Recensione Fabbricante di lacrime

Il panorama letterario italiano è stato scosso, nel 2022, da un fenomeno editoriale che ha travolto le vendite grazie al potere virale di BookTok su TikTok. Con quasi mezzo milione di copie vendute, “Fabbricante di lacrime” ha dominato indiscutibilmente le classifiche, diventando il libro più venduto dell’anno in Italia. Un successo così straripante che inevitabilmente ha portato alla sua trasposizione cinematografica. Tuttavia, il film non è riuscito a fare miracoli, poiché la storia, a dispetto di quanto detto sopra, è quella che è. La recitazione degli attori lascia molto a desiderare, con performance che spesso scadono nell’odiosa tendenza bisbigliata, un cliché troppo frequente nel cinema italiano. Questo stile recitativo non solo rende difficile seguire il dialogo ma aggiunge un ulteriore strato di artificiosità a una narrazione già di per sé superficiale. Un punto a favore, se così si può dire, è che la visione del film può risultare leggermente meno tediosa rispetto alla lettura del libro, nonostante la narrazione rimanga banale e prevedibile. La storia, infatti, non sembra ambire a molto più che condurre i due protagonisti tra le lenzuola, navigando acque poco profonde di un erotismo soft che lascia poco spazio a una vera e propria esplorazione emotiva. Un film talmente soporifero che ha avuto la meglio persino sulla resistenza di mio marito, caduto nel sonno quasi immediatamente. In conclusione, la mia perplessità su come questa storia abbia potuto riscuotere un tale successo rimane. Nonostante le mie aspettative fossero temperate, la trasposizione cinematografica ha confermato i miei timori, offrendo una visione che difficilmente potrei consigliare. In definitiva, sembra che il vero mistero sia capire l’origine del fascino che ha catturato così tanti lettori.

Recensione Fabbricante di lacrime

La prima sensazione che ho avuto nel leggere questo testo è stata quella di avere davanti il libro di un esordiente senza editor. Dialoghi includenti, puntini di sospensione a caso come se piovesse e centinatia di pagine di descrizione degli stessi personaggi. Viene da chiedersi il perchè di tanto successo ma ancor di più perchè Salani (l’editore) al cospetto della “gallina grassa” non ha mosso un dito per correggere il tiro. Badate bene non voglio passare per una bacchettona tignosa che afferma che questi “sono libri per ragazzini ottusi e sgrammaticati“, ma per quanto ci abbia provato, anche fosse per pura curiosità sociologica a pagina 295 (ne ho percepite almeno mille) ho deciso di dire basta e mettere fine a questo strazio letterario. La trama è originale come le frasi di Paulo Coelho sotto le foto in bikini postate sui social. Ambientato in America con l’evidente lacuna che a dispetto del nome d’arte (immagino volutamente fuorviante), l’autrice è Italiana e naturalmente si percepisce perché della cornice viene detto poco o nulla. I protagonisti sono due orfani, lei super empatica e lui ultra narcisista: vengono adottati in coppia alla soglia della maggior età con una facilità con cui nella realtà non puoi prendere in affidamento nemmeno un gattino. In questo modo potrà così continuare il rapporto sempre più tormentato di attrazione e repulsione tra i due. Rigel ama Nica profondamente ma non sente di meritarala, lei ne è attratta ma lo fraintente in maniera idiota per metà romanzo in un tira e molla inconcludente fino allo sfinimento, in questo caso il mio. Più di una volta mi sono trovata a saltare pagine di descrizioni e a paventare la rinuncia. Detto ciò una parte di me è un pò triste poichè i personaggi non mi dispiacciono del tutto, ho trovato caratterizzazioni peggiori. Tuttavia un romanzo dovrebbe essere molto di più, soprattutto davanti al Fabbricante di lacrime che ha venduto più di 200000 copie. Continuo pertanto a non comprendere l’inspiegabile successo di questa autrice pur non sentendomi una lettrice pretenziosa o raffinata e ho deciso di dedicarmi ad altre letture magari meno virali ma più meritevoli d’attenzione.