Recensione Povere Creature

Povere creature è un film del 2023 diretto dal regista greco Yorgos Lanthimos. Questa pellicola ha fatto molto parlare di sé e si è già aggiudicata diversi premi e candidature importanti, tra cui il Leone d’Oro a Venezia. La storia si ispira al romanzo omonimo dell’autore Alasdair Gray. Al centro c’è ancora una volta un uomo di scienza, interpretato da Willem Dafoe, che “gioca” a fare Dio, non a caso il suo nome è Godwin. Il chirurgo, come il Frankenstein di Mary Shelley, riporta in vita una donna defunta; in Povere Creature, però, ad avere un aspetto raccapricciante non è la donna rinata ma il creatore stesso, mutilato e usato come cavia sin dalla giovane età dal padre scienziato. Questo ribaltamento a me ha fatto pensare a un Dorian Gray smascherato, la cui anima mostrificata in nome della scienza è visibile e mostra chiaramente chi in modo conscio e colpevole ha voluto sfidare Dio. Benché le atmosfere siano inizialmente cupe e gotiche, il regista non vuole mettere in scena un film horror ma una sorta di favola filosofica a lieto fine. La storia si sviluppa in un improbabile universo steampunk totalmente onirico e fantastico. Non ho idea di quale sia il messaggio che Lanthimos vuole dare con il suo film, tuttavia ho trovato sin dall’inizio qualcosa di disturbante nel personaggio di Bella. Per molti lei è un’eroina, che riesce grazie ai suoi singolari natali ad andare oltre il comune buon costume, cogliendo l’essenza della libertà e della vita, a dispetto degli uomini che la vorrebbero imprigionare nel loro buio, mediocre e gretto. Questa visione oggi va molto di moda ma ha la pecca di celebrare esageratamente l’individualismo, esaltando donne sostanzialmente egoiste, auto referenziali e prive di tatto ed empatia, bollandolo inoltre l’amore come un inganno e una prigionia di cui la donna non ha bisogno. Non so se questa percezione del personaggio di Bella sia arrivata ad altri; dalle recensioni che ho letto, sembra che le povere Creature siano i personaggi di genere maschile. Detto questo, sono un po’ sconcertata perché non riesco a spiegarmi tanto successo: l’ho trovato carino, ho apprezzato abbastanza l’interpretazione di Emma Stone ma non riesco proprio a considerarlo un capolavoro. Odio profondamente l’uso snervante della colonna sonora, che dev’essere un po’ il marchio di fabbrica di questo regista (stessa cosa nel film La Favorita) e nel complesso ho la sensazione che mi manchi una chiave di lettura adeguata, ma per quello che mi è arrivato questo è quello che penso.

Recensione di Cruella

Sono molteplici le pellicole che tentano di spiegare la genesi del male, per la Disney mi torna alla memoria Maleficent, per la Marvel c’è l’imbarazzo della scelta. A prescindere comunque dal cattivo c’è sempre il non trascurabile dettaglio del raccordo con il suo futuro, noto e immutabile. Devo dire che il regista, Craig Gillespie, ha fatto un lavoro molto interessante, non era facile rendere plausibile e in qualche misura amabile un personaggio tanto spregevole, superficiale e spietato come Cruella de Vil. Emma Stone è stata molto brava, l’ho adorata e in qualche misura il risentimento verso questo personaggio è venuto meno. Il problema tuttavia è questo, nella Cruella della Stone c’è una profondità, c’è del buono, vi è la visione di un sogno e molto impegno per realizzarlo. Il voler far diventare questa Cruella il folle personaggio interpretato nel film la Carica dei 101 da Glenn Close è una forzatura, come lo è voler a tutti i costi creare connessioni con altri personaggi, a partire da Anita Darling (qui inspiegabilmente giornalista, ex compagna di scuola e di colore) a finire con il profondo rapporto di fratellanza con i famigerati scagnozzi. Nei fatti tutto il film cerca di infilare personaggi ben strutturati, tra luci e ombre, in qualcosa di piatto e monocromatico. Non vi sono evidenze che questa Cruella possa nei fatti diventare quella che conosciamo a differenza della Baronessa, una degna Cruella alla Glenn Close, con uno spessore interiore ed emotivo nullo e un egocentrismo e un cinismo assoluto. Persino il ruolo dei cani, che ovviamente sono centrali in questa storia, è simpatico e positivo e Cruella non odia gli animali poiché uno dei suoi migliori amici è proprio un cagnolino e persino i malvagi dalmata di questa pellicola si riscattano non dando al personaggio nessun vero motivo per odiarli. Nel complesso un film che mi è piaciuto molto ma che a mio avviso tenderebbe a un sequel diverso.