Riflessioni su Quaderno Proibito di Alba de Céspedes

Quaderno proibito è un romanzo di Alba de Céspedes, scritto a puntate nel secondo dopoguerra, che racconta la storia di Valeria, donna, madre e moglie dell’epoca. Ho trovato questa lettura molto interessante: l’autrice riesce a descrivere efficacemente lo stato psicologico della protagonista e ciò che mi ha colpito di più è che, a distanza di circa cinquant’anni, a dispetto dei cambiamenti della società, molte delle problematiche affrontate nel libro sono ancora attualissime.
Valeria, all’età di 43 anni, si trova ad affrontare una profonda crisi d’identità. Durante la giovinezza, e poi dopo la nascita dei figli, come molte donne di allora e di oggi, si è annullata in nome della famiglia. Di questo estremo sacrificio, tuttavia, nessuno sembra accorgersi, poiché è naturale, normale che sia così. La donna “deve essere sempre attiva”, come afferma in più passaggi la madre di Valeria. L’unica cosa differente è che qui Valeria è una delle poche donne lavoratrici, quasi un po’ compatita dalle sue amiche perché, per ragioni economiche, è costretta a lavorare. Ora il lavoro femminile è diventato la costante, pertanto questa fatica e difficoltà sono semplicemente diventate parte del pacchetto, e chi non lo fa è guardato se non con diffidenza, almeno con sufficienza. Pertanto, a ben vedere, non sembra che la tanto acclamata emancipazione femminile abbia portato cambiamenti positivi; anzi, in un certo qual modo ha ampliato i doveri della donna.
Sempre attualissimo è lo scontro generazionale tra la madre e i suoi figli, i quali, con l’arrivo dell’età adulta, non vedono più i genitori come figure di riferimento, ma come persone fallibili, mettendone in luce soprattutto mancanze e difetti e aspirando a una vita migliore. Tuttavia, per come sembra evolversi la società o talvolta per le scelte personali, questa vita non sempre arriva o arriva a caro prezzo. In principio sembra che libertà e soddisfazione dipendano dal denaro e dall’emancipazione ottenuta con il lavoro. Tuttavia, sia la protagonista che il suo capo si rivelano vittime dello stesso “male di vivere”, a dispetto del fatto che lui sia un uomo benestante e di successo. Valeria comprende che la questione non riguarda il denaro, ma la condizione di genitorialità, con le responsabilità, note o nascoste, a cui bisogna rispondere se si vuole essere una brava madre, soprattutto agli occhi degli altri.
Affascinante, inoltre, è il modo in cui viene vissuta la rivalità con la nuora, un conflitto presente solo nella testa della protagonista, che vede la giovane come una rivale intenzionata a coglierla in fallo e privarla del suo ruolo, quando in realtà non ci sono reali conflitti. In particolare, però, emerge la negazione e il rifiuto di invecchiare, di non avere più un ruolo se non quello al servizio della famiglia, un ruolo che per Valeria verrà ripristinato grazie alle vicende che verranno mostrate nella storia. In tempi moderni, probabilmente, anche se la storia potesse iniziare così, potrebbe avere un epilogo diverso; nell’epoca di Valeria, probabilmente, sarebbe stato troppo.
Consiglio vivamente Quaderno proibito a chiunque desideri esplorare un ritratto intimo e realistico delle dinamiche familiari e della condizione femminile, aspetti che Alba de Céspedes ha saputo raccontare con una profondità che ancora oggi risuona. Nel complesso, è stato un viaggio interessante, che mi ha fatto molto riflettere, poiché le radici di certe emozioni e sentimenti restano radicati, arrivando fino a noi.

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Recensione di C’è ancora domani

C’è ancora domani è un film italiano diretto e interpretato da Paola Cortellesi, al suo debutto da regista. In questo periodo storico ha avuto moltissimi apprezzamenti e grande risalto mediatico poichè ha portato sotto i riflettori il tema del patriarcato e della violenza fisica e psicologica sulle donne. In merito al suo messaggio, non ho nulla da dire e mi unisco al coro di chi ha elogiato il suo l’intento. Nel complesso tuttavia il film non mi è piaciuto. L’ho trovato angosciante, deprimente, lento, noioso, ripettitivo e ridondante. I ganci con il cliffhanger finale sono deboli e pertanto accade tutto all’improvviso. L’evento dell’esplosione al bar è di dubbia credibilità e l’epilogo non ha alcun senso, sebbene da un punto di vista ideologico vorrebbe lanciare un messaggio potente, in concreto cosa può cambiare nella vita della protagonista ? La scelta delle scene ballatte per quanto d’impatto visivo stridono e ridicolizzano con il contesto drammatico in cui sono inserite. Un film che non rivedrei e di cui faccio fatica a vederne il subilme. Non vi è una vera vendetta o risoluzione, nessuno dei personaggi cresce e/o cambia veramente. Il tutto a dispetto di attori bravi e centrati nei loro ruoli. L’unica cosa che salvo è la ricostruzione storica delle routine e di certi comportamenti crudeli , svilenti e denigratori che sfortunatamente in certi casi si sono tarmandati nelle generazioni come in un silente domino fino ai giorni nostri.

LA CATTIVA FEMMINISTA

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Il termine “femminismo” esiste e viene usato in Europa da poco prima del XX secolo ad opera di donne coraggiose, che stufe di essere trattate al pari di cose, per mero e puro beneficio dell’uomo restavano alla meglio bloccate in casa. Oggi, soprattutto in Europa, potrebbe sembrare che la situazione sia profondamente cambiata. Più divorzi, più aborti e meno figli. Dubito tuttavia che nel moto di ribellione delle prime rivoluzionare ci fosse l’intenzione di trasformare le donne in uomini, come sta succedendo in molti paesi che si definiscono civilizzati. Oggi ci sono donne, che si definisco femministe, che fanno cose spaventose. Donne che inneggiano all’aborto come una cosa giusta in modo leggero. Ho osservato con vero orrore la foto di una bambina che calpestava una bambola in una manifestazione femminista. Come invece dice il papa io credo che 

“La donna dovrebbe essere colei che dà armonia al mondo”

Sto scrivendo cose probabilmente forti, già me le vedo alcune persone pensare: “Ecco, un altra Cattolica bigotta che cita il papa”. Io sono cattolica, ma cerco di non essere bigotta e sono amareggiata dagli scandali che coinvolgono la chiesa. Talvolta basta davvero solo una mela marcia a guastare tutto il raccolto.
Per mia fortuna, in pochi avranno l’interesse e il tempo di leggere questo post, io non ho la risonanza mediatica per farmi ascoltare e una parte di me neanche la vorrebbe. Gestire l’odio, il dissenso e gli attacchi delle persone infelici che per non vedere i propri errori si difendono alzando la voce è pesante!

 “Una madre strige i denti e va avanti”

Questo per me è il motto della vecchia generazione. Donne forti e determinate che per stringere i denti hanno rinunciato a parti molto importanti della loro vita per il benessere delle loro famiglie. Oggi però assistiamo a un fenomeno strano, si pretende che le donne siano brave in tutto, che lavorino e che si organizzino!

Alle grandi multinazionali o allo stato non importa come, organizzatevi da sole che noi dobbiamo prendere il budget o raggiungere il target.

Già i soldi. Vero valore in una società capitalistica come questa.

Io non dico che i soldi non servono, sarei ipocrita nel dirlo. I soldi servono se usati nel modo giusto, per renderci felici, nell’accumulo indiscriminato del denaro non vi è alcun tipo di valore. Quindi se il mondo va avanti, la protesta cambia il terreno di battaglia, sempre meno in piazza. Ma il tempo per andare in piazza, per leggere o fare qualcosa di diverso dal lavoro chi ce l’ha oggi? Oggi il tempo lo hanno solo persone in difficoltà che vorrebbero non averlo
Io sono consapevole di non essere nessuno, probabilmente solo una voce stonata fuori dal coro, ma non m’interessa… pertanto ho deciso di creare questa pagina Facebook…

“LA CATTIVA FEMMINISTA”

É un gioco di parole scelto con precisione, ho avuto l’idea da un film di cui non rammento il titolo. In quel film una delle protagoniste si sentiva una cattiva femminista poiché aveva deciso di sposarsi.

Quindi una che si sposa o ha figli è una cattiva femminista al giorno d’oggi?
Fatemi capire, noi che diamo vita a nuovi piccoli esseri umani siamo cattive?
Favoloso… donne che attaccano altre donne. Sapete cosa succede in questo modo?

Vincono ancora gli uomini, che hanno paura ovviamente di donne così, diventano schivi, poco coraggiosi, poco intraprendenti e si chiudono in gruppi con altri uomini, bivaccano sulle spalle delle loro famiglie d’origine, in una perpetua zona di comfort, dove si sentono più all’altezza.

Quindi mentre le donne alla base della piramide continuano a scannarsi gli uomini continuano ad avere successo!

Quindi ribadisco, io al massimo sono “solo” una mamma e una moglie, vi garantisco però che dietro questo “solo” c’è un mondo nascosto, pieno di doveri, talenti e responsabilità che chi non le vive non conosce e non capisce, persino provandoci talvolta. La maggioranza è del tutto indifferente, dato che

“Hai scelto tu di essere madre, ora ti lamenti?”

Dunque io che ho scelto di essere madre non posso lamentarmi, ma tu cha hai scelto il tuo lavoro, di restare a casa, di non avere un marito… Tu hai più diritto di me? Perché le tue non sono scelte? Perché credi di avere più diritti di me? Lo so, me lo hanno detto…

“Tu devi trovare la gioia nei tuoi figli”

Certo è vero, io spero di trovare la gioia nei miei figli. Ma la gioia delle madri è davvero nelle piccole cose, quasi invisibili. In un mondo che esalta il successo, l’essere vincente, questo può non bastare? Si può davvero avere l’uno e l’altro? Alcune donne ci riescono, eccome, ma non lo fanno da sole, hanno dei validi supporti: nonni, tate, zii o amici volenterosi (sempre più rari) che danno una mano. Nel lavoro di squadra si fa davvero la differenza, non nella competizione e nella gara ad essere i primi. Citando la frase di un famoso film

“La lotta è solo con se stessi” 

Credendo dunque che nella penna degli autori, ci sia una forma di coscienza sociale, questo mi mette nella posizione di dover scrivere questo articolo. Di fatto sono già una scrittrice, solo che lo sanno ancora in pochi! Inizio tuttavia a “conoscere” molte persone, donne, uomini di ogni estrazione sociale e culturale e vi garantisco che il buono esiste a tutti i livelli, basta provare a cercarlo. Poi ovvio la vita frenetica di oggi, il bombardamento mediatico e la non comunicazione efficace ci porta talvolta a fare scelte sbagliate e dannose.

Io sono consapevole che non posso cambiare il mondo, persone più valide e preparate ci hanno provato prima di me, in parte fallendo, ma hanno comunque portato dei mutamenti sociali. Come dice Asimov

“La forza che genera l’evoluzione e l’esigenza di evolvere sono le grandi sfide”

Perché non provarci dunque. Alle peggio che mi succede, nessuno leggerà mai questo post. Ovvio che se le cose andassero diversamente ci si porrà il problema, ma a quel punto non sarei più sola e insieme si affronta meglio tutto!!!