Recensione dell’occhio del mondo

L’occhio del mondo è il primo dei 14 romanzi che compongono la saga della Ruota del Tempo. Si tratta di un’epopea Fantasy da cui è stata tratta una serie tv in onda su prime video (Recensione serie tv). La storia rispetta tutte le regole del Fantasy da manuale rendendola nel complesso banale e scontata. Robert Jordan, benchè abbia davvero un bel modo di scrivere e una eccezionale conoscienza della realtà rurale e medioevale, ha costruito una storia un pò pesante, con personaggi molto bene caratterizzati ma abbastanza antipatici. Gli antefatti sono fumosi e confusi mentre i nomi di molti personaggi e luoghi sono tavolta difficili e troppo simili. Nella serie TV l’interpretazione di Moiraine fatta da Rosamund Pike mi ha colpito molto (soprattutto nella prima stagione) benchè la storia non sia sviluppata bene. Mi sono approcciata alla lettura del romanzo perchè ho intravisto un potenziale ma leggendolo ho avuto più di una volta la percezione di un’inutile marea di parole verso un viaggio troppo lungo per essere così inconcludente. Non so se andrò avanti con la lettura di questa lunghissima saga dato che mi aspettavo qualcosa di più avvincente e appasionante.

Recensione La Ruota del Tempo

La Ruota del Tempo è una serie tv statunitense creata da Rafe Judkins e basata sul romanzo fantasy omonimo scritto da Robert Jordan e Brandon Sanderson. In sintesi si può dire che in un regno magico è prevista la venuta di una sorta di messia, il Drago Rinato, la cui anima ritorna al mondo in un moto perpetuo. Questo fantomatico drago ha il compito di sconfiggere una potente forza del male, il Tenebroso, oppure unirsi a lui e distruggere il mondo. Un antico ordine di potenti maghe, le Aes Sedai, cerca di contrastare il Tenebroso impedendo così che trovi per primo il drago. L’impalcatura narrrativa è abbastanza articolata, ma nei fatti ci troviamo davanti la primordiale dicodomia fra bene e male. Il cast è giovane e poco magnetico, in particolare l’interpretazione di Rand al’Thor (Josha Stradowsk) non mi ha convinta per nulla. L’unico personaggio che a mio avviso cattura l’attenzione e tiene attaccati allo schermo è quello dell’Aes Sedai Moiraine Damodred (Rosamund Pike) e in parte anche quella di Daniel Henney nel ruolo di Al’Lan Mandragoran. Punto d’eccellenza le magnifiche location, i costumi e gli effetti speciali. A differenza di altre serie fantasy molto più zoppicanti (si veda ad esempio la recensione di Tenebre e Ossa) questa è capace di suscitare interesse e curiosità sulle stagioni successive e sui romanzi da cui è tratta.