

“La libreria dei gatti neri” è un romanzo di Piergiorgio Pulixi, scrittore sardo noto soprattutto per la stesura di numerose saghe noir. Nel panorama letterario contemporaneo, più che in passato, per restare sulla cresta dell’onda e vivere di scrittura, bisogna pubblicare molto e spesso. In questo meccanismo produttivo, può capitare che la fantasia vacilli e che i testi perdano in sostanza e profondità. Questo è il secondo libro che leggo di Pulixi, e mi è parso evidente che, prima ancora di essere autore, sia un grande lettore. Una qualità che gli ha reso facile ideare il personaggio di Marzio, burbero eroe dal cuore tenero, una sorta di cioccolatino tosto con un ripieno morbido e succulento che pochissimi riescono ad assaporare davvero. Ho colto anche una sottile vena di arroganza – forse involontaria – tipica di certa cultura autocompiaciuta: un atteggiamento comune a molti autori del genere, che a parole sembrano appartenere a un’élite, ma poi nei fatti cadono in errori banali e grossolani. Il romanzo parte in modo aggressivo: il primo capitolo ti scaraventa subito davanti a un dilemma crudele, un “gioco delle torri” che nessuno vorrebbe affrontare. Ma col lo scorrere del testo , la storia perde di plausibilità. Per quanto lo stile sia scorrevole, la narrazione scivola via come una valanga di banalità e incongruenze. L’unica speranza, a questo punto, è che nella realtà le indagini non vengano mai svolte come in questo romanzo, altrimenti si spiegherebbero le miriadi di errori giudiziari. I colpi di scena sono deboli, e il finale corre troppo in fretta. Non posso ovviamente soffermarmi troppo sui dettagli, per evitare spoiler, ma nel complesso non l’ho trovato né zuppa né pan bagnato: o sei un thriller, o non lo sei. Una partita a Cluedo, forse, avrebbe avuto maggiore coerenza. Detto questo, ci sono anche aspetti che ho apprezzato: lo spazio dato al romanticismo, e la caratterizzazione di alcuni personaggi.


