The Pretty One di Jenée LaMarque

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Essere come si è

(VOTO 8 su 10)

Da vedere? SI

Non sapevo che tipo di film fosse, non ne ho mai sentito parlare e gli attori non sono famosi. Nella sua genuina semplicità è un film con un profondo significato. Due gemelle uguali nell’aspetto, ma diverse nel temperamento. Una legata alla sua casa, al padre e al ricordo della madre morta, incapace di crescere e di andare avanti. L’altra dinamica ed intraprendente, con una carriera, una vita e degli amici. Due donne apparentemente uguali ma profondamente diverse e un tragico incidente che mette tutto in discussione. Una storia ben realizzata, insieme triste e divertente che regala molti spunti di riflessione, mostrando come l’unico modo per essere felici è essere semplicemente come si è, a dispetto dei giudizi, a dispetto di tutto senza cercare di assomigliare a nessun’altra. Dopotutto una copia non sarà mai come l’originale.

Ottimo l’uso delle inquadrature, che in alcuni frammenti rimanda alla poesia del dualismo, tema principale del film.

Anche su MYMOVIES 

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Disconnect un film di Henry Alex Rubin


Fuori controllo

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(Voto 7 su 10)

Da vedere? Si

Un film attualissimo, a tratti angosciante se pensiamo come i social network e internet sono parte integrante delle nostre vite. Brevi stralci di vita, drammi umani forti ed intensi che scorrono velocemente tra il reale ed il virtuale. Furti di identità, cyber bullismo e sesso virtuale. Un film dove internet sembra il nuovo regno del gatto e la volpe e noi tutti dei poveri Pinocchi sprovveduti alla ricerca del paese dei balocchi. Ho ringraziato di non essere stata adolescente dell’era dei social e trovo pazzesco come pochi click possano cambiare il corso di una vita. Non è fantascienza ma cruda realtà fatta di solitudine, noia ed insoddisfazione. Interpretezione impeccabile e realistica di tutto il cast. Un film che fa riflettere e che merita di essere visto.

Anche su MYMOVIES tra le migliori del pubblico

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Il racconto dei racconti un film di Matteo Garrone

Un labirinto senza fine

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( Voto 5 su 10)

Da vedere? No

Girato da un famoso e ambizioso regista Italiano su un genere veramente innovativo per il nostro panorama cinematografico. Un film che vanta un’ottima fotografia, grandiosi costumi, location e scenografie. Attori molto bravi e convincenti nei loro ruoli (anche se avrei preferito un cast italiano) ma non abbastanza da renderlo godibile. All’inizio scorre troppo lento, acquistando via via una briciola di magnetismo e una reale imprevedibilità che tuttavia porta verso uno strano epilogo, un labirinto di incertezza e perplessità. Le tre storie restano indipendenti con dei legami così flebili che per coglierli bisogna veramente essere dei critici cinematografici oppure folli almeno la metà dell’autore dei racconti. Una fiaba da dire a grandi lettere PER ADULTI (mi è dispiaciuto vedere una bimba di 7 anni in sala con noi), con scene al limite del grottesco e della crudeltà. Una chermes di vizi e paure dell’umana natura: il bisogno di una donna di essere madre a qualunque costo e a qualunque prezzo. Due anziane sorelle divise da un bizzarro e tragico destino. Un re stravagante che decide di allevare una pulce. Siamo sulla soglia dell’assurdo, del fantastico, dell’onirico, in un mondo senza regole e razionalità. Mi chiedo dunque, c’è per forza bisogno di tanta crudeltà? Ho trovato ingiusta la fine della sorella scuoiata e disgustosa la scena della scalinata, che poteva essere evitata. Poca chiarezza nel legame tra i due “fratelli” albini, quasi legati da un rapporto più perverso e profondo che dalla mera fratellanza. Triste la fine della famiglia di acrobati e dell’orco rude, tuttavia uno dei pochi in grado di provare dei profondi sentimenti. Insomma tanta carne al fuoco ma cruda nel profondo, con personaggi accennati che difficilmente riescono ad essere letti e ad emozionare restando estranei dall’inizio alla fine. Impossibile immedesimarsi e comprendere l’essenza di questo film che nasce per me senza un’anima o forse come un rompicapo da sbrogliare per i più colti ed acuti.

Anche su MYMOVIES tra le migliori del pubblico

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Il manifesto di una generazione

Recensione del film “Boyhood” Richard Linklater

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Una pellicola veramente particolare che merita assolutamente di essere vista. Un film che è cresciuto con gli attori, mettendoci 12 anni per vedere la luce. Il film preferito di mio padre è «L’albero degli zoccoli», sicuramente una pietra miliare del cinema ma vi garantisco che a 12 anni era una vera tortura.I miei nipoti, se mai ne avrò, probabilmente vedranno questo film e proveranno la stessa cosa.

Il mondo di oggi è diverso da quello dei nostri avi, la maggioranza delle famiglie sono poco numerose, spesso divise e ancora più sovente capita di avere delle famiglie allargate. Se una volta lo spirito della comunità e del dovere era forse più forte, oggi troviamo  uomini magari validi, ma che maturano troppo tardi, oppure a uomini  maschilisti e prepotenti ancora oggi. Assistiamo a tanta solitudine, a madri sole senza aiuti e a padri che si possono permettere di vivere come adolescenti fino a tarda età. Il ruolo della donna nella società comincia a mutare, ma ancora molto molto lentamente. Le diversità con il modello generazionale europeo però  risulta marcata a dispetto della tanto pubblicizzata globalizzazione. Lo stesso film, fatto in Italia sarebbe molto diverso, sempre che possa essere prodotto da qualcuno. In America il nazionalismo è veramente molto forte, viene inculcato nelle menti sin dalla più tenera età, bello crescere in un paese dove ti dicono che i tuoi sogni possono diventare realtà. Noi qui ci sentiamo dire solo cose negative, come se essere Italiani fosse più una vergogna che un pregio.Inoltre molta è l’importanza data alle arti creative come la musica, la danza, il teatro, la scrittura creativa e la fotografia; discipline  che qui in Italia sono di secondo o terzo piano e non sicuramente alla portata di tutti.

Pubblicato nella sezione pubblico su MyMovies.it:

http://www.mymovies.it/film/2014/boyhood/pubblico/?id=705064

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Un reality mal riuscito

Recensione del fim ” Bling Ring” di Sofia Coppola

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Il film dovrebbe raccontare la storia vera di un gruppo di ragazzi americani che decide di rubare a casa di noti attori , mostrando la pochezza dei valori delle nuove generazioni interessate solo alla vita dissipata,al lusso e all’emulazione di star di dubbio esempio morale. Sofia Coppola questa volta fallisce creando un falso documentario noioso, irrealistico e ripetitivo. L’idea di utilizzare un’attrice famosa come Emma Watson risulta fuorviante essendo lei stessa già una diva, per un film del genere credo sarebbe stato opportuno usare attori poco noti per creare uno stacco netto tra chi è famoso e chi non lo è. Le stesse dimore dei protagonisti avrebbero dovuto essere meno abbienti o almeno se non era il denaro a essere un problema, sarebbe dovuto emergere in modo marcato l’ossessività del follower seguace delle star, disposto a tutto pur di entrare in possesso di un feticcio del proprio idolo. Nell’unica scena dove sono presenti alcune dive, il gruppo le snobba senza minimamente curarsi di loro. Inoltre anche se non vivo in America sono scettica riguardo alla sicurezza che dilaga nelle loro strade, non credo neanche per un secondo che la gente possa permettersi di lasciare auto di lusso aperte con tanto di mazzette di soldi in bella mostra, per non parlare di lussuose ville di infiniti metri quadri totalmente deserte, senza sorveglianza e senza personale. In un negozio le commesse danno più fretta, in questo film i ladri avevano il tempo di provare e scegliere ciò che più gli aggradava, nel dubbio di tornare la volta successiva. L’unica cosa che riesce ad emerge  è la satira al sistema giuridico americano, dove chiaramente l’innocente è l’attore più bravo .

Pubblicato anche su 

http://www.mymovies.it/film/2013/theblingring/pubblico/?id=681901

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