Babylon è un film diretto dal giovane e talentuoso regista Damien Chazelle, che racconta in una pellicola dinamica e avvincente la storia del cinema degli anni’ 20 nel periodo in cui le proiezioni passarono dal muto al sonoro. La storia di per sè non ricalca personaggi autentici, tuttavia il personaggio interpretato da Brad Pitt, Jack Conrad è un mix tra John Gilbert e Rodolfo Valentino. Margot Robbiesi inspira alle attrici più brave dell’epoca ma in particolare a Clara Bow. Chazelle racconta un’epoca folle, in cui droga e alcol scorrono a fiumi tra perversioni indicibili e giochi di potere spietati, in una realtà crudele in cui ogni cosa è effimera e volubile. I protagonisti cercano a loro modo di farsi strada in questo caotico mondo ma per ogni brillante ascesa è sempre in agguato una rovinosa caduta, la dipendenza dalla fama sibila come un malevolo serpente bramosa di un’altra dose. Un film che mi ha colpito molto e che consiglio.
Ho letto molte recensioni negative in merito a questo film, ciò nonostante ho voluto vedere con i miei occhi di cosa stavamo parlando. Andrew Dominik difende il suo lavoro e a chi lo accusa di aver fatto un film maschilista risponde che è esattamente l’opposto. In certa misura credo di aver capito cosa volesse dire Dominik, non è difatti il film ad essere maschilista e brutale ma il sistema, visto direttamente dagli occhi di una donna molto fragile a dispetto della sua fama scintillante. Ciò detto non trovo però che sia un bel film. In prima analisi è noioso, lento e montato da un Morfeo impazzito, che traspone in immagini un gigantesco incubo che mostra solo il peggio della vita di una persona. Per chi come me non conosce bene la storia di questa diva, vedendo questo film resterà interdetto poiché i personaggi si susseguono senza filo di continuità, anonimi, difficile capire chi sono, con dialoghi artificiosi e ridondanti. Tutti i protagonisti maschili fanno una figura meschina e la povera Norma, sembra solo una squinternata senza né arte né parte. Per capire la “trama”, mi sono dovuta documentare e credo fermamente che il film non rispecchi minimamente ciò che fù Norma in vita. Benché sofferente parliamo di una donna che è stata capace d’imporsi in uno star system complicato e competitivo diventando dal basso una delle icone mondiali del cinema americano. Per far questo non basta solo la bellezza o “i facili costumi“, ci vuole tenacia, carisma e carattere. Una donna devastata da un’infanzia traumatica e disfunzionale come viene mostrata qui non avrebbe fatto tanta strada e benché alcuni episodi mostrino realtà fattuali, sono distorte in maniera odiosa. Le scene di sesso che hanno fatto così scalpore sono a mio avviso una provocazione mediatica per far parlare di un film che altrimenti non avrebbe veri argomenti e sarebbe uscito in sordina. Inoltre ho trovato abusato il nudo della diva, che vorrebbe forse mostrare l’essenza ma a mio avviso descrive solo in modo grottesco e svilente la figura femminile. Se l’intento del regista era mostrare la vera Norma, ossessionata dalla voglia di maternità e bisognosa d’amore c’è da dire che mancano moltissimi pezzi. Non viene spiegato che la diva soffriva di endometriosi per esempio o che gli aborti solo con Miller furono tre, il che è dura da sopportare per chiunque desideri ardentemente una maternità. Ana de Armas non assomiglia alla diva nemmeno esteticamente e benché sia molto calata nella parte, l’immagine che ne esce è delirante e superficiale. Un film così non celebra Marilyn Monroe, che a conti fatti non si vede affatto a causa di questa dissociazione così netta che fa il regista tra Norma e Marilyn. A chi dice che il film non può essere visto in chiave biografica dico che un personggio ispirato a una persona reale ha già la sua storia, raccontarla così la stravolge e basta. In ognuno di noi c’è l’oscurità e la luce, in questa pellicola c’è solo la prima, dando un’immagine solo negativa di alcuni personaggi come ad esempio Joe Di Maggio, che benchè si sia reso protagonista di una scena terribile è un uomo che anche dopo il divorzio è stato vicino all’attrice in momenti difficili, per contro Miller, che sembra quello che ne è uscito meglio, in realtà ebbe la peggio prendendo molto male il divorzio con l’attrice.
Elvis è un film del 2022 diretto dal regista Baz Luhrmann che racconta la storia del divo del rock Elvis Presley. La voce narrante è quella del Colonnello Tom Parker, il sedicente manager dell’artista. Viene dato risalto al viscerale rapporto di Elvis con sua madre e con la comunità afro americana. Le novità introdotta da Presley nel panorama musicale riprendono le sonorità, i colori e le movenze delle comunità di colore che all’epoca non avevano l’occasione di dare voce ai propri talenti al di fuori dei loro quartieri. Presley pagò a caro prezzo la sua ribellione contro la censura e la diffusa mentalità raziale. L’influenza del colonnello Parker, sebbene contribuì al successo del divo, lo fececadere in una depressione esitenziale, lenita da droga, farmaci e sesso facile, per sostenere i ritmi folli del circo dorato creato introno alla sua persona. Sebbene sia un bel film, ho trovato che vi siano stati dei tagli eccessivi nella trama, non è chiaro come dopo il suo ritorno dal servizio militare obbligatorio Elvis abbia potuto fare quello che faceva prima, non è stato aprofondito più di tanto il rapporto con la moglie Priscilla e gli amici parassiti del divo restano per lo più sullo sfondo senza un nome né una tangibile contestualità. In Elvis viene mostrato ancora una volta il lato oscuro del successo, non è infatti chiaro come un uomo così carismatico capace di dividere l’opinione pubblica non sia riuscito a liberarsi dal suo infido manager. C’è molta amarezza nell’apprendere che per raggiungere l’immortalità artistica il prezzo da pagare sia una tremenda solitudine accompagnata da un alone do costante infelicità.
Encanto è un film d’animazione Disney diretto da Byron Howard e Jared Bush. Racconta la storia di Mirabel e della sua famiglia a cui il destino ha donato una casa magica e poteri straordinari. La Disney sta abbandonando il personaggio vetusto della principessa, per concentrarsi su figure sempre più indipendenti e resilienti, capaci malgrado le difficoltà non solo di salvarsi da sole ma di aiutare anche gli altri. In Encanto in particolare viene elogiata la straordinarietà dell’essere normali in una famiglia dove tutti sono un prodigio. Se il messaggio che vorrebbe portare con sè è meraviglioso e attuale, ho trovato mal organizzato l’assetto narrativo che prevede l’esposizione di punti cruciali della trama attraverso le canzoni. Solitamente le canzoni dei classici Disney sono un rafforzativo di qualcosa che si è già capito con chiarezza, procedendo in questo modo i personaggi secondari, troppi e privi d’introspezione, appaiono sfumati e marginali. Nel compesso quindi la trovo una fiaba carina, con interessanti e nuovi spunti di riflessione, ad esempio l’influenza negativa che può avere la famiglia d’origine o la necessità di essere utili al sistema per sentirsi in pace con se stessi, ma non posso dire che mi abbia appassionato o coinvolto come è capitato in pellicole come Coco od Oceania.
Il film è l’adattamento cinematografico del ciclo di romanzi scritti da Nancy Springer, che vedono come protagonista la sorellina sedicenne di Sherlock Holmes. Si tratta di un film per adolescenti che tuttavia può allietare la serata anche ad un pubblico adulto. La trama è ben strutturata e cerca di riprodurre il modello a enigmi e deduzioni tipico del ciclo di Doyle. Molto belle le ricostruzioni, gli abiti e ben assortito il cast. Ho trovato particolarmente talentuosa la giovane protagonista, Millie Bobby Brown, conosciuta dal grande pubblico grazie ruolo di 11interpretato nella serie Stranger Things. Trovo che la sua interpretazione brillante e sicura, unita alla tecnica registica di far parlare il personaggio direttamente allo spettatore valga l’ottima riuscita della pellicola.