L’amica geniale: tra amicizia tossica e emancipazione femminile

L’amica Geniale è una serie italo-statunitense diretta da Saverio Costanzo, ispirata all’omonima saga di romanzi scritti dalla misteriosa Elena Ferrante. Le trasposizioni cinematografiche o televisive tendono spesso a perdere carisma in termini di introspezione o complessità. In questo caso però, la potenza visiva e la ricostruzione storica danno merito a un lavoro che non ha bisogno d’altro per essere d’impatto. La cosa che mi ha colpito maggiormente della serie è l’ambiguità dei rapporti, in primo luogo quello tra le protagoniste, Lila ed Elena: un’amicizia tossica che a tratti salva e a tratti affossa, fatta di competizione e gelosia. I rapporti così descritti appaiono realistici e, sebbene non auspicabili, autentici nella loro complessità, tra luci e ombre. Centrale, più di ogni altro tema, è il ruolo della donna e la difficoltà dell’emancipazione, ostacolata da un patriarcato diffuso a tutti i livelli. Lo stesso patriarcato è talvolta occultato dal benessere economico o dallo status sociale, ma sempre presente nel segreto delle mura domestiche. Tossiche e difficoltose risultano anche le relazioni amorose e interfamiliari. La realtà immaginata per L’amica geniale è estremamente cruda e disturbante, non risparmiando tragedie di grande portata. Al contempo, però, alcune questioni sono state un po’ edulcorate, come la presenza della camorra, che appare marginale: credo che nella realtà il fascino ammaliatore di Lila avrebbe avuto ben poco potere contro la vera criminalità organizzata. Anche la carriera di autrice di Elena, facilitata più dalla posizione acquisita mediante matrimonio che dal merito, avrebbe probabilmente subito un arresto, considerando che la meritocrazia, come ben si evince, è più una fiaba che una realtà. La serie appassiona, soprattutto per il modo in cui evidenzia l’autosabotaggio delle protagoniste, che perseverano in scelte sbagliate nonostante il loro buon senso. Infine, per quanto riguarda la saga di romanzi, trovo discutibile la scelta dell’anonimato dell’autrice: in un panorama letterario come quello attuale, con l’avvento delle intelligenze artificiali, una dichiarazione come “I libri non hanno bisogno del loro autore; una volta scritti, non importa chi li ha scritti” appare rischiosa.