Le infinite vite del Cinema: Casper, il primo amore impossibile

Questo articolo spero sia solo il primo di una lunga serie della nuova rubrica “Le infinite vite del cinema”, dedicata ai film, più o meno noti, degli anni ’90 che hanno accompagnato la crescita di un’intera generazione. L’idea è quella di riscoprirli insieme e farli conoscere anche alle nuove generazioni, perché non sempre nuovo è meglio.

Il primo film di cui voglio parlare è Casper, diretto da Brad Silberling e interpretato da una giovanissima Christina Ricci nel ruolo di Cat, e – seppur per un breve ma intensissimo momento – da Devon Sawa nel ruolo umano di Casper. Questo film compie qualcosa di importantissimo: trasforma uno dei “mostri” classici della nostra infanzia in qualcosa di completamente diverso. Casper è un fantasma, sì, ma è buono, gentile, tenero. Il suo unico desiderio non è spaventare, ma non restare solo. Tra le pieghe della fantasia, il film affronta temi profondamente universali, soprattutto per i preadolescenti: la paura di non piacere, di non essere compresi, di restare soli. Cat, già alle prese con un’età fragile, vive con un padre che, dopo la perdita della moglie, decide di dedicare la propria vita al paranormale, viaggiando per l’America alla ricerca di fantasmi da “psicanalizzare”. Rivederlo da adulta e da madre offre una chiave di lettura diversa anche sul ruolo del padre. È lui, più della figlia, a non aver superato il lutto. È il suo dolore a impedirgli di essere la figura stabile e rassicurante di cui Cat avrebbe bisogno. Eppure, nonostante tutto, le vere forze in gioco restano l’amore e l’altruismo. Valori che non dovrebbero mai passare di moda. Per un destino non del tutto casuale, Cat e Casper si incontrano, dando vita a una delle storie romantiche più tenere – e più malinconiche – di sempre. Per chi lo ha visto tanti anni fa, consiglio di rivederlo: a distanza di tempo non perde la sua magia, anzi, la arricchisce di nuove sfumature.
E per chi non l’ha mai visto, forse è il momento giusto per lasciarsi sorprendere.

Recensione di Mercoledì

La famiglia Addams torna alla ribalta sul piccolo schermo, incentrando l’attenzione su uno dei personaggi più accativanti, ossia la giovane e gotica Mercoledì, focalizzandosi sulla sua adolescenza. A causa del suo carattere vendicativo e protettivo verso il fratellino Pugsley viene espulsa da una scuola “normale” e viene iscritta alla Nevermore Academy, un istituto riservato ai “reietti” cioè ragazzi con facoltà o caratteristiche paranormali. Per la prima volta viene spiegato che gli Addams sono creature sopranatturali, al pari di licantropi, gorgoni e sirene, in una realtà dove la loro esistenza è nota sebbene non apprezzata da tutti, cda cui ne scaturisce il messaggio della serie, la difficoltà nell’accettare chi è diverso. A Mercoledì viene assegnata una coloratissima compagna di stanza di nome Enid. Benchè in questa serie vi siano degli elementi postivi che lasciano un segno come i maestosi scenari, uno tra tutti l’evocativa vetrata della stanza di Mercoledì e Enid, nel complesso non l’ho trovata meritevole di tutta questa attenzione mediatica, in quanto la trama non è ben strutturata, temporeggia per poi sviluppare quasi tutta la vicenda rilevante nell’ultima puntata, in modo raffazzonato e frettoloso. Trovo inoltre che l’interpretazione della Ortega sia poco fluida, più robotica che gotica e anche il ruolo asseganto a Cristina Ricci è stato abbastanza deludente, per non parlare degli altri membri della famiglia, l’unica a salvarsi è solo Mano. La trovo in linea con altre teen serie, ciò che mi urta tuttavia è la viralità e il rendere iconico qualcosa solo vivendo di rendida un pò come stanno facendo con Star Wars, senza impegnarsi più di tanto. Invisibile, se c’è stata, l’impronta di Tim Burton.

Monster un film di Patty Jenkins

QUANDO L’UNICO AMORE

CHE CONOSCI SI CHIAMA ODIO

1

(Voto 9 su 10)

Da vedere? Si, ma molto impegnativo

Un film forte, crudo e cruento, una storia che probabilmente non si voleva conoscere, un grido d’aiuto che non sarà ascoltato da nessuno. Non è piacevole pensare al lato oscuro e perverso del mondo, è più facile far finta che non esista.  Un film del 2003 che non ho mai avuto il coraggio di vedere, nonostante Charlize Theron; un’interpretazione la sua che ha dell’incredibile. In questa pellicola diventano protagoniste la mediocrità e la bassezza, nonché l’ultima persona che la storia vorrebbe ricordare, una prostituta omicida che ci racconta la sua vita e ci introduce nel suo spietato e precario mondo. Vi sono in gioco molti temi etici: il bigottismo nei confronti dell’omosessualità, le perversioni degli uomini che affollano le strade in cerca di piacere a pagamento e la vita incompiuta di una donna che cerca il suo posto nel mondo senza trovarlo. Nel caso di Aileen Wuornos la giustizia ha fatto il suo corso ed in un modo imprevedibile e non lontanamente desiderabile le ha regalato una forma perversa di fama, quasi una beffa rispetto ai suoi romantici sogni infantili.  Per questo voglio concludere la recensione con il monologo di apertura del film, in cui una dolce bambina interrotta sognava solo di essere vista e amata.

“Sì, avevo un sacco di sogni. Forse voi mi prenderete per una vera romantica, però io credevo sinceramente che un giorno questi sogni si sarebbero avverati. E così stavo lì ore e ore.Con il passare degli anni ho imparato a non confessarlo più agli altri, dicevano: sono tutti sogni. Ma a quel tempo io ci credevo con tutto il cuore, e così quando mi sentivo giù mi nascondevo coi miei pensieri nell’altra mia vita dove ero un’altra persona. Mi piaceva l’idea che tutta quella gente non sapesse chi sarei diventata, tanto prima o poi l’avrebbero visto. Avevo sentito dire che Marylin Monroe era stata scoperta in un negozio a vendere bibite e pensavo che anche a me sarebbe potuto succedere, e così ho incominciato da giovanissima ad andare in giro a cercare segretamente la persona che mi avrebbe scoperto. Era questo. O magari quest’altro. Chi può dirlo? Anche se non potevano farmi arrivare fino in cima come Marylin, potevano comunque credere in me quanto bastava, mi potevano vedere per quello che ero in grado di diventare, pensare che ero bellissima come un diamante grezzo, potevano condurmi verso la mia nuova vita, il mio nuovo mondo dove tutto sarebbe stato diverso.Sì, ho vissuto tanto tempo in questo modo, nella mia testa, sognando così. Era bello ma un giorno è finito tutto.

I due volti di Charlize Theron

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