lucas, ritenendolo responsabile di aver allontanato la ragazza da lui. L’attore incarna perfettamente il ruolo del gangster, sarebbe un personaggio perfetto per i film di Tarantino.

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Trieste Kelly Dunn è Siobhan Kelly, agente in servizo nella piccola cittadina di Banshee. Gioca a fare la dura, dopo un passato di soprusi e violenze. Prova qualcosa per Lucas e probabilmente avrà un ruolo più importante nella seconda stagione. Interpretata da un attrice molto dolce e carina.

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Odette Annable è Nola Longshadow, figlia di Benjamin Longshadow e sorella di Alex. Stupenda ragazza indiana, ribelle e letale. Il personaggio non so se avrà lunga vita ma questa attrice è davvero bellissima e non mi sembrava giusto non citarla.

 

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Nessuno tocchi Eva

Oggi 25 Novembre è la giornata nazionale contro la violenza sulle donne.

Si potrebbero dire tante cose, per esprimere indignazione, a me piacerebbe ricordare che la violenza non è solo quella fisica che si vede, che fa male e umilia. 

Vi è una forma più subdola e meschina, che non lascia segni visibili ma come un cancro dilania l’anima di una persona, LA VIOLENZA PSICOLOGICA.

Le donne ancora oggi sono vittime a loro malgrado di pesi che dovrebbero essere condivisi, a noi donne si chiede troppo: di essere belle, di non invecchiare, di essere intelligenti, scattanti, operative, madri, mogli, valenti lavoratrici …

Ma siamo solo umane, nessuno ci ha tolto il paradiso esso esiste dentro i nostri cuori: nel sorriso di un bambino, in un fiore appena sbocciato, in un tramonto …

Conoscere non è una colpa, ma la scintilla dell’evoluzione!

Nessuno tocchi Eva, MAI!

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