Ho finito di rileggere questa storia per la seconda volta, la prima volta ero una bambina e non mi piacque affatto. Ero convinta che gli adulti avessero tutte le risposte, trovavo irritante che qualcuno dicesse il contrario. Mi sembrava una storia così strana, eppure visto l’enorme successo mi crucciavo per non averne colto il senso. Ora che sono adulta, non trovo che l’essere cresciuta mi abbia dato tutte le risposte, ma forse qualcosa in più di questa storia l’ho capita. Al di là dei piccoli pianeti abitati da solitari e bizzarri individui e del piccolo viaggiatore interplanetario dai capelli dorati, ho colto il messaggio che stavo cercando: la sola cosa che noi abbiamo qui sulla Terra è il nostro tempo che passa inesorabile ed invisibile ed è l’unica cosa che possiamo donare a chi amiamo. Da piccoli si ha un sacco di tempo per osservare le cose, per capire il mondo, ma quando si cresce il nostro tempo viene risucchiato in un vortice di impegni sempre più fitto e pressante, tanto da farci perdere il perché di ciò che facciamo. Non condanno il re, l’uomo d’affari, l’ubriacone, l’omino dei lumi ed il geografo; ognuno in principio ha fatto delle scelte per una ragione e nessuno può comprendere pienamente la vita di un altro, siamo tutti uguali ma differenti un po’ come la rosa vanitosa del piccolo principe. Noi inoltre non viviamo in un piccolo pianeta da soli, ma siamo tanti e nel tentativo di distinguerci spesso perdiamo noi stessi. Tutti abbiamo bisogno di essere speciali, un cielo stellato che ride o piange ed un secchio d’acqua che canta per essere stato risvegliato.

