Recensione Bridgerton (Seconda stagione)

Bridgerton ha fatto parlare molto di sè, pertanto come ogni gentil donna che si rispetti non posso esimermi dal parlare della seconda stagione di questa serie nata sotto una buona stella. Sfortunatamente è venuto meno l’effetto sorpresa e anche l’ improbabile universo che vede l’abbattimento di ogni tipo di steoreotipo raziale ormai è assodato, quindi non ci stupisce minimamente che il diamante della stagione sia una bellissima ragazza indiana. La trama tuttavia è una copia sbiadita della prima serie e benchè il fascino del tormentato amor cortese, i meravigliosi abiti e le incantevoli location riescano a incantare e ipnotizzare, il visconte non è paragonabile al duca. Arrogante, bachettone e tignoso, al punto da tirare la vicende troppo per le lunghe dando spazio a eventi secondari di dubbio interesse. Lamentarsi dell’assenza di sospensione di credibilità nel caso di Bridgerton è un pò come lagnarsi degli animali parlanti in un cartone animato, tuttavia l’introduzione delle sorelle Sharma lascia moltissimo a desiderare, in un mondo in cui le origini dinastiche dovrebbero essere centrali. Nel complesso dunque bene ma non benissimo, con la speranza che le prossime stagioni regalino più eros e veri colpi di scena.

Recensione di Bridgerton

Il regista Chris Van Dusen ispirandosi alla serie di romanzi dell’autrice Julia Quinn racconta le vicende di un’utopica alta società londinese durante la Regency Era. I protagonisti principali sono i membri della numerosa famiglia Bridgerton e il bel Duca di Hastingst. Infischiandosene della plausibilità storica a favore di un’improbabile cast multi etnico, Bridgerton è a mio avviso una rivisitazione in costume di Gossip Girls. Le vicende sono raccontate in parte da una voce narrante fuori campo, la pettegola e tagliente Lady Whistledown, misteriosa autrice che con le sue pubblicazioni crea scompiglio e diletto nei salotti dell’annoiata classe aristocratica. Nel complesso parliamo di una serie che fa parlare di sé da un lato per l’avvenenza di alcuni personaggi e dall’altro per l’assenza di attinenza con la realtà storica sposando però la causa antirazziale, che oggi va tanto di moda. Del resto l’originalità è tutta qui, ovvero se sia giusto sacrificare la verità fattuale degli eventi del passato in nome di questa idea moderna di antirazzismo. Il successo della serie, conferma che questo compromesso è più che accettabile, inoltre c’è d’aggiungere l’asso nella manica: la tormentata (ma non troppo) storia d’amore tra l’avvenente Simon Basset interpretato da Regé-Jean Page e la dolce e raffinata Daphne Bridgerton interpretata da Phoebe Dynevor. Del resto il bello e maledetto ha sempre un grande ascendente e l’attivazione della dimensione favolistica, del sogno del principe azzurro, qui coadiuvato da magnifici abiti e scenografie, si presta sempre bene alla popolarità di un opera o uno sceneggiato.

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