Recensione di Dune (parte due)

A distanza di tre anni dal primo episodio, finalmente anche in Italia esce il secondo capitolo della spettacolare saga di fantascienza nata dalla penna di Frank Herbert e diretta da Denis Villeneuve. Durante l’attesa, ho letto i romanzi, che, se da un lato hanno privato la visione della sorpresa, mi hanno aiutato a comprendere la trama. Il regista cerca di rimanere fedele ai romanzi e il cast è ben scelto. Timothée Chalamet è stato eccezionale e il suo carisma, unito a una certa dose di umiltà, rende il suo personaggio davvero epico. Un plauso anche all’antagonista nel ruolo di Feyd-Rautha Harkonnen, interpretato da Austin Butler, è stato impressionante. La fotografia, gli effetti speciali e la ricostruzione di Arrakis sono stupendi, trasportandoci direttamente nella mente di Herbert e dando vita al suo mondo con grande precisione. Tuttavia, ci sono alcune parti che generano confusione; se da un lato si spiega che non vi è nulla di veramente mistico in Paul, dall’altro vi sono troppe cose misteriose, come l’uso della voce e i poteri premonitori, che non possono essere imputati solo all’acqua della vita. Villeneuve avrebbe potuto colmare questi vuoti di trama per conferire alla storia una maggiore coerenza interna. Nel complesso, è stato un bel film, più o meno come me lo aspettavo.

Recensione di Dune (Frank Herbert)

Dune è un romanzo di fantascienza pubblicato da Frank Herbert nel 1965, primo volume del ciclo di Dune. La storia è ambientata in un impero galattico del futuro, che miscela sapientemente elementi mediovaleggianti ad altri futuristici. Centrali nelle vicende sono le vicissitudini della famiglia dinastica degli Atreides, obbligata dall’Imperatore Padishah a lasciare la propria patria natale, per avventurarsi sull’inospitale pianeta Arrakis, liberandolo definitivamente dalla piaga del regime spietato degli Harkonnen. Le cose tuttavia non sono come sembrano e benchè la famiglia ducale ne sia consapevole ciò non impedirà il rapido precipitare degli eventi. Il lavoro di Herbert è stato molto minuzioso, soprattutto nella ricostruzione puntuale del suo universo immaginario. Il pianeta desertico di Arrakis è caratterizzato molto bene come la psicologia dei suoi abitanti, abituati alla mancanza d’acqua e a una vita dura e austera. L’autore tuttavia non si limita a questo, descrive molto bene anche i retroscinena alla base della nascita del mito del Kwisatz Haderach, con le trame oscure dell’ordine Bene Gesserit e le basi per la formazione di un super uomo, i cui poteri non sono davvero mistici ma frutto di un puntuale adestramento sia mentale che fisico unito all’uso di particolari sostanze psicoattive che ne potenziano le percezioni. Nel complesso una lettura affascinante e appassionante che spinge il lettore a voler leggere i capitoli sucessivi. Il testo ha avuto un grade successo ed è stato fonte di ispirazione per molti autori e registi, un esempio tra tutti l’iconico Star Wars. Lo stesso Dune è stato oggetto di trasposizione cinematografica, la più recente uscita nel 2021 a opera del regista Denis Villeneuve.

Recensione di Dune un film di Denis Villeneuve

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Dune è tratto dal romanzo di fantascienza omonimo scritto da Frank Herbert nel 1965, testo che ha influenzato le produzioni di genere negli anni a venire, in primis Star Wars. Non sapendo gli antefatti si potrebbe credere che il film sia un patchwork variegato di cose già viste, con elementi Steampunk uniti a un assetto medievaleggiante. La realtà è che fu Herbert a inventare molti scenari poi riutilizzati in altri contesti narrativi, persino la recente serie spin off The Mandalorian, con il suo culto ricorda molto quello delle streghe Bene Gesserit. La storia di per sé è complessa e avvincente, un mondo nuovo, una famiglia nobile gli Atreides con un incarico che sembra un dono ma che nasconde numerose insidie. Un giovane erede al titolo, insicuro, pallido ed emaciato che vorrebbe fare di più per la sua casata. Torbidi segreti, circondano la sua nascita e pesante aleggia su di lui una profezia, che lo vedrebbe come il messia (Matrix) che salverà il popolo di Arrakis. Il cast è preparato, l’attrice che mi ha colpito di più è Rebecca Ferguson nel ruolo della madre di Paul. Il protagonista, intrepretato da Timothée Chalamet, in certe scene mi è sembrato forzato, per non parlare della tanto acclamata Zendaya al festival di Venezia, che di fatto in questo episodio regala solo belle inquadrature. Gli scenari, i costumi e gli effetti speciali sono molto curati. Per quello che riguarda la sceneggiatura, ci sono dei punti in cui ci si perde. Molto sfruttato l’uso ripetuto di colpi di scena, che rende la pellicola avvincente, tuttavia vi è un’esagerazione in certe sequenze che lo rendono poco plausibile. Nel complesso ci sono ottime premesse per questa saga, che ritorna ancora a far parlar di sé dopo 56 anni, prendendosi nuove lodi. Frank Herbert per la sua opera ha vinto tutto ciò che poteva vincere e certamente non ha bisogno di un revival postumo, tuttavia l’originalità e la complessità del suo testo meritano di restare in vita anche per le generazioni contemporanee. La fantascienza, soprattutto in Italia è ancora un genere minore, benché vi sia una vivace produzione, soprattutto di testi che mixano tra fantasy e fantascienza. Questi colossal hanno il merito di gettare una luce verso questo ramo narrativo che per il bel paese è classificato ancora come genere per ragazzi. Più di questo non posso dire poiché i film a puntate lasciano sempre un po’ d’insoddisfazione, abituati oggi come oggi allo streaming che permette di godere di serie ben fatte con episodi subito disponibili, tuttavia resta una buona scusa per tornare al cinema.

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