
“Una delle cose che preferisco degli umani: carestie, povertà, malattie, potreste risolvere tutto quanto. Solo con il denaro. E non lo fate. Insomma, se sottraeste un briciolo di tempo ai vostri futili viaggi, alle crociere di piacere, alla milionaria corsa allo spazio. Diamine, se smetteste di fare film e TV per un anno e spendeste i soldi per ciò che è necessario, potreste risolvere tutto e ve ne avanzerebbero.“ Monologo Verna episodio 8

La caduta della casa degli Usher è una mini serie tv del regista Mike Flanagan. Ogni episodio s’ispira a un racconto o a una poesia di Edgar Allan Poe, avendo tuttavia una trama complessiva che si costruisce episodio dopo episodio. Il protagonista della storia è Roderick Usher il capostipite di una delle famiglie più ricche d’America grazie alla commercializzazione del Ligodone, un controverso farmaco prodotto dalla casa farmaceuatica che amministra insieme alla sorella Madeline Usher. Roderick ha sei figli, spesso il frutto di storielle occasionali, di cui si fà carico ma che in un modo o nell’altro cerca di mettere in competizione sul piano a lui più caro, quello del business. I primi due episodi sono il più grande deterrente della serie. Vengono messe sul fuoco troppe cose tutte insieme: flashback frammentati, troppi personaggi sconosciuti e una chiave di lettura che in parte è realistica e in parte no, creando molta confusione e in certi casi perfino la sospensione della visione. A questo giro tuttavia sono felice di aver tenuto botta poichè penso sia una serie horror davvero ben fatta. La caduta della casa degli Usher non parla difatti dei mostri classici, ma di quelli che abitano ognuno di noi, salvando poche e rare eccezioni. Benchè la serie ricalchi alcuni fatti tristemente reali come l’epidemia Usa da abuso di oppioidi non vuole essere un documentario come Painkiller, ma l’espediente per dare un volto al lato oscuro del capitalismo, in questa costante guerra tra sopravissuti, nella maggior parte dei casi privi di empatia, morale e umanità e il resto del mondo. La serie però non condanna tutta l’umanità, quà e là trova anime redenti (Juno Usher e Morelle Usher) o eroi veri come Auguste Dupin che a dispetto della scalata impossibile verso la giustizia non perdono la speranza, percepita dagli Usher come una debolezza ma probabilmente la forza più resiliente a disposizone di chi vuole credere che un mondo migliore sia possibile.
