Recensione Fabbricante di lacrime

Il panorama letterario italiano è stato scosso, nel 2022, da un fenomeno editoriale che ha travolto le vendite grazie al potere virale di BookTok su TikTok. Con quasi mezzo milione di copie vendute, “Fabbricante di lacrime” ha dominato indiscutibilmente le classifiche, diventando il libro più venduto dell’anno in Italia. Un successo così straripante che inevitabilmente ha portato alla sua trasposizione cinematografica. Tuttavia, il film non è riuscito a fare miracoli, poiché la storia, a dispetto di quanto detto sopra, è quella che è. La recitazione degli attori lascia molto a desiderare, con performance che spesso scadono nell’odiosa tendenza bisbigliata, un cliché troppo frequente nel cinema italiano. Questo stile recitativo non solo rende difficile seguire il dialogo ma aggiunge un ulteriore strato di artificiosità a una narrazione già di per sé superficiale. Un punto a favore, se così si può dire, è che la visione del film può risultare leggermente meno tediosa rispetto alla lettura del libro, nonostante la narrazione rimanga banale e prevedibile. La storia, infatti, non sembra ambire a molto più che condurre i due protagonisti tra le lenzuola, navigando acque poco profonde di un erotismo soft che lascia poco spazio a una vera e propria esplorazione emotiva. Un film talmente soporifero che ha avuto la meglio persino sulla resistenza di mio marito, caduto nel sonno quasi immediatamente. In conclusione, la mia perplessità su come questa storia abbia potuto riscuotere un tale successo rimane. Nonostante le mie aspettative fossero temperate, la trasposizione cinematografica ha confermato i miei timori, offrendo una visione che difficilmente potrei consigliare. In definitiva, sembra che il vero mistero sia capire l’origine del fascino che ha catturato così tanti lettori.

Recensione Supersex

Supersex è una miniserie italiana del 2024 diretta da Matteo Rovere, Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni. Racconta dagli albori l’ascesa al successo di Rocco Siffredi. Rocco nasce a Ortona in una famiglia molto umile e vive avendo come modello suo fratello maggiore, Tommaso, che con l’ambizione di “fottere il mondo” s’inserisce ben presto in giri loschi. Rocco raggiunge il fratello a Parigi, dove scoprirà la gioia del sesso libero e muoverà i primi passi verso quella che sarà la sua carriera. Ho trovato i primi due episodi abbastanza ridicoli, in quanto paragonare un pornoattore a un supereroe mi sembra davvero troppo. Dopo il terzo episodio e il più che maldestro salto temporale in cui Rocco invecchia (solo lui) tutto di colpo, la trama mi è parsa più interessante e trovo che l’interpretazione di Alessandro Borghi abbia dato profondità ed eleganza al personaggio. Il cast nel complesso è ben scelto, in particolare mi hanno colpito positivamente Gaia Messerklinger nel ruolo di Moana Pozzi, Vincenzo Nemolato nel ruolo di Riccardo Schicci e Tania Garribba nel ruolo della madre di Rocco. In questa serie viene messo l’accento sui retroscena della vita di un personaggio molto chiaccherato ma anche invidiato e su come il porno possa non essere, nemmeno per un uomo, la carriera ideale. Una serie interessante che si sofferma anche su dinamiche intime, come il rapporto di succubanza che Rocco aveva con la madre e di come certi affetti non passano mai, anche se ci hanno danneggiato. Detto questo sono dell’idea che esistano personaggi più nobili che meritano visibilità. Rocco benché testimonial del liberismo sessuale ha sempre pensato solo al suo piacere e ai suoi scopi e in questo non ci vedo nessun superpotere ma l’ennesimo pedone in mano al capitalismo in cui tutto diventa lecitamente di uso e consumo.