

Cercando Virginia racconta la storia di Emma, una giovane vissuta negli anni ’70 che a dispetto delle sue umili origini, si opporà come Franca Viola al matrimonio riparatore, diventando un faro di speranza per molte donne del suo paese ma anche il capro espiatorio di molti altri dalla mentalità più chiusa e arretrata. Ambientato con dovizia di dettagli tra Umbria, Toscana e Inghilterra, il testo ha un marcato stampo femminista e sponsorizza a gran voce le idee tutt’oggi progressiste della scrittrice inglese Virginia Woolf. Ho trovato la caratterizzazione dell’epoca un pò stridente, la storia mi ha dato l’impressione di essere narrata in un periodo antecedente rispetto a quello trattato. Il libro ha suscitato in me emozioni contrastanti, talvolta in disaccordo con il punto di vista dell’autrice. Ho trovato certi concetti più filosofici che pragmatici, poichè la tanto agoniata libertà a mio avviso non si guadagna solo grazie al lavoro o all’istruzione, ma è un concetto complesso che tocca uomini e donne. Per le lavoratrici della fabbrica citate nel testo e per la stessa Matilde il lavoro non è la chiave di volta per l’emancipazione, poichè sfruttate e abusate; l’unica ad avere una posizione di vantaggio è Emma, ma per motivi del tutto fortuiti. Nelle vicende narrate si incrociano inoltre situazioni che hanno poco a che fare con la discriminazione di genere come il caso della giovane Cecilia: vista la sua posizione avrebbe potuto anche essere uccisa, pertanto l’attegiamento del padre della ragazza non lo definirei di codardia, ma di amore, poichè un suo coinvolgimento in prima persona avrebbe potuto mettere in serio pericolo la ragazza. Persino la mamma di Elisabeth che viene dipinta in modo negativo, dice talvolta cose vere benchè impopolari. Trovo inoltre che ogni personaggio come del resto ogni persona sia abitata da luci e ombre, elementi che l’autrice mette in evidenza ma che non sfrutta, volendo dipingere le sue eroine come integerimme; nei fatti questa ossessione per la libertà e la mancata disponibilità di scendere a compromessi lascia dietro di sè anche ferite, delusione e rammarico. Al di là delle perplessità sollevate non è in discussione la bontà del testo, capace di fornire elementi di riflessione e anche di dibattito interiore, richiamando anche l’esistenza di una grande autrice come la Woolf che merita di essere approfondita. Un romanzo deve lasciare emozioni, e quello di Elisabetta Bricca centra l’obbiettivo.
