Subservience: tecnologia, desiderio e déjà-vu

Subservience è un film del 2024 diretto da S.K. Dale. Vede come protagonisti Michele Morrone nel ruolo di Nick e Megan Fox nel ruolo dell’androide Alice.

Nel world building del film, l’umanità si trova in una fase in cui gli androidi ad uso domestico sono in rapida ascesa. La moglie di Nick ha un grave problema cardiaco e l’uomo, ritrovandosi solo con due bambini piccoli, invece di optare per una tata in carne ed ossa sceglie un robot.

Alice entra così a far parte della vita dell’uomo e dei suoi figli. L’aspetto di Alice, fin troppo umano, crea tensione e confusione nel rapporto con Nick. A complicare ulteriormente il quadro, la squadra di cantiere che Nick dirige viene licenziata in tronco per essere sostituita da un gruppo di robot.

Pare evidente che il taglio del film segua la falsa riga di Black Mirror, mettendo in luce il lato oscuro dello sviluppo tecnologico, che ancora oggi, come durante la rivoluzione industriale, predilige le macchine all’uomo per ragioni di profitto e comodità.

Il monito però non finisce qui, poiché Alice si rivela un robot anomalo, facendo evolvere la storia dapprima verso un prevedibile ma strano erotismo, per poi sfociare nell’horror.

Benché gli attori siano bravi e credibili nei loro ruoli, in particolar modo Megan Fox, il film risulta lento, monotono e prevedibile. In questa pellicola l’assenza di originalità non viene compensata da nulla. La Fox, benché interpreti un robot fuori dagli standard, non riesce a renderlo davvero memorabile, mancando di quel carisma necessario a lasciare il segno. Morrone fa il suo, ma appare decisamente sottotono e incapace di dare una vera scossa alla narrazione.

Companion: cosa resta dell’umanità

“Companion” è un film del 2024 diretto da Drew Hancock e prodotto da Blumhouse. Racconta la storia d’amore (e di alienazione) di Iris, una ragazza estremamente dolce, romantica e remissiva, con un che di adolescenziale. Assieme al suo ragazzo Josh si reca in una villa isolata, proprietà di un’amica di lui. Iris appare fin da subito nervosa e insicura: teme di non fare una buona impressione e di essere fuori posto. La casa è effettivamente bellissima, moderna, con una vista spettacolare sul lago. Il padrone di casa, Sergey, amante dell’amica di Josh, è un tipo strano, arrogante e particolarmente viscido. Le cose sembrano procedere abbastanza bene, anche se si percepisce subito qualcosa di strano e forzato, in particolare nell’atteggiamento ostile e scostante della padrona di casa nei confronti di Iris. In questo scenario apparentemente perfetto ma stonato, accade a un certo punto un evento tanto inquietante quanto inatteso. Da qui in avanti, nella narrazione non si può procedere oltre senza rovinare la visione a chi ancora non l’ha visto. Il film ricorda a tratti Ex Machina, anche se qui la riflessione si sposta su un piano più esistenziale e morale. Non vengono spiegati dettagli tecnici, benché si intuisca che ci si trovi in una realtà leggermente più avanzata della nostra — quel tipo di futuro prossimo in cui l’intelligenza artificiale è già entrata nella vita quotidiana. A restare immutata, però, è l’essenza di certi esseri umani: spinti dall’avidità, disposti a sacrificare ogni cosa in nome del denaro. A fare da contraltare a questa freddezza c’è Iris, che combatte per qualcosa di più profondo: la libertà. Il dilemma morale che il film pone è proprio questo: Iris ha davvero il diritto di reclamare quella libertà, una volta resasi conto di esserne priva? E ancora: uccidere può essere giustificato in queste circostanze? La vita di Iris vale più di quella degli altri?Per quanto nobile sia il suo intento, alla fine il mezzo resta lo stesso di chi l’ha ferita. Non si spezza il ciclo di sofferenza, e si perde il valore della vita. Dopo la visione non posso dire di esserne rimasta delusa e, per fortuna, non mi ha lasciato lo stesso senso di angoscia che avevo provato con Ex Machina. La trama lascia volutamente zone d’ombra, non spiega tutto. Alcune scelte narrative, in particolare il piano di Josh, avrebbero potuto essere gestite meglio, con meno frettolosità. Tuttavia, a chi ama i film che fanno riflettere sul rapporto tra umanità e tecnologia, e sulle derive morali dell’intelligenza artificiale, lo consiglio assolutamente.