CAMBIA LE TUE STELLE


Siamo nel 2045, le condizioni di vita dell’umanità vanno peggiorando. La maggioranza delle persone è in povertà, senza nessuna prospettiva per un futuro migliore. In una realtà simile trova terreno fertile l’invenzione del geniale James Halliday: Oasis. Molto più che un gioco, una realtà virtuale in cui chiunque può essere ciò che vuole, in cui l’unico limite è la propria immaginazione. L’evasione dalla vita reale diventa così gratificante e immersiva così che l’identità di ciascuno si confonde con quella del proprio avatar. All’interno del gioco si può fare di tutto, trovare un lavoro, costruire vere e proprie amicizie e relazioni sentimentali fino al paradosso di condizionare massivamente la vita reale dei partecipanti. Quello che però sconvolgerà il mondo del gioco è l’ultimo regalo di Halliday prima di morire, l’ultima sfida, una difficilissima ricerca di tre chiavi magiche che condurranno al ritrovamento dell’uovo d’oro e all’opportunità di rilevare la proprietà di Oasis, ossia il business più redditizio del pianeta. Sulla scia del sogno americano, per cui tutto è possibile, anche il giovane Wade Owen, povero orfano che vive nei ghetti della sua città, ha l’opportunità di risolvere l’enigma e cambiare le sue stelle. Non c’è tuttavia da stupirsi se dove c’è business ci siano sempre squali e sciacalli disposti a tutto pur di accaparrarsi denaro e potere. Owen dovrà quindi fare i conti con il perfido Nolan Sorrento e la sua società milionaria che vuole a tutti i costi rilevare Oasis.
Un film coinvolgente con buoni effetti speciali. Il futuro postulato da Ernest Cline, autore del romanzo a cui è ispirato il film è visionario e plausibile. Forte è la denuncia dell’alienazione sempre più dilagante, come la paura dei “veri” rapporti sociali, in cui nessuno sembra sentirsi all’altezza e preferisce celarsi sotto una falsa identità. Nei fatti si tratta di un teen movie vista l’età dei protagonisti e la maggior familiarità verso il mondo dei videogiochi. Bello il messaggio e l’epilogo che tuttavia a mio avviso trasforma il tutto in una stucchevole fiaba moderna, non così plausibile come piacerebbe credere.