Recensione di Mercoledì

La famiglia Addams torna alla ribalta sul piccolo schermo, incentrando l’attenzione su uno dei personaggi più accativanti, ossia la giovane e gotica Mercoledì, focalizzandosi sulla sua adolescenza. A causa del suo carattere vendicativo e protettivo verso il fratellino Pugsley viene espulsa da una scuola “normale” e viene iscritta alla Nevermore Academy, un istituto riservato ai “reietti” cioè ragazzi con facoltà o caratteristiche paranormali. Per la prima volta viene spiegato che gli Addams sono creature sopranatturali, al pari di licantropi, gorgoni e sirene, in una realtà dove la loro esistenza è nota sebbene non apprezzata da tutti, cda cui ne scaturisce il messaggio della serie, la difficoltà nell’accettare chi è diverso. A Mercoledì viene assegnata una coloratissima compagna di stanza di nome Enid. Benchè in questa serie vi siano degli elementi postivi che lasciano un segno come i maestosi scenari, uno tra tutti l’evocativa vetrata della stanza di Mercoledì e Enid, nel complesso non l’ho trovata meritevole di tutta questa attenzione mediatica, in quanto la trama non è ben strutturata, temporeggia per poi sviluppare quasi tutta la vicenda rilevante nell’ultima puntata, in modo raffazzonato e frettoloso. Trovo inoltre che l’interpretazione della Ortega sia poco fluida, più robotica che gotica e anche il ruolo asseganto a Cristina Ricci è stato abbastanza deludente, per non parlare degli altri membri della famiglia, l’unica a salvarsi è solo Mano. La trovo in linea con altre teen serie, ciò che mi urta tuttavia è la viralità e il rendere iconico qualcosa solo vivendo di rendida un pò come stanno facendo con Star Wars, senza impegnarsi più di tanto. Invisibile, se c’è stata, l’impronta di Tim Burton.