Recensione “La scala urlante” un romanzo di Jonathan Stroud

Ambientato in una realtà dove la barriera tra il mondo dei vivi e dei morti si fa labile e i fantasmi non solo esistono ma possono diventare pericolosi, diverse genarazioni di bambini e giovani adulti sono chiamate in prima linea a fronteggiare la minaccia. Pare infatti che solo i più piccoli abbiano la capacità di vedere e/o sentire i Visitatori. Lucy Carlyle, protagonista e voce narrante della storia, è costretta a crescere anzi tempo e a fronteggiare l’orrore e il pericolo. La ragazza tuttavia non dovrà fare tutto sola, troverà in Anthony e George, presso l’agenzia metapsichica Lockwood & Co, degli amici, una famiglia e forse persino l’amore. Un romanzo fantasy molto coinvolgente la cui trama è intrigante e originale. L’unica nota negativa è che il testo è fin troppo ben scritto sia in termini di descrizoni di ambienti e personaggi da non essere credibile che a parlare sia una ragazzina. Jonathan Stroud fa sentire troppo la sua voce. A parte questo la lettura è godibile e benchè per praticità editoriale il testo sia inserito nella categoria dei romanzi destinati ai giovani adulti credo sia un romanzo che possa piacere a tutti gli appassionati di romanzi Fantasy.

Recensione di Marina

Marina è un romanzo pubblicato da Carlos Ruiz Zafón nel 1999. Il testo racconta le vicende dello studente Oscar Drai e della sua amica Marina. I due verrano coinvolti a loro malgrado in una vicenda pericolosa, strana e misteriosa. Durante la lettura sono stata molto presa della storia tuttavia al termine ne sono rimasta delusa. Troppo non viene spiegato e tutto è perennemente ammantato dall’ombra del vero e non vero, scelta azzardata essendo il romanzo al limite del credibile. Un’altra nota negativa è che sin dal principio s’intuisce quale sarà l’epilogo della storia. Il romanzo può essere considerato una trasposizone moderna di Frankenstein di Mary Shelley e del suo concetto cardine, ossia la non accetazione della morte delle persone care. Il tentativo dell’essere umano di sostituirsi alla voltà divina, porterà solo più dolore, sofferenza e follia. Benchè non consideri il testo un capolavoro non sono pentita di averlo letto poichè regala tra le pieghe delle fantasia, spunti di riflessione su come siano effimere la natura della vita, della belezza e della felicità. Un altro grande merito di Zafón è quello di rendere merito a Barcellona, trasformando i suoi testi in una vera e propria lettera d’amore per la sua città.

Recensione La legge di Lidia Poët Recensione

La legge di Lidia Poët è una serie Netflix italiana, che racconta in maniera fortemente rivisitata la vita della prima donna avvocato in Italia. Notevole l’investimento nei costumi, più bravi del consueto gli attori sebbene la sceneggiatura sia fin troppo anacronistica. Matilda De Angelis nel complesso è credibile nel personaggio, tuttavia spesso ha un modo di recitare bisbigliato che un pò urta. La trama ricorda le vicende dei film della saga di Enola Holmes, poichè più che un avvocato Lidia sembra una detective. Chi cerca la verità storica sul personaggio protagonsita qui non la troverà ma se si vuole godere di qualcosa di leggero e di puro intrattenimento la serie ha un suo perchè. Il fatto stesso che anche l’Italia riesca ad approdare su Neftlix dando l’opportunità ai nostri artisti di essere aprezzati anche all’estero è già una bella soddisfazione.

Recensione – Avatar – La via dell’acqua

A distanza di 13 anni dal primo capitolo finalmente il nuovo film di James Cameron prende vita sul grande schermo. Sinceramente non ho mai pensato ad Avatar come ad un film con un plausibile o interessante seguito, per me è stato un film eccezionale che non necessitava di ulteriori aggiunte, tuttavia comprendo le ovvie ragioni nel puntare su qualcosa che ha già funzionato. Nel primo film assistiamo alla struggente e impossibile storia d’amore tra Jake Sully e Neytiri, mentre nel secondo capitolo manca ciò che solitamente si vede nelle fiabe e cioè cosa accade dopo il vissero per sempre felici e contenti. Centrale e quasi asfissiante il tema della genitorialità, Cameron vuole rimarcare il concetto che diventare genitori ti cambia la vita. La famiglia Sully gioca in difesa lasciando al passato atti di eroismi e gloria, vedendo nella pace la vera via. Gli sviluppi avrebbero potuto essere molteplici e nonostante ritenga il film lontano dal poter essere definito brutto credo che in tredici anni si potesse sviluppare una trama decisamente migliore, il ritorno di Quaritch in versione clone Na’vi ne è un palese esempio che mi lascia perplessa. Spunti più validi e ragionevoli ce ne sarebbero stati molti, dopotutto se l’umanità è in pericolo di estinzione e su Pandora esiste una sostanza in grado di far ringiovanire chi investirebbe risorse sulla vendetta di uno psicopatico guerrafondaio? Cameron decide di farlo e questo a mio avviso crea una trama poco originale e mina un po’ la sospensione di credulità dello spettatore. L’introduzione del clan del mare è suggestiva e riavvicina il regista a un elemento a lui caro, in cui Titanic e Avatar si fondono in sequenze adrenaliniche e suggestive. Trovo esagerata la durata del film e come vengano poco sviluppate le relazioni tra le nuove generazioni Na’vi, se l’amore è uno dei fili conduttori, io avrei osato un po’ di più nel sentimento che nelle scene di lotta. Graficamente è tutto molto spettacolare ma trovo che ci sia stato poco impegno nella differenziazione dei Na’vi maschi che sembrano tutti uguali ed è difficile talvolta riconoscerli. Vincente benché inaspettato il personaggio di Spider. Nel complesso un film godibile ma trattandosi di un film di Cameron mi aspettavo qualcosa di più romantico. Deludente il finale aperto che vuol dire tutto o nulla.

Recensione di Mercoledì

La famiglia Addams torna alla ribalta sul piccolo schermo, incentrando l’attenzione su uno dei personaggi più accativanti, ossia la giovane e gotica Mercoledì, focalizzandosi sulla sua adolescenza. A causa del suo carattere vendicativo e protettivo verso il fratellino Pugsley viene espulsa da una scuola “normale” e viene iscritta alla Nevermore Academy, un istituto riservato ai “reietti” cioè ragazzi con facoltà o caratteristiche paranormali. Per la prima volta viene spiegato che gli Addams sono creature sopranatturali, al pari di licantropi, gorgoni e sirene, in una realtà dove la loro esistenza è nota sebbene non apprezzata da tutti, cda cui ne scaturisce il messaggio della serie, la difficoltà nell’accettare chi è diverso. A Mercoledì viene assegnata una coloratissima compagna di stanza di nome Enid. Benchè in questa serie vi siano degli elementi postivi che lasciano un segno come i maestosi scenari, uno tra tutti l’evocativa vetrata della stanza di Mercoledì e Enid, nel complesso non l’ho trovata meritevole di tutta questa attenzione mediatica, in quanto la trama non è ben strutturata, temporeggia per poi sviluppare quasi tutta la vicenda rilevante nell’ultima puntata, in modo raffazzonato e frettoloso. Trovo inoltre che l’interpretazione della Ortega sia poco fluida, più robotica che gotica e anche il ruolo asseganto a Cristina Ricci è stato abbastanza deludente, per non parlare degli altri membri della famiglia, l’unica a salvarsi è solo Mano. La trovo in linea con altre teen serie, ciò che mi urta tuttavia è la viralità e il rendere iconico qualcosa solo vivendo di rendida un pò come stanno facendo con Star Wars, senza impegnarsi più di tanto. Invisibile, se c’è stata, l’impronta di Tim Burton.