

House of the Dragon è una serie Tv statunitense, tratta dai testi di George Martin. Gli appassionati del genere hanno atteso con ansia questa serie, poichè ormai orfani di Game of Thrones smaniavano per un ritorno nei sette regni. House of the Dragon è ambientato duecento anni prima rispetto la nascita di Daenerys Targaryen. In quest’epoca la casata dei Targaryen ha tra le sue mani il controllo di Westeros grazie ai suoi draghi. Re Viserys I siede sul trono e si mostra come un sovrano pacifico ed equilibrato ma anche debole e malato. Viserys ha una figlia, Rhaenyra, spinto tuttavia da un sogno premonitore è alla disperata ricerca di un erede maschio per succedergli una volta venuto a mancare e garantire stabilità al regno e alla sua casata. Le cose però non vanno come sperato e l’amata moglie del re muore di parto. Viserys, una volta vedovo e pentito di aver cercato l’erede maschio a tutti i costi, nomina la sua unica figlia Rhaenyra come sua erede, una rarità in un reame a stampo marcatamente patriarcale. L’ambizioso primo consigliere del re, Otto Hightower, ha tuttavia altri piani per il prestigio della sua casata e induce il re a risposarsi con sua figlia, la giovane e bella Alicent, coetanea e amica di Rhaenyra. La prinicipessa tuttavia non prende bene questa novità, si sente tradita dalla sua amica che è andata a prendere il posto di sua madre e che con i suoi figli rischia di minare la sua pretesa al trono. House of the Dragon ha il merito di far riassaporare le atmosfere di Game of Thrones tra spettacolari scenari, maestosi draghi e formidabili costumi. Sin dal principio ho trovato strana la scelta di concentrarsi sulla vita di Rhaenyra avendo a disposizione tutto un mondo, che lascia ancora dubbi e disappunto nei fan, come ad esempio l’origine degli estranei. Tuttavia avendo scelto questo stralcio della storia, di molto semplificata e scarna rispetto a Game of Thrones, mi aspettavo una realizzazione di caratura nettamente superiore. In soli dieci episodi viene fatto un inutile quanto spiazzante salto temporale in cui parte rilevante della storia viene ranzata via senza troppe spiegazioni e viene adotatto un cambio di cast discutibile poichè ad invecchiare sembrano essere solo Rhaenyra, Alicent e i fratelli Velaryon mentre personaggi come Daemon e Criston sembrano addiritura ringiovanire ne corso degli episodi. Vi sono poi le stelle cadenti, ossia personaggi come la prima moglie di Deamon o l’amante di Rhaenyra che non lasciano quasi il tempo allo spettatore di capire il senso della loro esistenza nella storia. La presenza di tutti questi bachi ed errori grossolani abbruttisce di molto la serie, che sembra confezionata giusto per dare qualcosa in pasto al pubblico senza metterci il giusto impegno. Molti episodi finiscono con un nulla di fatto lasciando una spiacevole sensazione d’irrisolto tanto da non sembrare nemmeno dei cliffhanger ma delle troncature insensate. Il cast tuttavia a dispetto di una regia discutibile è molto convincente, soprattuto il personaggio di Daemon, interpretato dal talentuoso Matt Smith. Rhaenyra mi ha convinta molto di più in prima battuta quando interpretata da Milly Alcock, Emma D’Arcy per quanto bellissima e calata nel ruolo, dà al personaggio un taglio molto diverso, più dolce ed emotivo, caratteristiche non proprie del personaggio iniziale.



