I PASSAGGI PIÙ BELLI DI CARLOS RUIZ ZAFÓN – Lo specchio deformante

“È la vecchia storia del dimmi di cosa ti vanti e ti dirò di cosa sei privo. Pane quotidiano. L’incompetente si presenta sempre come esperto, il crudele come misericordioso, il peccatore come baciapile, l’usuraio come benefattore, il meschino come patriota, l’arrogante come umile, il volgare come elegante e lo stupido come intellettuale.”

Da “ Il gioco dell’angelo” 

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I passaggi più belli di Carlos Ruiz Zafón – Il talento non basta …

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“Credo che tu abbia talento ed entusiasmo, Isabella. Più di quanto credi e meno di quello che ti aspetti. Ma ci sono tante persone che hanno talento ed entusiasmo, e molte di loro non arrivano mai a nulla. Questo è solo l’inizio per combinare qualcosa nella vita. Il talento naturale è come la forza di un atleta. Si può nascere con maggiori o minori capacità, però nessuno diventa un atleta perché è nato alto o forte o veloce. A fare l’atleta, o l’artista, è il lavoro, il mestiere e la tecnica. L’intelligenza con cui nasci è solo una dotazione di munizioni. Per riuscire a farci qualcosa è necessario trasformare la tua mente in un’arma di precisione.»

da “Il gioco dell’angelo” 

Il gioco dell’angelo un romanzo di Carlos Ruiz Zafón

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Una torta quasi perfetta

A prescindere dalla storia in sé stessa credo che Zafron abbia un modo unico e coinvolgente di dipingere con le parole. Non avevo idea che “Il gioco dell’angelo” fosse il volume centrale di una trilogia e devo dire che non si nota affatto durante la lettura. Il romanzo inizia con una narrazione pratica, pragmatica e verosimile della vita dello scrittore David Martin per poi introdurre capitolo dopo capitolo elementi gotici, horror e surreali, facendomi pensare a una versione moderna e positiva di Dorian Gray. Magari non tutti potranno concordare con il mio parallelismo ma per stessa ammissione di David “Ogni libro ha un’anima. L’anima di chi lo ha scritto…” va da sé quindi che Zafron ha sostituito il decadente desiderio dell’eterna bellezza a qualunque costo con ambizioni differenti. L’impalcatura narrativa è molto complessa (direi eccessivamente complessa per il modo in cui si sviluppa la storia), i personaggi sono pochi e molto ben descritti, ma paradossalmente superficiali su un piano piscologico ed emotivo tanto da suscitare di rado simpatie o affezionamento. Questo tuttavia può dipendere dall’anafettività egoistica del narratore protagonista che nel romanzo avrà un evoluzione in tal senso. Nel racconto spicca l’amore, i tradimenti, le delusioni, i repentini ribaltamenti di situazioni tragiche, gli intrighi misteriosi, i complotti e persino lo zampino del diavolo in persona, benché mai se ne parlerà apertamente. Vi è davvero tantissima carne al fuoco, condita con frasi d’effetto, filosofia e location davvero suggestive, descritte talmente bene da essere realmente visive. Al momento tuttavia di tirare le fila la storia prende una piega a mio avviso troppo surreale lungi dal trovare una quadra verosimile. Per una scrittura così puntale e precisa mi sarei aspettata un epilogo altrettanto puntiglioso e coerente, in parole povere una risoluzione del caso alla Sherlock Holmes, in cui tutto trova la sua ragion d’essere, cosa che assolutamente non succede grazie al jolly del mistico. Nel complesso è stata una lettura piacevole ma devo ammettere che c’è una certa delusione in relazione agli elementi sopracitati, come una torta preparata con ingredienti di qualità seguendo passo dopo passo la ricetta migliore per trovarla alla fine un po’ bruciacchiata sul fondo.

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