Jumanji: The Next Level un film di Jake Kasdan

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Il fratello di Alex trova un vecchio e misterioso gioco in scatola sulla spiaggia, lo porta a casa e chiede al fratello di giocarci. Siamo alla fine degli anni ’90 e ormai le console hanno con prepotenza abbattuto la concorrenza di ogni altro tipo di gioco. Jumanji decide così di cambiare e di trasformasi in un gioco per console. Alex risvegliato dal sonoro rullo di tamburi che caratterizza il gioco decide di provarlo e sparisce all’interno del gioco. Molti anni dopo un gruppo di ragazzi tra loro molto diversi si troverà in punizione in un’angusta aula piena di cose vecchie e troverà il mistico gioco. Inizia così una nuova avventura, questa volta in modalità video game. Ovviamente il primo Jumanji  diretto da Joe Johnston, con al timone Robin Williams, è stato un capolavoro e un cult del cinema. L’idea di base del primo film fu  originalissima, molteplici e di grande impatto i momenti di tensione. Questo secondo capitolo pertanto pare quasi una parodia del primo, tuttavia per chi è cresciuto nell’era delle console, un pò fa sorridere e non è una visione del tutto da evitare. Permane la morale della squadra e del viaggio dell’eroe, che nel gioco riscopre sé stesso e le proprie qualità, senza prescindere dall’unione di squadra. Quasi assenti i momenti di tensione, ogni evento in questo contesto pare del tutto plausibile e prevedibile, trattandosi di realtà virtuale. 

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“Meglio di noi” una serie di Andrey Junkovsky

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Meglio di noi è una serie tv sci fi russa disponibile sulla piattaforma Netflix. Il regista Andrey Junkovsky partendo dalle tre leggi della robotica postulate da Isaac Asimov nel romanzo “Io robot”, crea un futuro non troppo lontano dal nostro dove gli androidi sono inseriti normalmente nel contesto sociale, dando supporto all’umanità nei campi più disparati. Leader nella produzione di sexy robot è la CRONOS, gestita dell’arrogante e dispotico Viktor Toropov. Il magnate non è tuttavia soddisfatto degli androidi della sua azienda, molto limitati da un punto di vista dell’empatia e al fine di impressionare suo suocero, vero leader della società, ordina dalla Cina un prototipo sulla carta eccezionale, creato per sopperire anche alle funzioni più delicate. Arriva così alla CRONOS la bellissima Arisa, primo robot in grado di eludere le tre leggi e nuocere ad un essere umano. A causa di un brusco e brutto risveglio Arisa si vedrà costretta a difendersi e a fuggire, trovando nella piccola Sonia il suo utente principale. Per motivi che verranno ampiamente spiegati nella storia, il padre di Sonia e Toropov hanno un pesante passato in comune e la scelta di Arisa condizionerà la vita di tutti. Benché le fortuite coincidenze che danno vita agli eventi sono davvero troppe per essere plausibili, la serie resta comunque interessante e avvincente. Bravissima e avvenente l’attrice Paulina Andreeva nel ruolo di Arisa, che spesso fa sorgere il dubbio che vi sia un vero e proprio robot oltre lo schermo. Un telefilm che ho visto con piacere e che spero venga rinnovata per una seconda serie. 

Klaus – I segreti del Natale un film di Sergio Pablos

MAGICAMENTE ORIGINALE 

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Jesper è il tipico figlio di papà, abituato agli agi e ai privilegi della classe benestante. Il padre del ragazzo prova in tutti i modi a inserire il figlio all’interno delle poste, dove lui stesso ricopre un ruolo di grande importanza. Jesper tuttavia non ne vuole sapere di lavorare e di faticare e ogni ruolo sembra inadatto al ragazzo. Il padre esasperato dal comportamento smidollato del figlio decide di punirlo e spedirlo in un remoto paesino immerso tra i ghiacci, dove a differenza degli altri paesi il servizio postale non riesce a decollare. Jesper con la speranza di ritornare ai fasti e agli agi proverà il tutto per tutto per far come si deve il suo lavoro spingendo gli abitanti del remoto paese a scrivere e spedire lettere. Paradossalmente grazie ai bambini e a un solitario  boscaiolo di nome Klaus, che ha talento nella fabbricazione dei giochi, darà il via a una tradizione che ancora adesso è seguita dai piccoli di molte parti del mondo. La cosa più difficile oggi come oggi è avere un’idea davvero originale, Sergio Pablos al suo debutto come regista a mio avviso ci riesce dando alla leggenda di Babbo Natale un taglio nuovo, plausibile e interessante. Ogni elemento è molto curato e non manca la morale più importante che sta dietro al gesto del regalo e del Natale stesso, poiché non è solo in questo periodo che si diventa più buoni, ma lavorando insieme e cooperando per raggiungere un nobile obbiettivo comune. Nella storia manca difatti l’eccessivo buonismo e la leziosità che solitamente caratterizzano questo genere di film rendendolo così non stucchevole e godibile. Un film d’animazione bello anche per gli adulti. 

I Am Mother un film di Grant Sputore

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Una realtà distopica, in cui l’umanità è solo un ricordo. Un laboratorio, un androide e lei, l’unica della sua specie, l’ultimo essere umano. Figlia e Madre. Nessun nome,  tanta disciplina, studio ma anche una parvenza di reale e disinteressata dolcezza. Figlia cresce rapidamente e come insito nell’animo umano inizia a risentire della forzata solitudine e comincia a dubitare e a sperare di non essere l’unica. Figlia inizia a sospettare che Madre non le abbia raccontato la verità sulla fine degli uomini così decide di contravvenire alle regole del droide e prova a uscire dalla sua prigione, fatta di metallo e luci intermittenti, in cui tuttavia non mancano cibo e sicurezza. Un film con un inizio interessante e promettente, coinvolgente e a tratti lievemente ansiogeno. Una lezione di diffidenza e di condanna verso una specie egoista e parassitaria come la nostra. Il finale, sfortunatamente si fa un pò confuso e il ruolo di Hilary Swank è poco credibile e scarsamente definito. In pratica l’attrice sembra messa lì come specchietto per le allodole per richiamare l’attenzione del pubblico. Il cast, sebbene ridotto all’osso comunque non mi è dispiaciuto ma è proprio la storia che si allunga su punti non essenziali e taglia dove sarebbe stata necessaria una spiegazione maggiore. 

What/If una serie di Mike Kelley

AD OGNI COSTO, MA CON AMORE 

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What/If è una serie thriller statunitense nata dall’ingegno di Mike Kelley.  La protagonista femminile Lisa, interpretata dalla talentosa Jane Levy (che visivamente ricorda moltissimo la collega Emma Stone) giovane, dolce e brillante scienziata, scopre una formula rivoluzionaria per curare il cancro. Mossa da nobili ideali, investe tutta sé stessa in questo progetto. Il  sistema capitalistico  americano, manovrato dai poteri economici forti delle case farmaceutiche, non vede di buon occhio la scoperta di Lisa e cerca di affossarla sul nascere, sotto il falso movente dell’etica negando i fondi per il suo sviluppo. Quando tutto sembra perduto subentra nella vita della protagonista la nota e spietata imprenditrice Anne Montgomery (interpretata da Renée Zellweger) che fa alla ragazza un’offerta molto strana e ambigua, a fronte di un ingente investimento. Ribaltando e ampliando notevolmente l’idea già usata nel noto film anni ’90 Proposta indecente di Adrian Lyne, Kelley crea una trama molto ben strutturata dove nulla è causale. Vengono anche sviluppate delle story line secondarie e indipendenti all’interno della serie, in particolare quella tra Angela, il marito di lei e l’ ex amante di quest’ultima, quasi a creare un parallelismo tra il peggio del maschile e femminile, in cui basta una scelta sbagliata per attivare un circolo vizioso di grande sofferenza. Storie avvincenti sotto molti punti di vista, ottima analisi psicologica dei protagonisti. Capendo dove vuole andare a parere il regista, alcuni colpi di scena possono essere intuiti facilmente ma non per questo la serie perde d’interesse. Il cast è buono, ma per mio gusto personale troppo “patinato”, tutti troppo belli per essere veri. Le uniche che mi hanno davvero colpito sono state Jane Levy e Renée Zellweger. Consigliato comunque agli appassionati dei thriller psicologici. 

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