Recensione di Grazie Ragazzi

Grazie Ragazzi è una commedia italiana girata dal regista Riccardo Milani. La storia è un remake nostrano di un film francese che attinge alle vicende di un’esperienza reale vissuta nelle carceri svedesi. Al centro della scena troviamo il bravo e capace Antonio Albanese che nel film interpreta un attore teatrale fallito che per tirare a fine mese fa il doppiatore di film pornografici. Un suo amico attore più affermato e conosciuto lo incastra in un progetto statale, un mini corso di teatro in un penitenziario. All’iniziativa aderiscono solo in pochi ma Antonio intravede in questi ragazzi gli interpreti perfetti dell’opera di Samuel Beckett, Aspettando Godot. Il cast, fatta eccezione per Sonia Bergamasco, mi è piaciuto moltissimo, in particolare l’interpretazione di Giacomo Ferrara che si dimostra un promettente attore teatrale a dispetto dell’età anagrafica. Questo per me è un aspetto molto importante poichè solitamente gli attori italiani hanno una formazione strana che li rende spesso poco fluidi e convincenti (ne è palese esempio, anche qui, Sonia Bergamasco). La storia tuttavia, benchè tocchi la pesante realtà carceraria, è un pò all’acqua di rose, troppe delle vicende raccontate appaiono poco realistiche e romanzate. Nel complesso una commedia carina ma non un capolavoro.

Recensione di Babylon

Babylon è un film diretto dal giovane e talentuoso regista Damien Chazelle, che racconta in una pellicola dinamica e avvincente la storia del cinema degli anni’ 20 nel periodo in cui le proiezioni passarono dal muto al sonoro. La storia di per sè non ricalca personaggi autentici, tuttavia il personaggio interpretato da Brad Pitt, Jack Conrad è un mix tra John Gilbert e Rodolfo Valentino. Margot Robbie si inspira alle attrici più brave dell’epoca ma in particolare a Clara Bow. Chazelle racconta un’epoca folle, in cui droga e alcol scorrono a fiumi tra perversioni indicibili e giochi di potere spietati, in una realtà crudele in cui ogni cosa è effimera e volubile. I protagonisti cercano a loro modo di farsi strada in questo caotico mondo ma per ogni brillante ascesa è sempre in agguato una rovinosa caduta, la dipendenza dalla fama sibila come un malevolo serpente bramosa di un’altra dose. Un film che mi ha colpito molto e che consiglio.

Recensione – Avatar – La via dell’acqua

A distanza di 13 anni dal primo capitolo finalmente il nuovo film di James Cameron prende vita sul grande schermo. Sinceramente non ho mai pensato ad Avatar come ad un film con un plausibile o interessante seguito, per me è stato un film eccezionale che non necessitava di ulteriori aggiunte, tuttavia comprendo le ovvie ragioni nel puntare su qualcosa che ha già funzionato. Nel primo film assistiamo alla struggente e impossibile storia d’amore tra Jake Sully e Neytiri, mentre nel secondo capitolo manca ciò che solitamente si vede nelle fiabe e cioè cosa accade dopo il vissero per sempre felici e contenti. Centrale e quasi asfissiante il tema della genitorialità, Cameron vuole rimarcare il concetto che diventare genitori ti cambia la vita. La famiglia Sully gioca in difesa lasciando al passato atti di eroismi e gloria, vedendo nella pace la vera via. Gli sviluppi avrebbero potuto essere molteplici e nonostante ritenga il film lontano dal poter essere definito brutto credo che in tredici anni si potesse sviluppare una trama decisamente migliore, il ritorno di Quaritch in versione clone Na’vi ne è un palese esempio che mi lascia perplessa. Spunti più validi e ragionevoli ce ne sarebbero stati molti, dopotutto se l’umanità è in pericolo di estinzione e su Pandora esiste una sostanza in grado di far ringiovanire chi investirebbe risorse sulla vendetta di uno psicopatico guerrafondaio? Cameron decide di farlo e questo a mio avviso crea una trama poco originale e mina un po’ la sospensione di credulità dello spettatore. L’introduzione del clan del mare è suggestiva e riavvicina il regista a un elemento a lui caro, in cui Titanic e Avatar si fondono in sequenze adrenaliniche e suggestive. Trovo esagerata la durata del film e come vengano poco sviluppate le relazioni tra le nuove generazioni Na’vi, se l’amore è uno dei fili conduttori, io avrei osato un po’ di più nel sentimento che nelle scene di lotta. Graficamente è tutto molto spettacolare ma trovo che ci sia stato poco impegno nella differenziazione dei Na’vi maschi che sembrano tutti uguali ed è difficile talvolta riconoscerli. Vincente benché inaspettato il personaggio di Spider. Nel complesso un film godibile ma trattandosi di un film di Cameron mi aspettavo qualcosa di più romantico. Deludente il finale aperto che vuol dire tutto o nulla.

Recensione di Elvis

Elvis è un film del 2022 diretto dal regista Baz Luhrmann che racconta la storia del divo del rock Elvis Presley. La voce narrante è quella del Colonnello Tom Parker, il sedicente manager dell’artista. Viene dato risalto al viscerale rapporto di Elvis con sua madre e con la comunità afro americana. Le novità introdotta da Presley nel panorama musicale riprendono le sonorità, i colori e le movenze delle comunità di colore che all’epoca non avevano l’occasione di dare voce ai propri talenti al di fuori dei loro quartieri. Presley pagò a caro prezzo la sua ribellione contro la censura e la diffusa mentalità raziale. L’influenza del colonnello Parker, sebbene contribuì al successo del divo, lo fece cadere in una depressione esitenziale, lenita da droga, farmaci e sesso facile, per sostenere i ritmi folli del circo dorato creato introno alla sua persona. Sebbene sia un bel film, ho trovato che vi siano stati dei tagli eccessivi nella trama, non è chiaro come dopo il suo ritorno dal servizio militare obbligatorio Elvis abbia potuto fare quello che faceva prima, non è stato aprofondito più di tanto il rapporto con la moglie Priscilla e gli amici parassiti del divo restano per lo più sullo sfondo senza un nome né una tangibile contestualità. In Elvis viene mostrato ancora una volta il lato oscuro del successo, non è infatti chiaro come un uomo così carismatico capace di dividere l’opinione pubblica non sia riuscito a liberarsi dal suo infido manager. C’è molta amarezza nell’apprendere che per raggiungere l’immortalità artistica il prezzo da pagare sia una tremenda solitudine accompagnata da un alone do costante infelicità.

Il manifesto di una generazione

Recensione del film “Boyhood” Richard Linklater

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Una pellicola veramente particolare che merita assolutamente di essere vista. Un film che è cresciuto con gli attori, mettendoci 12 anni per vedere la luce. Il film preferito di mio padre è «L’albero degli zoccoli», sicuramente una pietra miliare del cinema ma vi garantisco che a 12 anni era una vera tortura.I miei nipoti, se mai ne avrò, probabilmente vedranno questo film e proveranno la stessa cosa.

Il mondo di oggi è diverso da quello dei nostri avi, la maggioranza delle famiglie sono poco numerose, spesso divise e ancora più sovente capita di avere delle famiglie allargate. Se una volta lo spirito della comunità e del dovere era forse più forte, oggi troviamo  uomini magari validi, ma che maturano troppo tardi, oppure a uomini  maschilisti e prepotenti ancora oggi. Assistiamo a tanta solitudine, a madri sole senza aiuti e a padri che si possono permettere di vivere come adolescenti fino a tarda età. Il ruolo della donna nella società comincia a mutare, ma ancora molto molto lentamente. Le diversità con il modello generazionale europeo però  risulta marcata a dispetto della tanto pubblicizzata globalizzazione. Lo stesso film, fatto in Italia sarebbe molto diverso, sempre che possa essere prodotto da qualcuno. In America il nazionalismo è veramente molto forte, viene inculcato nelle menti sin dalla più tenera età, bello crescere in un paese dove ti dicono che i tuoi sogni possono diventare realtà. Noi qui ci sentiamo dire solo cose negative, come se essere Italiani fosse più una vergogna che un pregio.Inoltre molta è l’importanza data alle arti creative come la musica, la danza, il teatro, la scrittura creativa e la fotografia; discipline  che qui in Italia sono di secondo o terzo piano e non sicuramente alla portata di tutti.

Pubblicato nella sezione pubblico su MyMovies.it:

http://www.mymovies.it/film/2014/boyhood/pubblico/?id=705064

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