Per me leggere è evasione, svago e divertimento pertanto non amo moltissimo i libri di auto-aiuto o simili. Negli anni tuttavia ne ho presi diversi ma di rado sono arrivata a leggerli nella loro interezza questo perchè spesso i consigli che vengono dati sono troppo astratti e poco pratici. Benchè anche questo testo per certi aspetti non sia diverso ne ho apprezzato l’idea di usare i film come strumento neutro di comunicazione. Vedere dei film che trattano questa fase di vita diventa in primo luogo un buon momento per passare insieme del tempo e uno spunto concreto per aprire un dialogo costruttivo su certi argomenti o comportamenti.Devo inoltre confessare che dopo la lettura mi sento più tranquilla poichè certi comportamenti che trovavo inspiegabili in mio figlio sono stati puntualmente giustificati dal testo, ho così realizzato che gli stessi non sono il frutto di una “cattiva” educazione ma di una normale fase dello sviluppo. Lo consiglio dunque a chi ha un figlio o una figlia in questa fase d’età (fascia che nel testo viene fatta coincedere con l’inzio delle medie ma che in certi casi può avvenire un pò prima o un pò dopo),non perchè sia una bacchetta magica o doti di pazienza supplementare che non guasterebbe, bensì perchè in grado di sciogliere certi dubbi e lacune su una fase di vita poco discussa ma molto significativa per la formazione dell’individuo.
One Piece è una serie televisiva nippo-statunitense del 2023 creata da Matt Owens e Steven Maeda ispirata dalla serie manga di Eiichirō Oda. Quando ho realizzato che ne avrebbero fatto un live action ho pensato che il rischio di assistere a uno scempio fosse altissimo. I registi sono stati invece bravissimi e hanno selezionato il cast perfetto e investito in effetti speciali ben fatti. I personaggi sono molto somiglianti a quelli dei fumetti e vi è stata un’attenzione particolare ai trucchi e ai costumi. Monkey D. Luffy (Iñaki Godoy Jass), il protagonista della storia, è un eterno Peter Pan, un bambino grande che vive del suo sogno assurdo di diventare il re dei pirati e trovare il famigerato tesoro di Gold Roger, il One Piece. Questa condizione lo salva dalle brutture della realtà e gli fa mantenere positività nei confronti della vita. In questa prima serie Luffy recluterà i componenti della sua ciurma risvegliando in oguno di loro il bambino interiore sopito. Oltre ai compagni di avventura di Luffy, ne ho apprezzato molto anche gli antagonisti in particolare, Bagy il Clown e il capitano Arlong. In questa serie si assiste alla vera magia del live action, un cartoon che prende vita. Pur non essendo mai stata una grande fan della serie animata, devo dire che questo telefilm a dispetto della trama un pò semplicistica, strampalata e priva di una vera coerenza interna, mi è piaciuto moltissimo e sono dispiaciuta che la seconda stagione sia ancora in fase di lavorazione.
Il racconto dell’ancella è una serie televisiva statunitense del 2017, ideata da Bruce Miller e basata sul romanzo omonimo del 1985 dell’autrice canadese Margaret Atwood. Racconta la storia di June Osborne in un futuro distopico recente in cui in una parte dell’America prende il potere una perversa setta religiosa che fonda la Repubblica di Gilead. In questa area vigerà un regime totalitario e teocratico basato al bisogno sui testi del vecchio testamento. Un posto da incubo dove le donne vengono messe ai margini della società e suddivise in quatto gruppi: le mogli, le marte, le zie e le ancelle. Le mogli sono le padrone di casa, ma in quanto donne non possono leggere nè lavorare: il loro compito è gestire la casa e in particolare il loro personale non retribuito. Le marte sono delle domestiche a 360 gradi che si occupano di tutte le faccende. Le ancelle, come la protagonista, sono delle madri surrogate che vengono inserite nelle famiglie che non riescono ad avere figli e hanno rapporti non consensuali con il padrone di casa al fine di restare incinte e avere un figlio per conto della famiglia ospitante. Le zie hanno il compito di formare le ancelle, con metodi crudeli e spietati, incluse mutilazioni al fine di scoraggiarne fughe o comportamenti indesiderati. In questo futuro la razza umana si sta estinguendo e Gilead si è posta l’obbiettivo di ripopolare il mondo grazie a questo sistema estremanete maschilista e frugale. Gilead afferma che la colpa di questo stop demografico è delle donne che hanno perso di vista il loro scopo e pertanto per salvare l’umanità è necessario tornare alle origini. Oltre a rapire donne “fertili” per farne delle ancelle il regime ha anche rapito i bambini che le donne già avevano assegnandoli arbitrariamente ad altre famiglie devote alla causa. June viene rapita assieme alla figlia e da quest’ultima separata per essere inviata al centro rosso, dove zia Lyda avrà il compito di formarla come ancella. La storia inizia quando June, ribattezzata Dfred, viene assegnata alla famiglia Waterford, una delle più in vista poichè tra le ideatrici di Gilead. I coniugi sono molto crudeli e manipolitavi e faranno di tutto per far sì che June dia loro un figlio.Una serie molto ben fatta con un cast di primo livello, molto d’effetto la fotografia, alcune riprese sembrano opere d’arte. Brava Elisabeth Moss nel ruolo non semplice di June ma in questo caso non c’è nessun attore fuori luogo, mi sono piaciuti praticamente tutti. Credibili e spietati, ma anche contorti con momenti di debolezza, vulnerbilità e dolcezza, capaci di smorzare la rabbia dei loro aguzzini. Una storia dove benchè sia evidente chi siano i buoni e chi i cattivi, trapeli come traumi e violenze siano contagiosi al pari del peggiore dei tumori. Per coloro che amano il genere trattasi di un’ottima visione. Certo la sospesione di credulità viene un pò meno più la serie va avanti tale da renderla a tratti noiosa e ripetitiva ma comunque vale la pena di essere vista.
Trattandosi di un film di Christopher Nolan e avendo al timone un interprete come Cillian Murphy non si può che parlare di grande cinema, impegnato e ben girato. Devo ammettere però che le mie aspettative erano elevate e nel complesso sono rimasta un pò delusa. Troppi nomi, troppi tecnicismi e soprattuto esagerata la durata per i contenuti proposti, la pesantezza si percepisce dalle prime battute. Il film è un manifesto della stupitidtà umana e di come Dante forse si sbagliasse nell’esaltare la spasmodica ricerca della conoscenza poichè in mano alle persone sbagliate la stessa può diventare pericolosa. Una specie la nostra che raduna le menti più brillanti per creare una bomba, per distruggere, uccidere e non per costruire ed esaltare la bellezza di un pianeta vitale come il nostro. Vi sono 8,7 milioni di specie viventi sulla Terra e ci si concentra a cercarle altrove piuttosto che preservarle qui dove già sapiamo che ci sono. Una lotta per una supremazia idiota e dannosa, il potere in mano sempre alle persone sbagliate prive di empatia e umanità. La stessa storia che si ripete in un loop di continuità ancora attuale in cui chi muove i fili lo fa nel peggiore dei modi. Ciò che vale la visone? Quell’unica battuta degna di nota proposta nel finale.
La sposa scomparsa è il primo volume della saga “I delitti del casello” scritta da Rosa Teruzzi. La storia mette al centro dell’azione tre donne molto diverse. Mamma Libera, Nonna Iole e la nipote Vittoria. Tutto inizia da un caso irrisolto, una giovane donna scomparsa e una madre senza pace. La protagonista tuttavia non è un’addetta ai lavori ma una fioraia, che s’improvvisa detective. Ho trovato le descrizioni di Milano affascinanti e i personaggi molto ben caratterizzati e originali. Le vicende per buona parte della narrazione sono dipinte con una leggerezza che rallenta e dà poco mordente alla storia che tuttavia verso la fine diventa più intrigante. L’attenzione all’amor cortese, figlio di un’altra epoca, non è comune in questo tipo di narrativa e in questo ci vedo l’impronta di una marcata sensibilità femminile, ma anche la speranza di un mondo che può vivere di bellezza e di sinergia familiare femminile mantenendo il suo candore, come i bouquet che Libera compone per le sue sposine. Non ho provato simpatia per tutti i personaggi, tuttavia ho apprezzato Libera stessa, che si trova in quell’età difficile da vivere in cui non si è più giovani ma nemmeno vecchi. Superba nonna Iole che con il suo modo di fare rende allegra e giocosa la storia. Un po’ troppo marginale e antipatico il personaggio di Vittoria. Non mi ritrovo nella frase di Picozzi, che le definisce come tre scatenate detective, poichè la protagonista del romanzo è Libera e le cose sono viste principlalmente dal suo punto di vista e l’unica ad essere scatenata delle tre è in fondo nonna Iole. Un romanzo che ho letto con piacere e che mi sento di consigliare.