The Lazarus Effect un film di David Gelb

GIOCANDO A FARE DIO

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Un team di scienziati sta ufficilmente lavorando ad un siero per prolungare l’attività cerebrale dei pazienti in coma. I risultati tuttavia vanno oltre le aspettative ed il team si avventura in un campo controverso ed al limite dell’etica, vincere la morte. Il gruppo è formato dal capo progetto, Frank Walton, la sua fidanzata Zoe e due giovani assistenti Clay e Niko che verranno poi affiancati da Eva, una giovane reporter incaricata di fare riprese video sul progetto. Il gruppo riesce nell’impensabile impresa e riporta in vita un cane defunto, Rocky. L’animale sembra sin dal principio insolitamente mansueto ed inappetente; dalle prime analisi viene alla luce che qualcosa non sta andando come previsto: il siero, che avrebbe dovuto infatti restare in circolo nel soggetto per poche ore, non svanisce rendendo anomala e preoccupante l’attività cerebrale del povero cane. Da questo punto in poi la trama compie una virata confusa: il team, spiato non si capisce bene da chi, si vede inspiegabilmente revocata l’autorizzazione a continuare il progetto e così l’accesso ai laboratori. Frustrato per essere stato privato del potenziale successo di una scoperta di tale portata, Frank convince i suoi compagni ad introdursi abusivamente nei laboratori sequestrati e a replicare l’esperimento per poterne rivendicare la paternità. Qualcosa però va storto e Zoe muore. Frank, che in poche perde le cose più importanti della sua vita, il suo progetto e la donna che ama, decide di fare qualcosa di estremo, usare il siero su di lei. Il richiamo alla religione è frequente ma solo accennato, direi quindi sotto le aspettative visto il titolo stesso del film: la nuova Zoe ha difatti qualcosa in comune più con un essere demoniaco riportato indietro dagli inferi  che con un esperimento scientifico andato male. Nel complesso il film è alla fine della fiera poco originale, tuttavia gli attori sono molto bravi ed il regista riesce a creare la giusta suspance per un horror/thriller che si lascia guardare fino alla fine. Particolare l’epilogo per nulla scontato che lascia sgomenti e stupiti.

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Crimson Peak un film di Guillermo Del Toro

Oscuri segreti di famiglia

Crimson-Peak

(Voto 7 su 10)

Da vedere? Si

Una storia di fantasmi è sempre una storia di fantasmi, non c’è molto da capire e poco importa se la trama qua e là fa acqua come il tetto della terrificante e favolosa villa Sharpe. Del Toro in questo film centra il suo obbiettivo costruendo un horror godevole in grado di incantare e spaventare. Una giovane aspirante scrittrice, intelligente e dolce, Edith Cushing donna di un inizio ‘900 cupo e gotico. Una perdita improvvisa e dolorosa, un monito raccapricciante ed inquietante che stride con la bellezza della giovanissima Edith da bambina, in una casa già poco adatta ai sogni lieti. Edith diventa donna ed inaspettatamente si innamora dell’intrigante e maledettamente brillante Thomas Sharpe. Una morte inaspettata e truculenta lascia Edith sola al mondo e stordita dalla sua nuova ed oscura passione decide di lasciare la sua città e il buon dottore Alan McMichael, per il più stuzzicante baronetto. Da qui lo spettatore viene accolto nella spettrale ed inquietante villa Sharpe, una dimora grottesca al limite del surreale, che la terra stessa vorrebbe inghiottire per celarne gli oscuri segreti. Un susseguirsi di immagini d’effetto al limite tra l’incantevole ed il terrificante, tra oscuri rumori e la scarlatta e straripante argilla di Crimson Peak, che come sangue sgorga copiosa in ogni luogo. Un film che non ha deluso le aspettative, un cast formidabile ed intrigante. Spettacolari le location ed i lussuosi abiti che creano un piacevole contrasto con i tetri e spettrali scenari, regalando all’occhio immagini di forte impatto. Nel complesso un po’ carenti gli effetti speciali usati per la realizzazione degli spettri. Impeccabile l’interpretazione di Jessica Chastain nel ruolo di Lucille Sharpe, che assieme alla bella Mia Wasikowska hanno centrato i loro personaggi, un po’ meno convincente quella di Tom Hiddleston che perde di carisma e magnetismo con l’evolversi della storia. Una pellicola che fa il suo sporco lavoro ma che tuttavia pecca di una pesante sensazione di déjà-vu e di poca originalità.

Crimson Peak

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Recensione di “QUANDO CALA IL BUIO” di Massimiliano Bellezza

Quando cala il buio - Cover

Titolo: "Quando cala il buio"
Autrice: Massimiliano Bellezza
Casa Editrice: Butterfly Edizioni
Genere: Horror
Numero Pagine: 98
Costo versione e-book: 0.99euro
Link per l'acquisto: 
http://amzn.to/1ZA4qdZ

SINOSSI: Salem, Oregon settentrionale. Alle inquietanti sparizioni di bambini e adolescenti segue la scoperta di una vera e propria casa degli orrori, all’interno della quale si trovano i corpi delle piccole vittime. 
Altrove, un uomo si sta preparando a lasciare il suo appartamento. Si fa chiamare Ray Smith. Le sue mani sono sporche di sangue e una donna dai lunghi capelli neri è riversa sul pavimento. Allo specchio, il volto dell’assassino è deturpato: sulla sua pelle, l’uomo reca i segni di qualcosa che accadde quando era soltanto un bambino, e che l’ha cambiato per sempre. 
Una settimana dopo, cinque ragazzi sono immobili dinanzi al cancello di una scuola abbandonata. Sono cinque, giovani e forti. Ne rimarrà solo uno. 
A metà strada tra Stephen King e Donato Carrisi, la prosa di Massimiliano Bellezza è un coltello pronto a fendere il sonno dei lettori e a trascinarli con sé in un vortice di puro terrore. Perché Ray Smith non è il nome di un personaggio. Ray Smith è il nome del vostro prossimo incubo. 

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RECENSIONECLASSICAMENTE HORROR

Uno spietato serial killer, una tetra scuola abbandonata e un gruppo di giovani ribelli.
Classici ingredienti di una storia in grado di far accapponare la pelle. Non particolarmente originale l’evolversi degli eventi, tuttavia si fa leggere con trasporto e curiosità. Spaventa il fatto che non vi sia nessun mostro fantastico, ma solo la  natura deviata di un essere umano e la consapevolezza che atrocità del genere possono realmente accadere. Leggerlo mi ha ricordato le estati della mia infanzia in cui il genere horror era l’unico ad appassionarmi. Scritto anche troppo bene e con molti termini poco comuni che in questo contesto, a mio modestissimo parere, stonano con la scorrevolezza della storia e stridono con la giovane età dei protagonisti, da cui il narratore prende troppo le distanze senza riuscire a creare l’empatia che avrei voluto. Resta comunque una piacevole lettura.

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