Tra record d’incassi e bisogno di spiritualità: Buen Camino

Buen Camino è l’ultimo film di Checco Zalone e, come ormai accade spesso, ha fatto parlare di sé più per il record d’incassi che per il film in sé. Normalmente aborro questo tipo di narrazione, ma vista la situazione difficile dei cinema oggi – diventati quasi dei panda da tutelare a causa delle mille e duecento piattaforme streaming che spuntano come funghi – devo ammettere che, in fondo, un po’ mi fa anche piacere. Quale sia la magia di Zalone, sinceramente, non lo so. Però, a differenza di altri comici – come ad esempio Angelo Duro, che trovo pessimo – Zalone è simpatico e riesce davvero a strappare più di un sorriso. De Sica ha detto che lui gioca sul politicamente scorretto, e questo è vero: Zalone gioca con la retorica buonista dei nostri giorni, dove basta un post sui social per rischiare una querela, perché il tabù su qualsiasi cosa è sempre più diffuso. Nella comicità esiste una sorta di licenza di “sparare a zero”, e questo piace al pubblico: viene detto ciò che molti pensano intimamente ma non hanno il coraggio di esprimere. Poi ci sono quelli che lo pensano e lo dicono apertamente. In questo senso, questa comicità riesce ad arrivare un po’ a tutti. Zalone, del resto, si propone sempre come una figura fortemente ignorante ma fondamentalmente buona: un padre, un amico, qualcuno in cui è facile riconoscersi. Rispetto ai suoi film precedenti, probabilmente questo è meno memorabile. Tuttavia mi è piaciuta molto l’idea di usare il Cammino di Santiago come location. Questo pellegrinaggio sta diventando sempre più di moda e forse dovrebbe far riflettere: per molte persone, come la protagonista del film, avere tutto dal punto di vista materiale non basta più. Si sente il bisogno di qualcosa di più semplice, esperienziale, sociale e persino spirituale. Nel complesso, quindi, l’ho trovato un film carino e divertente, che merita di essere guardato.

Quo Vado? un film di Gennaro Nunziante

NON FIRMARE CHECCO!

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( Voto 6,5 su 10)

Da vedere? Si

Tutte le volte sono diffidente e mi faccio pregare per vedere i suoi film, ma poi mi tocca ricredermi. Di Quo Vado? ne parlano tutti in questo periodo e per una volta posso dire che non è solo una trovata pubblicitaria. La comicità è un’arte, dunque l’apprezzamento o meno di questo film è molto soggettivo. A me è piaciuto a tratti più dei precedenti, forse perché si è ironizzato su temi che mi stanno a cuore. La stabilità lavorativa è un  elemento cruciale nella vita di molti italiani che si trovano oggi a vedere ciò che era certo e scontato per i nostri genitori come qualcosa di eccezionale e straordinario. Fa amaramente ridere l’idea di persone che vengono pagate per non far nulla, ma stringe il cuore pensare che intere generazioni siano cresciute con un’idea di stabilità che oggi non esiste più. Magari è vero che si può vivere facendone a meno e che  il nostro modo di pensare è sbagliato, tuttavia la modernità di oggi con le sue regole di tolleranza e civiltà arriva a proporci situazioni non meno paradossali. Una satira nuova e divertente  che si prende gioco dei nostri  luoghi comuni, delle certezze ed incertezze del nostro bel paese.

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