Recensione La vita intima di Niccolò Ammaniti

La vita intima è il primo romanzo di Ammaniti che leggo. Mentirei se dicessi che non mi ha preso poiché l’ho letto a una velocità supersonica, ma l’epilogo mi ha lasciato decisamente perplessa: c’è stato un taglio netto e impensabile dopo il castello che era stato costruito per il lettore, che può spiazzare e deludere, benché a caldo possa essere la chiave di lettura del romanzo. L’autore è sarcastico e ironico, qualità che rendono la lettura leggera ma non superficiale. La trama di per sé è molto semplice e, benché il personaggio di Maria Cristina sia a tratti un po’ troppo naïf, è comunque abbastanza credibile. Inizialmente ero convinta che l’obiettivo di Ammaniti fosse prevalentemente quello di parlare del disagio che anche i ricchi soffrono, ma in realtà non fa solo questo. L’autore gioca molto sui tranelli della psiche e su come spesso le prigioni più invalicabili siamo noi stessi a costruirle, più o meno dorate che siano.Un romanzo anticonvenzionale e profondamente introspettivo che mostra come, con paranoie e dubbi, si possa davvero scrivere un libro.