Recensione di Cruella

Sono molteplici le pellicole che tentano di spiegare la genesi del male, per la Disney mi torna alla memoria Maleficent, per la Marvel c’è l’imbarazzo della scelta. A prescindere comunque dal cattivo c’è sempre il non trascurabile dettaglio del raccordo con il suo futuro, noto e immutabile. Devo dire che il regista, Craig Gillespie, ha fatto un lavoro molto interessante, non era facile rendere plausibile e in qualche misura amabile un personaggio tanto spregevole, superficiale e spietato come Cruella de Vil. Emma Stone è stata molto brava, l’ho adorata e in qualche misura il risentimento verso questo personaggio è venuto meno. Il problema tuttavia è questo, nella Cruella della Stone c’è una profondità, c’è del buono, vi è la visione di un sogno e molto impegno per realizzarlo. Il voler far diventare questa Cruella il folle personaggio interpretato nel film la Carica dei 101 da Glenn Close è una forzatura, come lo è voler a tutti i costi creare connessioni con altri personaggi, a partire da Anita Darling (qui inspiegabilmente giornalista, ex compagna di scuola e di colore) a finire con il profondo rapporto di fratellanza con i famigerati scagnozzi. Nei fatti tutto il film cerca di infilare personaggi ben strutturati, tra luci e ombre, in qualcosa di piatto e monocromatico. Non vi sono evidenze che questa Cruella possa nei fatti diventare quella che conosciamo a differenza della Baronessa, una degna Cruella alla Glenn Close, con uno spessore interiore ed emotivo nullo e un egocentrismo e un cinismo assoluto. Persino il ruolo dei cani, che ovviamente sono centrali in questa storia, è simpatico e positivo e Cruella non odia gli animali poiché uno dei suoi migliori amici è proprio un cagnolino e persino i malvagi dalmata di questa pellicola si riscattano non dando al personaggio nessun vero motivo per odiarli. Nel complesso un film che mi è piaciuto molto ma che a mio avviso tenderebbe a un sequel diverso.

Recensione di A Teacher una serie di Hannah Fidell

A Teacher è una mini serie statunitense disponibile sulla piattaforma Star di Disney Plus. La trama di per sé non ha nulla di originale, tuttavia la regista riesce a realizzare un lavoro interessante e in un’ultima analisi affatto scontato. La serie inizia lenta, trasmettendo una certa spensierata leggerezza. Lui è il tipico bravo studente americano alla soglia della maggiore età, avvenente e con una sviluppata intelligenza emotiva se messo a confronto con i suoi coetanei. Lei è una trentenne non particolarmente bella, di professione insegnante, frustrata dal non essere divenuta mamma. Tra i due scatta la scintilla e una passione difficile da controllare, il tutto appare come un sogno, una bolla magica di passione e desiderio. Le cose cambiano quando la relazione diventa di dominio pubblico facendo venire tutti i nodi al pettine. Non è facile prendere una posizione, poiché quello dell’insegnante è un ruolo delicato per la formazione dei ragazzi, tuttavia non si usa dire che l’amore non ha età? Supponendo che i due si fossero conosciuti anche solo un anno più tardi con dodici anni di differenza qualcuno avrebbe potuto al limite storcere il naso, ma nulla di più. In A Teacher emerge prepotentemente il peso della morale sociale, capace di distorcere la realtà, di creare vittime e carnefici dove non ce ne sono e di condizionare la vita delle persone plasmandone ambizioni e desideri, in un mondo dove il libero arbitrio resta un miraggio. La consiglio assolutamente, una serie che fa riflettere per il suo epilogo.