Le Origini di Cruel Intentions: Da Laclos a Oggi

Cruel Intentions è una serie TV prodotta da Phoebe Fisher e Sara Goodman, ispirata all’omonimo film del 1999. Tuttavia, le origini di questa storia sono molto più antiche, risalendo al romanzo epistolare Le relazioni pericolose di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, scritto nel 1782. Il fatto che ancora oggi ci ritroviamo a raccontare le stesse storie dimostra come, sebbene cambi la forma, la sostanza rimanga invariata. La promessa del “volere è potere” è spesso una favola, al pari di Babbo Natale e della Fata dei denti. Chi appartiene all’élite vi resta, mentre chi è fuori non può fare altro che osservare, se non essere vittima delle dinamiche di potere che si sviluppano tra i più privilegiati. La serie ambienta la storia in un campus universitario americano, con le confraternite al centro delle vicende. Questi gruppi, presentati come lobby di potere, raccolgono giovani rampolli di famiglie benestanti che, per noia, diletto o traumi irrisolti, si dedicano a giochi perversi di seduzione e manipolazione.Nel film del 1999, l’antagonista considerava l’amore la debolezza più grande, una visione condivisa dal fratellastro Sebastian. La serie tenta di ripercorrere queste dinamiche, ma lo fa con minor intensità. Non si comprende, ad esempio, il motivo dietro i video realizzati da Lucien (nuovo nome di Sebastian) per la sorellastra. Inoltre, gli otto episodi risultano a tratti noiosi e ripetitivi. A confronto, il film originale del 1999 è decisamente più incisivo, riuscendo a raccontare una storia molto più intensa in soli 97 minuti.Ho notato, inoltre, che, a dispetto del tempo che passa, la concezione maschilista non sembra essere mutata più di tanto, poiché, per quanto Lucien nel film possa sembrare depravato, il suo comportamento passa alla fine per “eroico”, mentre una ragazza nella stessa posizione, ancora oggi, non avrebbe la stessa sorte.Detto questo, mi sento anche di fare un richiamo al film d’epoca Le relazioni pericolose (1988), diretto da Stephen Frears, che si distingue per la sua fedeltà al romanzo originale e vanta un cast eccezionale: Glenn Close, John Malkovich e Michelle Pfeiffer regalano interpretazioni memorabili, conferendo al film intensità emotiva ed eleganza. Personalmente, tengo molto a questa recensione perché sono una fan di questa storia e delle sue innumerevoli reinterpretazioni. La trovo affascinante per la sua capacità di analizzare i giochi di potere e seduzione all’interno dell’élite, mostrandone il lato più oscuro e controverso. Vale la pena guardare questa serie, ma soprattutto esplorare le versioni precedenti per capire come, almeno nei film (o nei romanzi), la giustizia sembri vincere sempre, o quasi.

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Recensione di Animali fantastici – I segreti di Silente

Animali fantastici – I segreti di Silente è il terzo film della saga. Newt Scamander, timido e schivo zoologo magico è nuovamente al centro delle vicende. In questa pellicola si andranno a mettere in ordine i tasselli lasciati in sospeso nei film precedenti, tra cui l’identità di Credence e la natura del rapporto che lega silente al famigerato Grindelwald. Questa saga, spin-off della serie di Harry Potter e dunque dichiaratamente destinata ai bambini, impiega tuttavia un cast di soli adulti, non è così chiaro il segmento di pubblico a cui è rivolta e quando si sta nel mezzo si può dire e non dire, pertanto i sentimenti sono sempre mostrati in maniera accennata e casta, quasi platonica. Il protagonista è fin troppo sotto tono, non riesce ad appasionare il pubblico, lasciando ovviamente la scena a personaggi più carismatici come Silente, che tuttavia è brillante ma imperscutabile. Si soffre la grande assenza di Johnny Depp nel ruolo di Grindelwald che Mads Mikkelsen interpreta bene se si matura l’idea di assistere a una strana versione di House of Cards. Il regista David Yates punta molto sugli effetti speciali e sui duelli spettacolari per ravvivare una trama sterile, confusa e priva di originalità. I personaggi più vincenti a questo punto sono gli animali, in particolare Pickett l’insetto stecco e Teddy, lo “snaso”. Nel complesso ovviamente una pellicola che si fa guardare, fosse solo per sindrome astinenza dal mondo magico della Rowling.

Dark (Segreti di Winden) una serie di Baran bo Odar

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Dark è una serie televisiva tedesca che parla di viaggi nel tempo e degli effetti paradosso a essi connessi. La storia si sviluppa in un piccolo paese tedesco chiamato Winden, in cui tutti gli abitanti si conoscono e ognuno di essi cela qualche oscuro segreto. Tutto inizia con la sparizione del piccolo Mikkel all’interno della foresta che circonda la centrale nucleare della cittadina e al ritrovamento di un corpo orribilmente mutilato di un altro bambino con indosso gli abiti di un’altra epoca. Ulrich Nielsen, ispettore di polizia del paese, non può che rammentare che anche suo fratello sparì misteriosamente 33 anni prima senza lasciar alcuna traccia. Con l’evolversi della storia scopriamo che tutte le famiglie sono in qualche modo collegate tra loro e che il destino pare non essere in alcun modo mutato a prescindere dalle azioni dei personaggi. Gli episodi sono ben strutturati e creano la giusta suspence. Come spesso accade in serie del genere molti sono gli elementi che vengono messi in gioco e quindi solo una parte degli stessi troverà una spiegazione. Si è trattata tuttavia di una serie che mi ha appassionato moltissimo e che si esaurisce in poco tempo se si resta colpiti. Per gli amanti del genere merita la visione.

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After un film di Jenny Gage

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Il film è ispirato all’omonimo romanzo scritto dall’autrice americana Anna Todd, fenomeno letterario sbocciato su Wattpad. Inutile dire che la storia in sé è davvero super banale e scontata. Sono conscia che si tratta di un teen movie alla stregua di Tre metri sopra il cielo, ma moltissimi film dello stesso genere come per esempio Kiss me o Dieci cose che odio di te, hanno un appeal differente. Il personaggio a mio avviso meno riuscito è Hardin Scott, che del classico ragazzaccio maledetto che porterà la povera e sprovveduta verginella alla perdizione ha ben poco se non i tatuaggi e le giacche di pelle nera: legge i classici femminili e fatta eccezione per scatti d’ira appena abbozzati è un bravissimo ragazzo. C’è da dire che molte storie di questo genere nella trasposizione cinematografica perdono moltissimo, poiché non è possibile leggere le emozioni dei protagonisti se non tramite l’interpretazione degli attori. Non avendo ancora letto il romanzo, non posso dire se questo è il caso, ma sicuramente il film non invoglia alla lettura. 

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Perfetti sconosciuti un film di Paolo Genovese

NON FIDARSI È MEGLIO

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Una storia semplice, quotidiana, quasi ordinaria. Un gruppo di amici di vecchia data si ritrova per una cena di gruppo. Ormai oltre la trentina sono quasi tutti sposati, fidanzati o con figli. Si percepisce sin dall’inizio che dietro ai sorrisi tirati, ogni famiglia nasconde i suoi problemi, tuttavia  nessuno ne parla. Ogni cosa resterebbe così immutata, in bilico su un precipizio di verità dette e non dette se non fosse che Eva (casuale il richiamo biblico?) propone una sorta di gioco della verità “evoluto”: ogni commensale avrebbe dovuto condividere con il gruppo messaggi e chiamate ricevuti durante la cena. La trama è molto interessante, tuttavia il suo sviluppo appare surreale, non tanto per le verità nascoste che verranno a galla, ma più per la concomitanza degli eventi. Gioiellieri, tecnici di PC, amanti e parenti tutti a telefonare o a scrivere dopo le 22.00 di sera, molto improbabile se non impossibile. A parte questo, con l’evolversi della cena, le vite dei protagonisti si rivelano tra l’apatia e la noia della vita coniugale o genitoriale, mostrando come ogni equilibrio sia maledettamente instabile e coloro i quali ricoprono i ruoli di migliore amico o compagno di vita si possano rivelare in pochi attimi dei perfetti sconosciuti.

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