Recensione Fabbricante di lacrime

La prima sensazione che ho avuto nel leggere questo testo è stata quella di avere davanti il libro di un esordiente senza editor. Dialoghi includenti, puntini di sospensione a caso come se piovesse e centinatia di pagine di descrizione degli stessi personaggi. Viene da chiedersi il perchè di tanto successo ma ancor di più perchè Salani (l’editore) al cospetto della “gallina grassa” non ha mosso un dito per correggere il tiro. Badate bene non voglio passare per una bacchettona tignosa che afferma che questi “sono libri per ragazzini ottusi e sgrammaticati“, ma per quanto ci abbia provato, anche fosse per pura curiosità sociologica a pagina 295 (ne ho percepite almeno mille) ho deciso di dire basta e mettere fine a questo strazio letterario. La trama è originale come le frasi di Paulo Coelho sotto le foto in bikini postate sui social. Ambientato in America con l’evidente lacuna che a dispetto del nome d’arte (immagino volutamente fuorviante), l’autrice è Italiana e naturalmente si percepisce perché della cornice viene detto poco o nulla. I protagonisti sono due orfani, lei super empatica e lui ultra narcisista: vengono adottati in coppia alla soglia della maggior età con una facilità con cui nella realtà non puoi prendere in affidamento nemmeno un gattino. In questo modo potrà così continuare il rapporto sempre più tormentato di attrazione e repulsione tra i due. Rigel ama Nica profondamente ma non sente di meritarala, lei ne è attratta ma lo fraintente in maniera idiota per metà romanzo in un tira e molla inconcludente fino allo sfinimento, in questo caso il mio. Più di una volta mi sono trovata a saltare pagine di descrizioni e a paventare la rinuncia. Detto ciò una parte di me è un pò triste poichè i personaggi non mi dispiacciono del tutto, ho trovato caratterizzazioni peggiori. Tuttavia un romanzo dovrebbe essere molto di più, soprattutto davanti al Fabbricante di lacrime che ha venduto più di 200000 copie. Continuo pertanto a non comprendere l’inspiegabile successo di questa autrice pur non sentendomi una lettrice pretenziosa o raffinata e ho deciso di dedicarmi ad altre letture magari meno virali ma più meritevoli d’attenzione.

Il teschio parlante

Il secondo volume di Jonathan Stroud non ha deluso le mie aspettative, un degno sequel del primo capitolo, con il pregio di strutturare la storia in maniera da essere svincolata e indipendente dallo stesso. Anthony Lockwood, Lucy Carlyle e George Cubbins si troveranno alle prese con un incarico misterioso e un fantasma dal passato oscuro e raccapricciante. Ho trovato intrigante il personaggio del teschio parlante e Stroud riescie sempre a solleticare la curiosità del lettore. Non è facile fare episodi all’altezza del primo ma questo autore ci è riuscito. L’unica cosa che mi dispiace è che per il momento le traduzioni del testo in Italiano sono solo dei primi due capitoli, i successivi si trovano solo in lingua originale.

Recensione di “Nelle pieghe del tempo”

Nelle pieghe del tempo è un film del 2018 prodotto dalla Disney. Dal trailer pensavo a qualcosa di carino che ricordasse Come d’incanto ed ero felice che non si trattasse dell’ennesimo live action. Innanzitutto notiamo anche qui la peculiare ossessione della pluralità culturale degli ultimi anni, il chè sinceramente se rende tranquilli loro a me non disturba affatto. Il problema sembra però che più il cast appaia così variegato più ci si dimentichi di curare un dettaglio non trascurabile… la trama. Sembra che basti avere un cast multi etnico per avere un film degno di essere prodotto, in realtà il cast può essere come gli pare basta che ci sia una storia da raccontare. Se dovessi fare un riassunto di questa pellicola avvrei serie difficoltà poichè non si capisce assolutamente nulla, vi è solo un sussesugursi di effetti speciali e vestiti improbabili. Persino Reese Witherspoon, che solitamente mi piace, qui regala una performance allucinata, forse perchè nemmeno lei ha capito che personaggio dovesse interpretare. Probabilmente il peggior film disney di sempre visto fino ad oggi.

Recensione di L’ombra del vento

L’ombra del vento è probabilmente il testo più noto di Zafon, la storia tuttavia non mi ha appassionata come avrei voluto. I personaggi per quanto ben descritti non mi hanno conquistato. La trama è abbastanza contorta e le coincidenze che fanno un pò da “fil rouge” tra passato e presente sono il più delle volte forzose e intuibili. Ho trovato il testo noioso fino al giro di boa, mi ricordava fin troppo altri libri che ho letto dello stesso autore. Quando la storia si è concentrata sul passato in modo chiaro è diventata invece più appassionante. Spesso Zafon mette nei suoi testi scrittori irrisolti o esseri mostruosi che non sempre sono malvagi, il che va nella direzione di creare personaggi complessi, in cui la distinzione tra buono e malvagio diventa labile. I suoi soggetti sono sempre veri e vitali, paradossalmente ho notato un’attenzione particolare a quelli secondari. In questo romanzo ho amato il disvelamento del personaggio di Julián Carax, quello di Nuria e di suo marito. Ho trovato forzosa invece la storia parallela con Beatriz poichè Daniel appare un pò volubile e troppo sensibile alle grazie femminili. Devo inoltre dire che finalmente l’epilogo non è fumoso o struggente ma porta con sè speranza, mi sono commossa, il che penso sia il complimento più sincero da fare a uno scrittore.

Recensione di “Mare fuori”

Mare fuori è una serie televisiva italiana prodotta da Rai Fiction e Picomedia, distribuita a partire dal 2020. La serie racconta le vicende di alcuni detenuti e di alcuni membri del personale dell’immaginario IPM (istituto penitenziario minorile) di Napoli, liberamente ispirato al carcere di Nisida. I personaggi principali sono Carmine (Massimiliano Caiazzo), giovane appartenente al clan mafioso dei Di Salvo, che ne rifiuta il tipo di vita ed espedienti e Filippo Ferrari (Nicolas Maupas) rampollo della Milano bene che a causa di un tragico e stupido gioco finirà assieme a Carmine presso l’IPM. Tra il cast di adulti avranno un ruolo centrale il Commisario Massimo Valente (Carmine Recano) e per le prime stagioni la direttrice Paola Vinci interpretata all’attrice Carolina Crescentini. A differenza di serie dello stesso tipo, Mare Fuori ha toni più morbidi e romanzati, puntando molto sulle relazioni amorose. Una scelta vincente visto il sucesso della serie. Attori di talento effettivamente ne troviamo diversi, a partire dai rodati Recano e Crescentini, fino ai giovani come Giacomo Giorgio (Ciro Ricci), Nicolas Maupas (Filippo) e Matteo Paolillo (Edoardo). Nel complesso comunque il cast è convincente e affiatato, benchè l’IPM paia più un collegio dove i ragazzi fanno un pò ciò che gli pare. Gli unici a non avermi convinto come attori sono Antonio Orefice (Toto) e in particolare Filippo Soavi (Sasà). Massimiliano Caiazzo (Carmine) inizia a essere più d’impatto solo durante la terza stagione, grazie al supporto della carismatica Maria Esposito nel ruolo di Rosa Ricci. Belle anche alcune canzoni impiegate nella colonna sonora. Benchè la storia nel complesso sia poco verosimile non mancano momenti crudi capaci di urtare la sensibilità dello spettatore. Una serie carina che prende molto durante la visione ma che alla fine lascia un pò di dubbi.