Skeggia 8 – I protagonisti

Ecco le schede dei personaggi della mia saga di fantascienza Skeggia 8. Qui potrai trovare qualcosa in più di quanto scritto nei romanzi, non mancano infatti curiosità a retroscena che ho voluto pubblicare in esclusiva solo in questa sezione del mio blog. Mi sono divertita ad associare ad ogni singolo personaggio un attore cinematografico come se qualcuno abbia deciso di trasformare la mia saga in un film o in un telefilm (perchè non sognare?). Non dimenticarti di farmi sapere cosa ne pensi!

SESTO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

La sala riunioni della Virdrop&Co veniva usata raramente, se non per le riunioni mensili sui target e per ricevere alcuni sporadici clienti solventi. Didi, Dalton, Ethan, Mina e Spiro erano stati convocati e si guardavano dubbiosi seduti attorno all’ampio tavolo in vetro temprato.

«Bene, posso cominciare. Abbiamo ricevuto una richiesta molto interessante da un gruppo religioso, una setta se preferite. Si fanno chiamare i morigerati, la loro sacerdotessa deve compiere un viaggio e ha bisogno di una scorta.» esordì Doc.

«Una scorta? Da quando ci occupiamo di questo? Siamo cacciatori, non dei fottuti valletti.» disse Spiro sprezzante.

«Siamo quello che conviene essere. Gli incarichi come sapete cominciano a calare e i cadetti stanno cercando di limitare le attività delle cooperative di cacciatori. I morigerati hanno offerto un bel compenso se concluderemo con successo la missione.» disse Doc.

«Noi non facciamo missioni di gruppo.» intervenne Ethan con tono serio e con il suo consueto sguardo imperscrutabile.

«Sono conscio che tutti voi amiate la gestione individuale degli incarichi, tuttavia questa volta sarà necessaria una cooperazione.» dichiarò Doc.

«Se non fossimo d’accordo?» chiese Dalton.

«Potete trovarvi tranquillamente un’altra cooperativa! La porta è sempre aperta.» disse Doc sbattendo la sua possente mano sul tavolo.

Tutti conoscevano il brutto carattere di Doc, le sue minacce non erano mai senza conseguenze. In quella stanza ognuno di loro aveva peccati da scontare e Doc se non altro era sempre disponibile a chiudere un occhio sugli errori del passato, a concedere un’opportunità a chi dimostrava di meritarsela.

«Litigare è inutile e poco proficuo. Noi non abbiamo né i mezzi né la formazione per fare un lavoro di scorta.» disse Mina.

«Ho caricato il programma di addestramento sui vostri SIP.» disse Doc riacquisendo il controllo.

Mina riusciva sempre ad essere diplomatica e ragionevole, Didi non capiva cosa avesse fatto di così terribile per essere finita alla Virdrop&Co. Dalton tamburellava con le dita sul tavolo, creando l’illusione di un finto disinteresse, mentre Spiro con la sua solita aria strafottente osservava Doc e gli altri con aria di sfida e scherno.

«Se dovessimo accettare tutti, chi coordinerà questo gruppo?» chiese Spiro.

«Pensavo di affidare il comando della missione a Mina, l’unica tra voi che mi sembra in grado di coordinare qualcosa. Mi stupisco che siate ancora tutti interi.» brontolò Doc sedendosi pesantemente su una sedia.

«Spetterebbe a me il comando Doc. Sono il cacciatore con più anzianità. Non esiste che prenda ordini da una ragazzetta.» ribatté Spiro.

Mina si risentì appena del giudizio e disse: «Spiro… tu sarai sicuramente il più anziano ma a differenza del vino mio caro tu non acquisti valore con l’età, direi proprio il contrario.» disse Mina.

Il pugno di Spiro verso Mina non si fece attendere, fu rapido ed inaspettato. La preparazione di Mina nelle arti di difesa corpo a corpo le permise tuttavia di scansare il colpo con facilità.

«Io voto per Mina.» disse Dalton ilare.

In quel mentre la porta si apri ed entrò nella stanza un essere gigantesco, alto almeno tre metri. Un tempo si trattava di un uomo, di cui tuttavia oggi restava ben poco. Orez era un androcob, costituito prevalentemente di parti bioniche e robotiche. Didi lo aveva sempre trovato inquietante e ripugnante, non sapeva che tipo di rapporti avesse con Doc.

«La riunione finisce qui.» disse Doc serio raggiungendo Orez sull’uscio ed avviandosi con lui verso il suo studio.

Spiro si alzò imbronciato e con l’aria di un cucciolo che medita vendetta se ne andò a sua volta.

«Allenati Spiro, altrimenti fra poco sarai tu a dover assoldare delle guardie del corpo.» disse Mina pungente.

«La compagnia è bella ma se abbiamo finito io andrei.» disse Dalton alzandosi placidamente seguito da Ethan che non sprecò parole inutilmente.

«Strano che questa volta non abbia detto la tua Didi, prevedevo fuoco e fiamme.» disse Mina stupita.

«Hai visto quanto offrono? Diciamo che quei soldi mi servono, avrei fatto una missione anche con Orez per una commissione del genere.» concluse Didi.

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QUINTO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

L’aeromobile della Virdrop&Co aveva finalmente preso il volo a cielo aperto, svincolandosi dai tunnel di sicurezza convenzionali.

«Sistemi di occultamento attivati. Pilota manuale inserito.» gracchiò la voce automatica della vettura.

Fu un atterraggio morbido senza particolari trepidazioni in quella che sembrava essere un’infinita radura disabitata.

«Sei sicura di sapere dove stiamo andando?» chiese Dalton titubante guardandosi attorno.

Didi sorrise e affrettò il passo sul terreno arido ed incolto senza dire nulla. Ad un tratto si fermò davanti ad una quercia alta e frondosa e rivolgendosi ad essa disse: «Il brivido è l’unica emozione.»

«Parola d’ordine accettata, autenticazione effettuata.» esordì una voce metallica automatica. Si aprì di conseguenza una sorta di botola poco distante dalla quercia con una lunga rampa. Didi e Dalton la raggiunsero ed arrivarono ad un ampio ascensore di metallo segnato dal tempo, probabilmente destinato ad un uso industriale piuttosto che al trasporto di esseri viventi. Il silenzio era rotto solamente dal cigolio metallico di quella vecchia scatola che a Dalton cominciava a stare stretta. Non vi erano specchi o particolari orpelli solo una luce al neon che di tanto in tanto sfarfallava ed una pulsantiera luminosa ad indicare i soli tre piani del complesso.

«Diciamo che è una scorciatoia, l’entrata per i piloti e per certi androcob molto pesanti.» disse Didi per spezzare l’imbarazzante silenzio. Dalton sorrise ma non disse nulla, come se avesse per un momento perso la sua caratteristica verve. Didi proseguì con tono serio: «Questa è sicuramente una delle bische più importanti. Ci sono molti sistemi di sicurezza e quindi si può dire che sia l’unica con una certa stabilità. Il circuito è uno dei più difficili e quello che vedi qui, rimane qui. Niente video o cose simili.»

L’ascensore finalmente ultimò la sua discesa per aprirsi in un’enorme officina. Giganteschi striker, org, ed androcob, tutti insieme intenti a chiacchierare, un insolito raduno pacifico dei principali senzienti.

«Didi è da tanto che non ti sssi vede qui.» disse sibilante un enorme striker femmina a giudicare dall’abbigliamento. Sulle lunghe antenne aveva dei grossi fiocchi fucsia, delle enormi ciglia finte le decoravano gli occhi neri e vacui, indossava una sorta di abito in tinta e fra le zampe anteriori reggeva una sorta di registro elettronico che consultava freneticamente.

«Lentina! Ciao bellezza, come stai? Che si racconta qui nella fossa?» chiese Didi abbracciandola come si fa con una vecchia amica.

Lentina ricambiò l’abbraccio e fissò con aria divertita Dalton che la osservava sbalordito. Poi chiese: «Chi è il tuo amico?»

«Lui è Dalton, è arrivato in città da poco.» dichiarò Didi.

«Capisco. Ciccina io non ti vedo segnata tra i piloti. C’è per cassso un errore? Da quando hanno cambiato le applicazioni…» disse Lentina in apprensione.

«No tranquilla. La Skeggia non è ancora pronta. Siamo qui in qualità di spettatori. Che mi dici? Chi danno come favorito?» chiese Didi avanzando tra la folla e seguendo Lentina che nel frattempo si era messa in moto.

«Mayo sicuramente è il favorito e ha delle buone quotazioni anche Tieres. Ora però ciccina devo andare, ho un milione di cose da fare. Ti ho assegnato i posti sullo spalto est, almeno lì non dovrai sopportare l’agro odore degli org.» disse Lentina facendosi largo tra la folla e sparendo ben presto dalla vista dei due.

Era uno spettacolo unico quello a cui stava assistendo Dalton: uno sciame di appassionati intenti a bere, mangiare e scambiare due chiacchiere con i piloti.

«Hai perso la lingua Dalton? Tutto bene?» chiese Didi al suo silenzioso accompagnatore.

Dalton annuì con aria poco convinta, non avrebbe mai ammesso di sentirsi come un bimbo che andava al luna park per la prima volta. Facendosi largo tra la gente, i due raggiunsero il loro posto sugli spalti. Uno stadio realizzato con estrema cura e precisione considerando che si trattava di un luogo proibito e clandestino. Davanti alle seggiole gialle e rosse vi erano dei piccoli monitor dai quali era possibile seguire la gara. Didi spiegò a grandi linee le regole della competizione compresa la possibilità di seguire il pilota sul quale si scommetteva. Il giro di soldi che coinvolgeva la bisca era notevole ed erano proprio le scommesse che permettevano a quel sistema di esistere.

«Dakno gestisce questo posto. Di rado si fa vedere. Molti anni fa era un pilota anche lui, uno dei migliori. Poi in un incidente ha perso un paio di zampe e fine dei giochi. Si è dato al management.» disse Didi euforica.

«Le zampe? Dunque questo posto è in mano agli striker?» chiese Dalton curioso.

«Certo. Hanno un ottimo senso degli affari e un assetto ideale per la corsa. Dovresti saperlo.» disse Didi.

«Da noi gli striker vivono solo nelle aree protette. Una sorta di zoo faunistico, non so se rendo l’idea.» dichiarò Dalton.

«Immagino. Non li troverai praticamente mai in città. Vivono nei campi sotterranei alla periferia di Megattica e si stanno arricchendo. I cadetti si preoccupano tanto di quello che accade in superficie e non hanno la minima idea di quello che succede sotto i loro piedi.» affermò Didi mentre decideva su chi puntare seccata dalla voce in diffusione che invitava a scommettere prima del suono della sirena. Suono che arrivò puntuale lasciando dietro di sé un silenzio irreale sugli spalti. Le trenta vetture in gara, ordinatamente allineate in funzione delle graduatorie preliminari, sfrecciarono roboanti. I primi contatti al limite del proibito non si fecero attendere. Una voce robotica illustrava l’andamento della competizione in tempo reale. Dalton era rapito dalla rapidità e dalla maestria con cui i piloti conducevano i loro aeromobili, come saettanti scarabei nell’aria. Grossi tunnel trasparenti simili ai canali di sicurezza, intervallatati da aeree in volo libero, erano stati costruiti nella profondità della terra. Avevano tuttavia poco a che fare con la sicurezza: al passaggio dei veicoli scatenavano ondate di fuoco, acqua, piogge di detriti e di sostanze colorate ed oleose, rendendo ancora più impervia e complessa la corsa. Venivano disattivati in alcuni punti del percorso i dispositivi di repulsione delle auto dando la possibilità ai piloti di scontrarsi. All’ennesima esplosione Dalton abbassò gli occhi, il suo pilota era andato.

«Stai tranquillo. Non è morto. Guarda, i parametri vitali sono a posto.» disse Didi indicando il monitor davanti a sé.

«Le mie finanze un po’ meno.» rispose Dalton ironico.

Il giro finale stava per concludersi e Didi stava già assaporando un piccolo gruzzolo in arrivo che avrebbe reso il suo ritorno in pista ormai prossimo.

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QUARTO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

La sala comune della Virdrop&Co, illuminata dalle sole luci di emergenza, aveva un’aria sinistra a quell’ora della notte. Ethan osservava pensieroso il panorama dalla grande vetrata fumando una sigaretta.

«Anni di evoluzione per fumare ancora quella roba.» esordì Didi. Ethan sorrise ammiccante senza dire nulla aspirando in maniera ancora più profonda. Didi proseguì: «Una missione di livello 8 e sei ancora tutto intero. Notevole.». Ethan continuò a fissare il vuoto e l’oscurità davanti a sé, mostrando disinteresse per la conversazione. «Ho capito. Vuoi restare solo. Come sempre del resto.» concluse Didi amaramente.

«Cosa ne sai tu delle bische?» chiese lui ad un tratto.

Didi si fermò e lo osservò sospettosa. «Tu cosa vorresti sapere?»

«La prossima quando si terrà?»

«Cosa ti fa pensare che io ne sia informata? Ho smesso con quella roba.»

Ethan non si prese nemmeno la briga di guardarla e restò in silenzio circondato dal fumo evanescente e dalla semioscurità. Didi si allontanò spedita con quella sensazione di malessere che si prova quando si vorrebbe solo piangere. Sapeva benissimo che ad Ethan non importava nulla delle corse, cosa che non era altrettanto vera per la bellissima Ariane, unico grande amore del bel tenebroso. Una ragazza veramente avvenente, bionda e formosa nei punti giusti e con grandi occhi celesti, sportiva, dolce e letale allo stesso tempo. Ariane aveva il brutto vizio di eccellere in tutti i campi che a Didi stavano a cuore, sia nelle bische che nell’amore. Un’ammirata cacciatrice di taglie sbucata dal nulla e stimata dai più.

L’ascensore non era sicuramente all’avanguardia ma a suo modo, tra scricchiolanti incertezze, faceva il suo lavoro. Il padiglione 6 si trovava all’ultimo piano del palazzo, non era autorizzato a nessuno l’accesso lassù, non che ci fosse qualcosa di memorabile da vedere. Si trattava nei fatti di una grande sala comune in disuso da tempo, illuminata dalle sole luci della strada, priva di mobili o sedie, in cui regnavano polvere ed immondizia dato che Doc non inviava nemmeno i droni pulitori. Non vi era forma vivente che ambisse a stare in quella squallida ala. Didi aveva sottratto il pass dallo studio di Doc e ne aveva fatto una copia, per risparmiare sui costi i padiglioni inattivi non erano sorvegliati e per Didi era un luogo meno claustrofobico della sua angusta camera. Lì se non altro poteva essere sé stessa, una giovane ragazza che aveva solo bisogno di essere amata.

«Quindi è qui che sparisci quando tira una cattiva aria.» esordì un’inaspettata figura maschile.

Didi si fece prendere di soprassalto, nessuno l’aveva mai seguita al padiglione 6. Sbalordita alzò il capo. Accovacciata su quel pavimento con il trucco sbavato dalle lacrime dimostrava meno dalla sua età, una bambina sola in un universo sconfinatamente grande.

«Cosa diavolo ci fai qui?» esordì Didi riprendendo un minimo il controllo.

«Niente. Mi annoiavo. Mi chiedevo se…» disse Dalton viscidamente.

«Non sono una puttana Dalton. Se hai dei bisogni non sarà con me che li soddisferai.»

«Spiro mi ha detto che ci sai fare alla grande. Non c’è bisogno che fai la timida con me.» insisté Dalton. Didi lo fulminò con gli occhi e fece per alzarsi in piedi ma Dalton le fece cenno di calmarsi. «Dai sto solo scherzando. Lo so che Spiro racconta un sacco di cazzate.» disse Dalton schernendola. Poi proseguì: «Quindi tu sei la figlia della famosa Irina Reynols?». Didi sembrava essere ripiombata nello stato catatonico in cui Dalton l’aveva trovata e provò a non prestargli alcuna attenzione. «Dalle mie parti in molti stimano tua madre. Ha catturato criminali di alto livello. Non conviene a nessuno mettersi contro di lei.»

«Buon per lei.»

«Non ti piace molto parlare di tua madre?»

«Sinceramente preferirei baciare uno striker che sentire elogi su quella stronza. Ma se vuoi continua pure.»

«Non deve essere facile per te reggere il confronto con una figura come la sua, lo posso capire… poi dopo quel brutto incidente con l’Actopos… mi stupisco che tu sia ancora sul mercato, non so se mi spiego. Doc ha avuto coraggio ad assumerti.»

«Sei venuto qui per farmi incazzare, Dalton o come ti chiami. Siete tutti bravi voi, ma tu cosa hai fatto di tanto memorabile?» rispose Didi furente.

«Per cominciare non ho schiantato una navicella da milioni di diga su una base org.»

Didi si alzò spazientita e si diresse verso Dalton divisa tra furia e rabbia. Tuttavia era abituata a quel genere di trattamento e non poteva litigare con qualunque attaccabrighe che le si palesasse davanti. Avrebbe voluto morire mille volte in quello schianto piuttosto di vedersi rinfacciato il suo fallimento in ogni istante della sua vita. Sapeva bene che non era dipeso da lei, che era un’ottima pilota e che quel Dalton non avrebbe nemmeno saputo avviare l’Actopos. Restava ad ogni modo il fatto che di quell’evento non conservava memoria, si era risvegliata nell’ospedale militare della B&B con un rapporto disciplinare che parlava di errore umano ed una lettera di sospensione immediata da tutti gli incarichi. A nulla erano valse le sue proteste, la dichiarazione che i comandi erano stati manomessi e che una cellula orbitante era stata sganciata prima della collisione. Il rapporto negava tutto, persino la manovra di emergenza che le aveva permesso di non compiere una strage. Sapeva per certo che la base org non era stata distrutta dalla sua navicella ma le mancavano le prove. Tentò in ogni modo di scagionarsi ma più tentava di fare ricerche più sembrava che l’enigma s’infittisse. Informatori morti, file occultati e distrutti. Era stata la pedina di un gioco più grande di lei del quale non conosceva le regole. Fino a quando ci mise una pietra sopra e decise di riprendere in mano quello che restava della sua vita prima che altri innocenti dovessero pagare il prezzo della verità.

Didi passò accanto a Dalton limitandosi a sfiorarlo bruscamente e senza proferire parola.

«Dai non te la prendere. Stavamo solo parlando. Capita a tutti di sbagliare. Certo non a tutti di causare quasi una guerra civile …» disse lui ridendo.

«Mi guarderei bene dal fare lo stronzo con me. Ci hanno provato in tanti sai. E indovina? Di loro non si è mai più sentito parlare, mentre di me si dicono sempre tante cose.» rispose Didi tagliente.

«Si dice anche che hai rimesso in piedi la Skeggia e che tornerai a correre.» continuò Dalton. Didi si immobilizzò all’istante, la sicurezza e la tutela dell’identità nelle bische stava cominciando a vacillare pesantemente se anche un rifiuto di Trides sapeva della sua passione per le corse. «Non ti preoccupare, la mia è una passione innata. Ho dato fondo a tutte le mie capacità persuasive per scoprire chi pilotasse la Skeggia. Un’umana che potesse competere a quei livelli con gli striker, stentavo a crederci.» disse Dalton in visibilio.

Didi non si voltò ma le sue labbra si curvarono in un timido sorriso e i suoi occhi riacquisirono una luce che ormai avevano perso da tempo. «Sei mai stato ad una bisca Dalton Blue?» chiese lei ammiccante restando comunque di spalle.

«Ho visto molti video a riguardo.» ammise lui.

«Io parlo di una bisca vera ed in tempo reale. Dubito che a Trides sappiano di cosa stia parlando.»

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TERZO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

Non ci credo, guardi ancora questa merda.» disse Didi incredula fissando il monitor olografico nella semi oscurità del garage di Espen.

«Mi tengo informato. Poi Lorens non è male come portavoce dei cadetti. Ne abbiamo avuti di peggiori.» affermò lui senza smettere di trafficare tra i suoi attrezzi.

Didi si mise a giocare con la proiezione olografica di Lorens che a tratti veniva interrotta. «Per me sono solo burattini, depravati e corrotti. Non lo trovo nemmeno un bell’uomo.»

«Ci si aspetta che sia capace nel suo lavoro, non dev’essere semplice destreggiarsi in politica di questi tempi. Tra la richiesta dei senzienti di avere un rappresentante nel consiglio e tutto il resto sarà un casino.» disse Espen sfilandosi da sotto il velivolo e disattivando la maschera di protezione per gli occhi. Espen era all’apparenza un ragazzo come tanti: altezza media, carnagione olivastra e capelli neri come i suoi occhi. Lui e Didi si conoscevano da parecchi anni ed erano ormai ottimi amici.

«Credi che a questo damerino imbalsamato importi qualcosa di noi o delle altre specie senzienti? Per me non ha mai messo piede fuori dal suo attico di lusso.»

«Dicono che frequenti la Bisca.» rivelò Espen.

«L’ho sentito dire, ma io non l’ho mai visto. Poi te lo vedi uno così a trattare con gli striker?»

«Direi che ci siamo, la piccola Skeggia è quasi pronta.» esclamò Espen entusiasta.

Il piedistallo si abbassò e Didi poté finalmente vedere il lavoro che Espen aveva fatto sul suo aeromobile, unica vera passione in un mondo che le lasciava ben poche emozioni. Nera metallizzata, con inserti psichedelici dai riflessi verdi a seconda del riverbero della luce. Si trattava di un aeromobile da corsa, più lungo ed affusolato del normale, in grado di raggiungere velocità al limite della sopportazione umana.

«Come vedi è tornata a brillare. Triplo motore a propulsione. Dispositivo mimetico regolamentare che ti permetterà di usarla anche in strada senza dare nell’occhio. Oblò a visione globale con cinque monitor olografici e meccanismo di disattivazione di guida automatica.» disse Espen entusiasta.

«Favolosa.» esclamò Didi.

«Non ho potuto montare le armi laser e gli schermi ad onde d’urto. Costano parecchio e non riesco ad anticiparti la spesa.»

«Lo so. Ho provato a chiedere un anticipo a Doc ma quello stronzo non ha voluto aiutarmi… taccagno. Ho una media eccellente, gli avrei sicuramente ridato tutto in breve tempo.»

«Procede bene il lavoro?» chiese Espen.

«Me la cavo. Certo siamo in tanti. Ne ha pure preso uno nuovo, un certo Blue qualcosa. Un cretino. Tuttavia per il momento è sopra la media nei suoi target.»

«Non credo che Doc approvi il tuo passatempo.» constatò Espen.

«Una ragazza è libera di spendere i suoi soldi come vuole.» rispose Didi chiudendo il discorso e tornando ad ammirare il suo aeromobile rimesso a nuovo.

Nel frattempo, in una radura desolata alla periferia est di Megattica, Ethan era alle prese con una delle sue missioni.

«Non ti dirò nulla, maledetto.» biascicò Colin nel modo più comprensibile in cui uno striker poteva comunicare con un essere umano.

Gli striker e gli org erano le popolazioni originali del sistema di Kos. Fu un duro colpo per loro l’avvento della razza umana e degli androcob. Si ritrovarono ben presto clandestini nel loro stesso pianeta. Gli striker all’occhio umano sembravano tutti uguali: bipedi ma con tratti più simili ad una gigantesca mantide religiosa, con sei arti, grandi occhi neri senza lobi e lunghissime antenne. A dispetto delle apparenze erano una razza evoluta, intelligente e pacifica, fatta eccezione per rari soggetti belligeranti.

«Colin non vorrei assolutamente farti del male. Tu sei il mio informatore.» intimò Ethan con voce ferma.

«Non capisco cosssa ti importi.» gemette Colin.

«A cosa mi servano le informazioni non ti riguarda. Dimmi dov’è stata vista l’ultima volta senza fare storie, sai bene che in un modo o nell’altro otterrò l’informazione…»

«Sarete forti e valorosssi voi umani, ma non brillate certo in ingegno. Se una femmina non si fa trovare semplicemente non vuole essere trovata.» sibilò Colin con voce acuta.

«Non farò la stessa domanda una seconda volta.» intimò Ethan con occhi furenti.

«Solo Dakno sa dove si ritirano i cacciatori dell’occhio. Lui li ha reclutati molte volte, ma non penso voglia condividere l’informazione con te.»

«Dove trovo questo Dakno?»

«Difficile da dirsssi, lui non sta mai fisso in un posto per tanto tempo. Sarebbe più semplice partecipare ad una bisssca per trovarlo.» ammise Colin.

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