Euphoria 3: quando il teen drama diventa qualcos’altro

Euphoria è una serie statunitense creata da Sam Levinson. Chi è arrivato a questo punto della visione conosce già bene la serie e i suoi personaggi.

Premetto che non sono una grande fan di questa produzione. Se penso alle serie iconiche della mia generazione, come Dawson’s Creek, Buffy the Vampire Slayer, Charmed, Beverly Hills, 90210, Xena: Warrior Princess o The O.C., qui ci troviamo davanti a un teen drama molto più estremo, che offre una visione borderline e spietata dell’adolescenza americana.

Se un vecchio adagio dice: “L’importante è che se ne parli”, Levinson sembra aver costruito gran parte del successo della serie proprio su questo principio: l’eccesso prima di tutto. Una scelta che, per certi versi, ricorda quanto fatto da Élite dopo la sua prima stagione.

Questa stagione, però, cambia completamente atmosfera. Si passa da un teen drama estremo a una sorta di esperienza visiva e narrativa che richiama atmosfere western e una rappresentazione della realtà volutamente grottesca, a tratti vicina all’immaginario di Quentin Tarantino. Le allegorie sono numerosissime, così come le immagini simboliche che richiamano passi biblici e temi legati alla colpa, alla redenzione e alla caduta.

L’ho trovata una stagione spiazzante. Non credo sia migliore o peggiore delle precedenti: è semplicemente diversa. A tratti lenta e contemplativa, a tratti frenetica e adrenalinica. Alcuni episodi mi hanno coinvolta molto, altri mi hanno lasciata più fredda.

Il cast è ben assortito. Uno dei pochi meriti che riconosco alla serie è quello di aver lanciato attori di grande talento, tra cui Sydney Sweeney e Jacob Elordi. In questa stagione, però, il personaggio di Jacob Elordi è decisamente in secondo piano rispetto alle stagioni precedenti.

Ho apprezzato molto Sydney Sweeney. Non tanto il personaggio di Cassie, che è il cliché della ragazza carina, bionda, superficiale e un po’ stupida, nello spazio che la contemporaneità le riserva, in poche parole dalla cortigiana a OnlyFans, ma per il suo potenziale, super evidente nell’episodio in cui, durante un’audizione, interpreta una scena di Antonio e Cleopatra di William Shakespeare. Un vero peccato che il sistema non cambi mai davvero e che, con la narrativa secondo cui la scelta di “vendere” la propria immagine e nudità sia libera, continui a regalare quello che il sistema vuole: la donna-oggetto. Non vi è una grande differenza, infatti, tra Pamela Anderson e Sydney Sweeney; solo che oggi, essendo certi contenuti molto più diffusi e accessibili, per far parlare di sé bisogna osare di più.

Zendaya, anche se so di andare controcorrente, non è un’attrice che mi ha mai colpito particolarmente. In questa stagione ha finalmente più occasioni per recitare e sostenere scene emotivamente importanti, ma ho trovato la sua interpretazione troppo allegra e bonaria, del tutto stonata rispetto al contesto, come fosse una bimba ingenua che saltella felice su un campo minato, incurante del pericolo.

Hunter Schafer, invece, trovo che incarni perfettamente il suo personaggio: sospesa tra ambizione, vulnerabilità e desiderio di affermazione, immersa in ambienti lussuosi ma freddi e vuoti. Alexa Demie mi piace come attrice, però ho trovato il personaggio di Maddy un po’ confusionario e non mi ha colpito particolarmente, al di là dell’impatto visivo. Mi dispiace che, ancora una volta, per entrambi i personaggi si sposi l’idea che la bellezza si accompagni per forza di cose a un’eccessiva magrezza, valorizzata da outfit ricercati e particolari, ma che possono stare bene solo ad attrici alte e magre.

Levinson propone una visione della realtà estremamente cupa, concentrandosi quasi esclusivamente su situazioni limite. In particolare, il modo in cui vengono rappresentate molte figure femminili finisce spesso per ricondurle alla prostituzione, alla mercificazione del corpo o a dinamiche molto simili. Una prospettiva che personalmente trovo riduttiva e anche abbastanza offensiva. A volte sembra quasi che le donne possano esistere soltanto attraverso questo tipo di percorsi, e questa è probabilmente una delle cose che più mi allontanano dalla sua visione narrativa.

In definitiva, questa nuova stagione propone qualcosa di molto diverso rispetto a ciò che era stata Euphoria agli inizi. È più simbolica, più autoriale, più sperimentale e anche più strana. Ne riconosco l’ambizione e alcune intuizioni visive davvero notevoli, ma resta una serie distante dalla mia sensibilità e non una di quelle che inserirei tra le mie preferite.

Redenzione un libro di Domenico Del Coco

SPAZIO ESORDIENTI 

L’ erede di Edith Wharton e Sibilla Aleramo

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Vi sono scrittori o autori che sono per uomini e vi sono scrittori per sole donne. Tematiche a volte pesanti ma con lo scopo sicuro di insegnare qualcosa degna della tradizione letteraria ottocentesca. Domenico Del Coco negli ultimi tre libri ha cambiato la sua espressività. Non vi è nulla di autobiografico. Nei suoi libri si capisce il suo distacco nel raccontare aspetti della sua vita personale. Crea personaggi talvolta indimenticabili come le donne repubblicane de Il Quaderno di Madrid (Uscito solo formato e-book da Gilgamesh ma in cartaceo avrebbe spopolato tra gli studenti del liceo) e la madre di Esteban Puccini personaggio chiave de Nessun Amore Più Grande uscito a Gennaio del 2016. Ma Domenico scrive e tanto. Colpisce la lettrice il suo ultimo Redenzione uscito a Settembre sempre per Cavinato. Ovviamente oltre all’e-book aspettiamo una versione cartacea per poter sottolineare parti di quel libro che non è altro uno spaccato dell’Italia contemporanea. Redenzione è un libro scritto da un ragazzo poco più che trentenne per le donne. Vi è un tema scottante e pesante. La violenza di genere. Una delle protagoniste è vittima di quella violenza maschile. O meglio della possessione maschile nei confronti delle donne.

Domenico si distingue dagli altri autori. Crea personaggi reali e quotidiani. Il padre che picchia il figlio o il ragazzo che violenta la propria fidanzata o litigi pesanti tra fratelli. Rappresenta uno spaccato di un’Italia violenta dove in primis i femminicidi o la violenza di genere sono le uniche risposte all’attuale società. Il tema della famiglia già era presente in Nessun Amore Più Grande ma con Redenzione viene messo in risalto la verità nascosta dentro alle quattro mura. Non un libro leggero. Nessuno dei libri di Domenico sono leggeri. Le sue tematiche sono talmente forti che implicano concentrazione nella lettura per capire le dinamiche degli eventi trattati. Non un libro leggero ma sicuramente un libro adatto alle donne o meglio scritto per le donne. I protagonisti di Redenzione sono “Piccole Donne” e “Piccoli Uomini” dove i vari protagonisti aspirano a un risultato autentico. L’amore viene narrato alla Wharton ma le figure femminili ricordano la Aleramo e perché no? Anche la Alcott però per adulte e adulti. Il suo spazio letterario non è improvvisato o superficiale. È una ricerca della psiche umana oggi. Ma è anche una ricerca degli equilibri affettivi della famiglia. Un libro intriso di etica che verrà ripreso spesso. Forse perché c’è uno strano senso del dolore. È il dolore che fa crescere, che regala uno sguardo acuto, che spazza via la mediocrità e le menzogne? In un certo senso sì, proprio così. Nel dolore ci sì può perdere per affogare nell’umiliazione per poi cercare la Redenzione. E trovare infine la pace tanto ambita…

BUONA LETTURA  …

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