Hanno ucciso l’uomo ragno: il racconto di un sogno impossibile

Hanno ucciso l’uomo ragno è una serie italiana diretta da Sydney Sibilia che racconta l’ascesa verso il successo di Max Pezzali e Mauro Repetto. Le serie biografiche, soprattutto quando realizzate nel modo giusto, sono sempre molto interessanti perché rimuovono quel velo di mistero che separa la gente comune da chi ha raggiunto la celebrità. La storia degli 883 è particolarmente curiosa e avvincente, e Sibilia ha saputo affrontarla con ironia e genuinità, rendendo i due artisti ancora più amabili. Gli 883 sono stati la colonna sonora di moltissime generazioni di adolescenti, e celebrare il loro impatto è sicuramente doveroso. Il cast è ben selezionato, e la sceneggiatura è brillante, capace di alternare momenti emozionanti a situazioni leggere e divertenti. Leggendo qua e là, ho scoperto che la serie non è fedele al cento per cento alla realtà. Per esempio, il personaggio di Silvia non è mai esistito: è una sorta di ragazza ideale, un mix tra molte delle persone che Max ha incontrato nella sua vita. Questa scoperta mi ha lasciata un po’delusa, perché penso che molte abbiano sognato, almeno una volta, di essere la “ragazza” delle loro canzoni. Nei testi degli 883 si respira quell’amore tipico degli anni ’90: né troppo bigotto né eccessivamente spinto, un equilibrio che personalmente mi manca molto. Una sorta di devozione verso la donna e verso i valori importanti come l’amicizia. Ho adorato il personaggio di Cisco. La storia degli 833 inoltre è davvero ispirante. Poichè i due ragazzi di Pavia partono davvero dal nulla e riescono a realizzare il sogno impossibile di diventare cantanti. Il loro percorso tuttavia non è stato affatto semplice, ma determinazione, talento e quel pizzico di fortuna – che tutti speriamo di avere nella vita – li hanno portati al successo. Di recente è stato annunciato che la serie avrà una seconda stagione, un segnale di quanto il pubblico abbia apprezzato questa storia! E voi? L’avete già vista? Che impressione vi ha fatto? Raccontatemi cosa ne pensate e quali scene o aspetti vi hanno colpito di più!

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Recensione Un professore

“Un professore” è una serie TV italiana diretta nella prima stagione da Alessandro D’Alatri e nella seconda da Alessandro Casale. Racconta la storia di Dante, un professore di filosofia. Dante è un professore anticonformista e prende molto a cuore la sorte dei suoi studenti, soprattutto di quelli più in difficoltà che solitamente vengono abbandonati dal sistema scolastico. Dante è interpretato da Alessandro Gassmann, che porta con sé il suo grande talento di attore e la sua bella presenza. Le partner femminili sono diverse, poiché il personaggio è un abile seduttore, restio ai legami stabili. Tuttavia, la serie vuole indirizzare Dante sulla retta via e la sua comprimaria principale è interpretata da Claudia Pandolfi nel ruolo di Anita. In questo ruolo, la Pandolfi mi è piaciuta molto e credo che i due abbiano un’ottima sinergia. Il cast preso singolarmente è ben scelto, inclusi Nicolas Maupas e Domenico Cuomo, già noti per la serie “Mare Fuori”. La storia, tuttavia, benché tratti temi anche molto pesanti, è leggera e alla fine è come una fiaba moderna dove ogni cosa finisce per il meglio. Sarebbe fantastico nella vita essere tutti così belli e buoni e soprattutto non scontare mai le conseguenze delle proprie azioni come capita prima o dopo a tutti i personaggi. Nel complesso, la serie si fa guardare e va bene per staccare dalla bruttura della realtà.