Oggi Con Noi – Cristiano Pedrini

Per la rubrica “Oggi Con Noi” diamo il benvenuto a Cristiano Pedrini ed al suo romanzo

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Ciao Cristiano e grazie per aver aderito all’iniziativa di Passione libri in gemellaggio con leinfinitevitediunautrice di Eleonora Panzeri e Alice Jane Raynor. Direi di non perdere altro tempo e iniziare subito con le domande.

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1.Com’è nato il tuo romanzo, e soprattutto da cosa trai le maggior ispirazioni?

La trama di OPPORTUNITY nasce e prende forma dei primi giorni del 2015, anche se in realtà le prime idee, seppur non ben definite, prendono forma dall’autunno precedente. A dire la verità la scintilla da cui a preso vita si ricollega ad alcuni pensieri che mi sono balenati mentre ero in sella al mio scooter e devo ammettere che è un’esperienza che si è ripetuta più di una volta: evidentemente il senso di libertà che spesso si abbina all’andare in moto per il sottoscritto ha questa controindicazione.

2.In che luogo e periodo è ambientata la tua storia?

La storia è ambientata nell’odierna Londra, una città che apprezzo per la sua atmosfera, seppur struggente, le sue infinite contraddizioni e quell’unione tra nuovo e moderno, tra passato e futuro che essa sa così bene amalgamare e presentare ai nostri occhi

3.Cosa rende speciale i tuoi personaggi? Cosa li contraddistingue dagli altri?

La storia, che è l’inizio di una trilogia, da molto risalto al vissuto dei protagonisti e alle loro esperienze, dando il giusto spazio ai pensieri, alle sensazioni ed alle emozioni della loro quotidianità.  Ho voluto infatti dedicarmi alla disamina dei risvolti psicologici dei personaggi, sfogliando ogni lato del loro essere pian piano che le esperienze da loro vissute si evolvono, ivi comprese, le loro devolezze: ecco quello che, a mio avviso, li contraddistingue.

4.Quali sono i punti di forza del tuo romanzo e i temi che tocca?

Coloro che hanno letto OPPORTUNITY hanno posto in evidenza la semplicità e la piacevolezza della scrittura, l’intreccio semplice e magnetico, la naturalezza con cui il rapporto omosessuale fra un maggiorenne ed un minorenne viene presentato. In esso incontriamo Rey e Julian, i protagonisti. Il primo, è un ventiquattrenne insegnante disoccupato in cerca di lavoro ed il secondo è un diciassettenne, ultimo rampollo di nobile casata: realtà opposte ed apparentemente incompatibili ma solo ad uno sguardo superficiale.

5.Self o casa editrice? Parlaci delle tue esperienze in merito?

La passione per la scrittura è una mia vecchia conoscenza: e cerco di tenerla racchiusa in quest’ambito. La scelta del Self rispecchia questo desiderio poiché mi permette di essere pienamente libero di esprimere idee e concetti che mi rappresentano.

 6.Perché pensi che le persone dovrebbero leggere il tuo libro?

E’ una storia in grado di regalare attimi di autentica emozione e di ricordarci che l’affetto non ha vincoli, né barriere, tranne quelle che solo noi vogliamo erigere.

7.Piccolo estratto

L’uomo non aveva mai visto degli occhi così incredibilmente freddi. La loro tonalità blu, limpida come quella degli zaffiri, contribuiva a renderli tali. Per molti questo colore era considerato il simbolo della calma, della tranquillità e dell’equilibrio, ma per lui era solo un qualcosa da ammirare all’infinito.

Il ragazzino richiuse presto gli occhi, tossendo ripetutamente.

Non era certo in buone condizioni, pensò Rey.

Sembrava aver avuto una giornata peggiore della sua; lo si capiva dai vestiti logori e sporchi, anche se sembravano di buon taglio. Sulla sua fronte scendevano disordinatamente dei capelli neri ma con dei riflessi che non riusciva bene a identificare, forse per via della poca luce che c’era nel vicolo, oppure perché erano semplicemente sporchi.

Anche il suo viso, scarno ed affilato, era provato, ma la sua carnagione candida non era in alcun modo profanata dai piccoli lividi che si vedevano. Credeva di trovarsi davanti ad una maschera di porcellana.”

8.Trama del tuo libro e link per l’acquisto

Londra, una moderna Babilonia, centro di quel grande impero che giunse, con le sue infinite contraddizioni, a dominare un quarto della superficie delle terre emerse.
Ancora oggi questa città possiede due facce: la prima, severa e austera, retaggio della sua storia e la seconda, moderna e futuristica che si proietta nel tempo cercando di fondersi con la sua tradizione.

In questa città due anime, tanto diverse, quanto all’apparenza opposte, come l’ambiente in cui vivono, stanno per incontrarsi, in modo del tutto fortuito ed imprevedibile e vivere una nuova realtà destinata a cambiare per sempre la loro esistenza.
Rey Foster è un insegnante di liceo senza più un lavoro alla disperata ricerca di un futuro….
Julian Noah Edrington, è l’ultimo discendente di un casato prestigioso ed è tormentato dal proprio passato.

Opportunity è l’inizio della loro storia, dedicata come per molti di noi all’infinita ricerca di noi stessi e di ciò che ci completa.

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Intervista a cura di Tranquilli Maria Donata

 

 

Oggi Con Noi – Flavia Cantini

Per la rubrica: “Oggi Con Noi” diamo il benvenuto a Flavia Cantini ed al suo romanzo

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Ciao Flavia e grazie per aver aderito all’iniziativa di Passione libri in gemellaggio con leinfinitevitediunautrice di Eleonora Panzeri e Alice Jane Raynor. Direi di non perdere altro tempo e iniziare subito con le domande.

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1.Com’è nato il tuo romanzo, e soprattutto da cosa trai le maggior ispirazioni?

Il romanzo “Il professionista” è nato durante una mia passeggiata solitaria sulla spiaggia d’inverno in una giornata uggiosa. Mi è venuto in mente spontaneamente anche pensando alla difficile situazione della società attuale e del difficile, e spesso impossibile, rapporto dei giovani e degli over con il mondo del lavoro. In genere l’ispirazione mi viene da un’intuizione, nasce all’improvviso. Non la cerco ma arriva piano piano, sarà che ho una fervida immaginazione e fantasia.

2.In che luogo e periodo è ambientata la tua storia?

E’ ambientata in epoca contemporanea in Italia, in un piccolo borgo di montagna e poi si sposta in piccole cittadine sul mare.

3.Cosa rende speciale i tuoi personaggi? Cosa li contraddistingue dagli altri?

Il coraggio, la paura, il dover affrontare le difficoltà totalmente da soli potendo contare soltanto su se stessi. E’ una “ferita” interiore, una solitudine di fondo, una malinconia sottile.

4.Quali sono i punti di forza del tuo romanzo e i temi che tocca?

Senza dubbio il protagonista è il punto di forza. Un ragazzo buono e sfortunato che, suo malgrado, si trova invischiato in una situazione più grande di lui da cui non c’è via d’uscita. Tocca il tema della solitudine, della povertà, dell’emarginazione, della disoccupazione e anche dell’amicizia fedele e solida, nonostante tutto.

5.Tra i tuoi romanzi già pubblicati, a quale sei legata/o in maniera particolare?

A questo, “Il professionista” e al fantasy “Esiliato sulla Terra”. Perché entrambi i personaggi, a modo loro, devono affrontare solitudine e difficoltà ma conservano i loro valori e dimostrano grandissimo coraggio, nonostante tutto.

6.Self o casa editrice? Parlaci delle tue esperienze in merito?

Finora ho pubblicato sia con piccole case editrici che in self. Diciamo che, in entrambi i casi, lo scoglio dello scrittore emergente è la pubblicità, il farsi conoscere e il riuscire a raggiungere più pubblico possibile.

7.Perché pensi che le persone dovrebbero leggere il tuo libro?

Perché ho tentato di scrivere una storia difficile e, ad un certo punto, dal punto di vista del “cattivo” (suo malgrado) lasciandogli la sua umanità.

8.Piccolo estratto

“Prego, si accomodi. Questo è l’ufficio del Capo. Parleremo in tutta tranquillità” disse ancora l’uomo, indicando una porta a vetri sulla destra che si affrettò ad aprire.

Saverio entrò sforzandosi di mantenere un atteggiamento calmo e sicuro e, subito, un uomo sulla cinquantina si alzò e gli diede un caloroso benvenuto con una vigorosa stretta di mano.

“La stavamo aspettando. E’ sempre un piacere incontrare giovani volenterosi con cui poter sperare di avviare una proficua collaborazione. Ma si sieda pure” continuò, indicando una poltroncina (uguale a quelle dell’ingresso) al ragazzo che stava impacciato al centro della stanza.

Si sedettero tutti e tre “nell’angolo relax” ricavato accanto alla finestra in quell’enorme ufficio che ospitava anche una libreria in noce con volumi pregiati, un divanetto francese a due posti bianco, una scrivania in noce e due esemplari ben curati di bamboo medi.

“Caffè, liquore, cocktail, acqua? Cosa gradisce?” chiese poi il Capo sorridendo.

Saverio, in evidente soggezione, optò per un bicchiere d’acqua naturale.

“Bene, passiamo alle presentazioni. Io mi chiamo Francesco e lui è Daniele, il mio assistente o braccio destro che dir si voglia. Lei è…? Va bene solo il nome, per ora”.

“Saverio” rispose il giovane schiarendosi un poco la voce. Non sapeva perché ma avvertiva una strana sensazione, come se qualcosa lo mettesse in guardia da quello che non sembrava un convenzionale colloquio e da quelle persone forse anche troppo gentili.

“Ah, benissimo. Abbiamo ricevuto la sua mail. Ci racconti un po’ di lei”.

Il ragazzo sorrise e cercò di superare la timidezza focalizzandosi sui punti chiave del suo curriculum e delle sue esperienze.

“Ho venticinque anni, mi sono laureato in Architettura, ho seguito corsi di design anche al di fuori dell’ambiente accademico, ritengo di avere una buona capacità di relazionarmi con gli altri…”.

I due sembravano ascoltare distrattamente e lo interruppero a metà discorso.

“Bene, bene” il Capo si accese una sigaretta e fissò Saverio negli occhi per domandargli: “Ora, come sa, noi non ci occupiamo di Design ma di altro. Come si pone di fronte all’eventualità di svolgere un lavoro diverso da ciò per cui ha studiato?”

Saverio rispose prontamente: “All’inizio io mi accontento, il periodo è davvero difficile e non vi nascondo che un lavoro mi farebbe più che comodo”

“Qualsiasi lavoro?” insistette il signor Daniele.

“Sì… direi di sì, non credo di avere molta alternativa purtroppo, almeno non per il momento”

Il Capo annuì pensieroso e accartocciò la sigaretta in un posacenere d’argento.

“Noi siamo ben felici di ampliare l’organico, di avere nuovi collaboratori ma il lavoro che proponiamo non è per tutti. Io posso farle una proposta. Ma” aggiunse serio passando al tu “parliamo di cose che potrebbero non farti piacere”.

9.Trama del tuo libro e link per l’acquisto

Il romanzo “Il professionista, di genere drammatico, è ambientato nell’attuale crisi economica.

Saverio, un giovane laureato volenteroso che versa in condizioni di tragica povertà, dopo aver cercato disperatamente e inutilmente lavoro, un giorno riceve una mail di convocazione a un colloquio da parte di un’Agenzia di Assicurazioni. Fiducioso, va al colloquio ma, una volta lì, scopre che l’Agenzia è tutta una copertura per una rete di killer “regolatori di conti” che cercano sempre nuovi collaboratori. Il ragazzo è spiazzato, non potrebbe mai immaginare di uccidere qualcuno. Ma, ormai, i capi dell’Organizzazione lo hanno visto, conoscono il suo nome e i suoi dati e non vogliono testimoni scomodi. L’unica soluzione è accettare. Ma a che prezzo?

LINK PER L’ACQUISTO: il romanzo sarà presto disponibile pubblicato dalla casa editrice LETTERE ANIMATE.

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Intervista a cura di TRANQUILLI MARIA DONATA

Oggi Con Noi – Leonardo Ulisse

Per la rubrica: “Oggi Con Noi” diamo il benvenuto a Leonardo Ulisse  ed al suo romanzo

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Ciao Leonardo e grazie per aver aderito all’iniziativa di Passione libri in gemellaggio con leinfinitevitediunautrice di Eleonora Panzeri e Alice Jane Raynor. Direi di non perdere altro tempo e iniziare subito con le domande.

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1.Com’è nato il tuo romanzo, e soprattutto da cosa trai le maggior ispirazioni?

Il mio libro nasce da un’esigenza personale, ho vissuto una storia d’amore e l’ho fatto da solo, forse troppo giovane o forse troppo solo da aver ingigantito tanto il sentimento quanto lento è stato il suo ridimensionamento. La raccolta è la concretizzazione di questo percorso, giunto al suo termine.

2.In che luogo e periodo è ambientata la tua storia?

La storia non ha luogo né tempo, per quanto si possano percepire alcune nozioni di spazio e tempo essere sono celate volontariamente, come altre indicazioni, per lasciare al lettore maggior spazio.

3.Cosa rende speciale i tuoi personaggi? Cosa li contraddistingue dagli altri?

La raccolta è scritta in prima persona, la voce narrante guarda ad una ragazza e per lui esiste solo lei, quindi gli altri se vengono menzionati lo si fa, esclusivamente, in funzione dell’oggetto del suo amore. Lui vive in funzione di lei fino a quando si arrende al tempo e più che voltare pagina cerca di bruciare l’intero libro

4.Quali sono i punti di forza del tuo romanzo e i temi che tocca?

Il tema principale è l’amore, l’amore non visto come semplice passione, ma un amore stilnovistico, totalizzante. Lui vive immerso nel suo amore ed ogni ritorno alla realtà è sfiancante, distruttivo ma poi, quando si accorge che il peso di questo amore è troppo, decide di rinunciarvi, e quello che apparentemente sembrava distrarlo dal sentimento diventa l’aria che gli dà respiro. La forza del romanzo sta nella sua romanzata verità, per quanto possa apparire costruito, l’osso, compreso l’evoluzione finale, è reale, provato sulla pelle. Il punto di forza è la dimostrazione che chiunque possa innamorarsi e soffrire per amore può comprendere che si va avanti, ci si può rialzare ed essere più forti di prima.

5.Self o casa editrice? Parlaci delle tue esperienze in merito?

Il testo è pubblicato il self-publishing, e non l’ho passato al vaglio delle case editrici semplicemente perché essere mi avrebbero promesso una pubblicazione sotto lo sborsamento di denaro, non amo chi specula sui sogni e passioni altrui. La mia scelta è stata dura ma ponderata, ho scelto di pubblicare con uno pseudonimo e mantenere l’anonimato, può essere delle più tristi se si pensa al numero di vendite che è minimo rispetto alle vendite che avrei potuto ottenere se avessi rivelato la mia identità, ma la scelta è motivata da un senso di rigetto verso coloro che avrebbero letto il mio libro per il nome che portava sopra. Il self, inoltre ti sprona ad essere il tuo editor, il tuo pubblicitario, non sempre si avranno delle soddisfazioni ma qualora giungessero sarebbero più gratificanti.

6.Perché pensi che le persone dovrebbero leggere il tuo libro?

Leggere “Silenzi” fa capire che l’amore è sempre positivo, il un passo il narratore affermerà “Ho capito che amavo sia Dottor Jekyll sia Mister Hyde, a me importava solo che fossero in te” e come ho già detto cerco di far capire che una ferita d’amore non è la fine della vita ma una prova che quando viene superata dà una forza nuova

7.Piccolo estratto

PRIMO ESTRATTO: Non ho intenzione di dimenticare il passato, voglio solo andare avanti, da solo. Dopo te non mi accontento della compagnia di chiunque. Ho accantonato i nostri ricordi in una zona della mente in cui non vado spesso, ogni nostra immagine è una lacrima che lacera la mia corazza, quella che ho costruito con fatica per anni, ogni lacrima lacera la mia anima. Se nessuno mi ha mai visto piangere, non significa che non sto annegando dentro, cazzo gli dovevo insegnare a nuotare. Torna anche in altre persone ma torna! Torna, non tu che sei andata via e stai forse cambiando, forse imparando a fingere di essere cambiata. Torna, amore.

“Sarà colpa tua il mio successo o insuccesso, sarà colpa tua il mio cinismo” Ti ricordi quando una sera in macchina ti dissi questa frase? “Queste parole sono state utili” ora mi chiedo che cazzo significavano queste parole. Non eri mia. Utili a chi? A cosa? Una pillola per il mal di testa che cura il mal di stomaco non funziona. Ricordo quella sera come se fosse ieri eppure con te tendo a dimenticare.

SECONDO ESTRATTO: Mi sto accorgendo di essere paradossale, sono la persona più contraddittoria che io conosca, ma anche l’unica.

Ti ho chiesto “Lo ami?” avrei dovuto chiederti “mi ami?”, forse la risposta sarebbe stata diversa ma quel sì l’avrei preferito alla seconda domanda anche se stavolta non ci cado di nuovo dentro. Prendo le distanze, stavolta non mi faccio fregare. Come faccio dopo anni a stare di nuovo a questo punto? Come fa a restarmi ancora l’amaro in bocca? Forse ricordarmi di ciò che ha creato delle voragini lascia sempre l’amaro in bocca.

Perché lui e non me? Perché ami un altro, cosa ha più di me? Sono domande troppo irrazionali per avere una risposta, eppure vorrei poterla pretendere. Quando teniamo ad una persona dobbiamo giocarci tutte le carte in nostro possesso, anzi possiamo anche falsificarle ed io non l’ho fatto.

TERZO ESTRATTO: Eri come Dottor Jekyll e Mister Hyde. Sono passati mesi da quella sconvolgente scoperta, e spesso ho pensato di ricontattarti ma ho desistito sperando che lo facessi tu per entrambi. Ho capito che non mi importava del tuo lato oscuro, che se l’avessi conosciuto non mi sarei tirato indietro. Ho capito che amavo sia Dottor Jekyll sia Mister Hyde, a me importava solo che fossero in TE.

Stupidamente inamorato

8.Trama del tuo libro e link per l’acquisto

Si può amare senza dirlo? A qualcuno si deve sempre confessare il proprio amore, anche a delle lettere mai ricevute. Mai inviate per paura, o forse solo per stanchezza. L’amore stanca quando ad amare si è soli

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Intervista a cura di TRANQUILLI MARIA DONATA

SESTO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

La sala riunioni della Virdrop&Co veniva usata raramente, se non per le riunioni mensili sui target e per ricevere alcuni sporadici clienti solventi. Didi, Dalton, Ethan, Mina e Spiro erano stati convocati e si guardavano dubbiosi seduti attorno all’ampio tavolo in vetro temprato.

«Bene, posso cominciare. Abbiamo ricevuto una richiesta molto interessante da un gruppo religioso, una setta se preferite. Si fanno chiamare i morigerati, la loro sacerdotessa deve compiere un viaggio e ha bisogno di una scorta.» esordì Doc.

«Una scorta? Da quando ci occupiamo di questo? Siamo cacciatori, non dei fottuti valletti.» disse Spiro sprezzante.

«Siamo quello che conviene essere. Gli incarichi come sapete cominciano a calare e i cadetti stanno cercando di limitare le attività delle cooperative di cacciatori. I morigerati hanno offerto un bel compenso se concluderemo con successo la missione.» disse Doc.

«Noi non facciamo missioni di gruppo.» intervenne Ethan con tono serio e con il suo consueto sguardo imperscrutabile.

«Sono conscio che tutti voi amiate la gestione individuale degli incarichi, tuttavia questa volta sarà necessaria una cooperazione.» dichiarò Doc.

«Se non fossimo d’accordo?» chiese Dalton.

«Potete trovarvi tranquillamente un’altra cooperativa! La porta è sempre aperta.» disse Doc sbattendo la sua possente mano sul tavolo.

Tutti conoscevano il brutto carattere di Doc, le sue minacce non erano mai senza conseguenze. In quella stanza ognuno di loro aveva peccati da scontare e Doc se non altro era sempre disponibile a chiudere un occhio sugli errori del passato, a concedere un’opportunità a chi dimostrava di meritarsela.

«Litigare è inutile e poco proficuo. Noi non abbiamo né i mezzi né la formazione per fare un lavoro di scorta.» disse Mina.

«Ho caricato il programma di addestramento sui vostri SIP.» disse Doc riacquisendo il controllo.

Mina riusciva sempre ad essere diplomatica e ragionevole, Didi non capiva cosa avesse fatto di così terribile per essere finita alla Virdrop&Co. Dalton tamburellava con le dita sul tavolo, creando l’illusione di un finto disinteresse, mentre Spiro con la sua solita aria strafottente osservava Doc e gli altri con aria di sfida e scherno.

«Se dovessimo accettare tutti, chi coordinerà questo gruppo?» chiese Spiro.

«Pensavo di affidare il comando della missione a Mina, l’unica tra voi che mi sembra in grado di coordinare qualcosa. Mi stupisco che siate ancora tutti interi.» brontolò Doc sedendosi pesantemente su una sedia.

«Spetterebbe a me il comando Doc. Sono il cacciatore con più anzianità. Non esiste che prenda ordini da una ragazzetta.» ribatté Spiro.

Mina si risentì appena del giudizio e disse: «Spiro… tu sarai sicuramente il più anziano ma a differenza del vino mio caro tu non acquisti valore con l’età, direi proprio il contrario.» disse Mina.

Il pugno di Spiro verso Mina non si fece attendere, fu rapido ed inaspettato. La preparazione di Mina nelle arti di difesa corpo a corpo le permise tuttavia di scansare il colpo con facilità.

«Io voto per Mina.» disse Dalton ilare.

In quel mentre la porta si apri ed entrò nella stanza un essere gigantesco, alto almeno tre metri. Un tempo si trattava di un uomo, di cui tuttavia oggi restava ben poco. Orez era un androcob, costituito prevalentemente di parti bioniche e robotiche. Didi lo aveva sempre trovato inquietante e ripugnante, non sapeva che tipo di rapporti avesse con Doc.

«La riunione finisce qui.» disse Doc serio raggiungendo Orez sull’uscio ed avviandosi con lui verso il suo studio.

Spiro si alzò imbronciato e con l’aria di un cucciolo che medita vendetta se ne andò a sua volta.

«Allenati Spiro, altrimenti fra poco sarai tu a dover assoldare delle guardie del corpo.» disse Mina pungente.

«La compagnia è bella ma se abbiamo finito io andrei.» disse Dalton alzandosi placidamente seguito da Ethan che non sprecò parole inutilmente.

«Strano che questa volta non abbia detto la tua Didi, prevedevo fuoco e fiamme.» disse Mina stupita.

«Hai visto quanto offrono? Diciamo che quei soldi mi servono, avrei fatto una missione anche con Orez per una commissione del genere.» concluse Didi.

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QUINTO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

L’aeromobile della Virdrop&Co aveva finalmente preso il volo a cielo aperto, svincolandosi dai tunnel di sicurezza convenzionali.

«Sistemi di occultamento attivati. Pilota manuale inserito.» gracchiò la voce automatica della vettura.

Fu un atterraggio morbido senza particolari trepidazioni in quella che sembrava essere un’infinita radura disabitata.

«Sei sicura di sapere dove stiamo andando?» chiese Dalton titubante guardandosi attorno.

Didi sorrise e affrettò il passo sul terreno arido ed incolto senza dire nulla. Ad un tratto si fermò davanti ad una quercia alta e frondosa e rivolgendosi ad essa disse: «Il brivido è l’unica emozione.»

«Parola d’ordine accettata, autenticazione effettuata.» esordì una voce metallica automatica. Si aprì di conseguenza una sorta di botola poco distante dalla quercia con una lunga rampa. Didi e Dalton la raggiunsero ed arrivarono ad un ampio ascensore di metallo segnato dal tempo, probabilmente destinato ad un uso industriale piuttosto che al trasporto di esseri viventi. Il silenzio era rotto solamente dal cigolio metallico di quella vecchia scatola che a Dalton cominciava a stare stretta. Non vi erano specchi o particolari orpelli solo una luce al neon che di tanto in tanto sfarfallava ed una pulsantiera luminosa ad indicare i soli tre piani del complesso.

«Diciamo che è una scorciatoia, l’entrata per i piloti e per certi androcob molto pesanti.» disse Didi per spezzare l’imbarazzante silenzio. Dalton sorrise ma non disse nulla, come se avesse per un momento perso la sua caratteristica verve. Didi proseguì con tono serio: «Questa è sicuramente una delle bische più importanti. Ci sono molti sistemi di sicurezza e quindi si può dire che sia l’unica con una certa stabilità. Il circuito è uno dei più difficili e quello che vedi qui, rimane qui. Niente video o cose simili.»

L’ascensore finalmente ultimò la sua discesa per aprirsi in un’enorme officina. Giganteschi striker, org, ed androcob, tutti insieme intenti a chiacchierare, un insolito raduno pacifico dei principali senzienti.

«Didi è da tanto che non ti sssi vede qui.» disse sibilante un enorme striker femmina a giudicare dall’abbigliamento. Sulle lunghe antenne aveva dei grossi fiocchi fucsia, delle enormi ciglia finte le decoravano gli occhi neri e vacui, indossava una sorta di abito in tinta e fra le zampe anteriori reggeva una sorta di registro elettronico che consultava freneticamente.

«Lentina! Ciao bellezza, come stai? Che si racconta qui nella fossa?» chiese Didi abbracciandola come si fa con una vecchia amica.

Lentina ricambiò l’abbraccio e fissò con aria divertita Dalton che la osservava sbalordito. Poi chiese: «Chi è il tuo amico?»

«Lui è Dalton, è arrivato in città da poco.» dichiarò Didi.

«Capisco. Ciccina io non ti vedo segnata tra i piloti. C’è per cassso un errore? Da quando hanno cambiato le applicazioni…» disse Lentina in apprensione.

«No tranquilla. La Skeggia non è ancora pronta. Siamo qui in qualità di spettatori. Che mi dici? Chi danno come favorito?» chiese Didi avanzando tra la folla e seguendo Lentina che nel frattempo si era messa in moto.

«Mayo sicuramente è il favorito e ha delle buone quotazioni anche Tieres. Ora però ciccina devo andare, ho un milione di cose da fare. Ti ho assegnato i posti sullo spalto est, almeno lì non dovrai sopportare l’agro odore degli org.» disse Lentina facendosi largo tra la folla e sparendo ben presto dalla vista dei due.

Era uno spettacolo unico quello a cui stava assistendo Dalton: uno sciame di appassionati intenti a bere, mangiare e scambiare due chiacchiere con i piloti.

«Hai perso la lingua Dalton? Tutto bene?» chiese Didi al suo silenzioso accompagnatore.

Dalton annuì con aria poco convinta, non avrebbe mai ammesso di sentirsi come un bimbo che andava al luna park per la prima volta. Facendosi largo tra la gente, i due raggiunsero il loro posto sugli spalti. Uno stadio realizzato con estrema cura e precisione considerando che si trattava di un luogo proibito e clandestino. Davanti alle seggiole gialle e rosse vi erano dei piccoli monitor dai quali era possibile seguire la gara. Didi spiegò a grandi linee le regole della competizione compresa la possibilità di seguire il pilota sul quale si scommetteva. Il giro di soldi che coinvolgeva la bisca era notevole ed erano proprio le scommesse che permettevano a quel sistema di esistere.

«Dakno gestisce questo posto. Di rado si fa vedere. Molti anni fa era un pilota anche lui, uno dei migliori. Poi in un incidente ha perso un paio di zampe e fine dei giochi. Si è dato al management.» disse Didi euforica.

«Le zampe? Dunque questo posto è in mano agli striker?» chiese Dalton curioso.

«Certo. Hanno un ottimo senso degli affari e un assetto ideale per la corsa. Dovresti saperlo.» disse Didi.

«Da noi gli striker vivono solo nelle aree protette. Una sorta di zoo faunistico, non so se rendo l’idea.» dichiarò Dalton.

«Immagino. Non li troverai praticamente mai in città. Vivono nei campi sotterranei alla periferia di Megattica e si stanno arricchendo. I cadetti si preoccupano tanto di quello che accade in superficie e non hanno la minima idea di quello che succede sotto i loro piedi.» affermò Didi mentre decideva su chi puntare seccata dalla voce in diffusione che invitava a scommettere prima del suono della sirena. Suono che arrivò puntuale lasciando dietro di sé un silenzio irreale sugli spalti. Le trenta vetture in gara, ordinatamente allineate in funzione delle graduatorie preliminari, sfrecciarono roboanti. I primi contatti al limite del proibito non si fecero attendere. Una voce robotica illustrava l’andamento della competizione in tempo reale. Dalton era rapito dalla rapidità e dalla maestria con cui i piloti conducevano i loro aeromobili, come saettanti scarabei nell’aria. Grossi tunnel trasparenti simili ai canali di sicurezza, intervallatati da aeree in volo libero, erano stati costruiti nella profondità della terra. Avevano tuttavia poco a che fare con la sicurezza: al passaggio dei veicoli scatenavano ondate di fuoco, acqua, piogge di detriti e di sostanze colorate ed oleose, rendendo ancora più impervia e complessa la corsa. Venivano disattivati in alcuni punti del percorso i dispositivi di repulsione delle auto dando la possibilità ai piloti di scontrarsi. All’ennesima esplosione Dalton abbassò gli occhi, il suo pilota era andato.

«Stai tranquillo. Non è morto. Guarda, i parametri vitali sono a posto.» disse Didi indicando il monitor davanti a sé.

«Le mie finanze un po’ meno.» rispose Dalton ironico.

Il giro finale stava per concludersi e Didi stava già assaporando un piccolo gruzzolo in arrivo che avrebbe reso il suo ritorno in pista ormai prossimo.

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