Tra dolore e poesia: Il caos da cui veniamo

Il caos da cui veniamo è il secondo romanzo che leggo di Tiffany McDaniel e devo dire che ho aspettato un po’ per scrivere questa recensione, poiché è stata una lettura lunga e talvolta difficile da metabolizzare. Dicendo questo, però, non intendo dire che il libro sia brutto o pesante: è molto bello, ma denso di tragicità, narrata così bene che talvolta ci si dimentica che è soltanto un libro. Bitty non esiste, ma scorrendo le sue pagine si riesce a sentire l’orrore che alcuni vivevano in quegli anni a cavallo tra i ’60 e gli ’80, in un paesino dell’Ohio. L’autrice ama la sua terra, con cui ha un rapporto speciale ma anche conflittuale, e sente molto determinate tematiche, come la questione razziale, l’ignoranza e il domino terribile che possono causare generazioni di abusi e famiglie disfunzionali. Il dono più grande della McDaniel è riuscire a creare con le parole poesia nella brutalità. L’unico appunto che forse faccio è che, sebbene in letteratura sia suggerito di osare sempre per ottenere un effetto wow, io credo che in certe parti si sia andati oltre il possibile e che certi racconti del padre mi sono sembrati brutti e forzati. L’epilogo mi ha deluso un po’, poiché ho trovato alcune chiusure narrative decisamente surreali. In conclusione, non è un libro leggero, non c’è speranza per tutti, ma è un romanzo che merita di essere letto e conferma il talento di questa grande scrittrice contemporanea.

Recensione di “L’estate che sciolse ogni cosa” un romanzo dì Tiffany McDaniel

L’estate che sciolse ogni cosa è un libro che mi ha toccato moltissimo, trovo che Tiffany McDaniel sia una fenomenale autrice emergente. Benché abbia trovato l’incipit lento, surreale, artificioso e poco scorrevole, la scrittura dell’autrice è talmente elegante e raffinata da convincermi a proseguire la lettura a dispetto di qualche perplessità. Verso la metà del testo gli eventi diventano più coinvolgenti e realistici, tutto ciò che appariva poco chiaro in principio acquista di significato. L’effetto domino sulla vita di Fielding causato dall’arrivo di Sal arriva al suo culmine palesando effetti devastanti. Mi ha colpito la profonda sensibilità ed empatia della McDaniel nel descrivere l’orrore, il male, il diverso e lo strano. Non esiste una vera normalità, ogni personaggio muta plasmato dai suoi traumi, governato da paura, rabbia, vergogna e facile preda dalla suggestione. Un testo dove in fin dei conti non ci sono veri eroi, ma esseri umani con grandi e piccole fragilità in precario equilibrio tra bene e male. Una lettura che consiglio e che non può lasciare indifferenti.