Klaus – I segreti del Natale un film di Sergio Pablos

MAGICAMENTE ORIGINALE 

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Jesper è il tipico figlio di papà, abituato agli agi e ai privilegi della classe benestante. Il padre del ragazzo prova in tutti i modi a inserire il figlio all’interno delle poste, dove lui stesso ricopre un ruolo di grande importanza. Jesper tuttavia non ne vuole sapere di lavorare e di faticare e ogni ruolo sembra inadatto al ragazzo. Il padre esasperato dal comportamento smidollato del figlio decide di punirlo e spedirlo in un remoto paesino immerso tra i ghiacci, dove a differenza degli altri paesi il servizio postale non riesce a decollare. Jesper con la speranza di ritornare ai fasti e agli agi proverà il tutto per tutto per far come si deve il suo lavoro spingendo gli abitanti del remoto paese a scrivere e spedire lettere. Paradossalmente grazie ai bambini e a un solitario  boscaiolo di nome Klaus, che ha talento nella fabbricazione dei giochi, darà il via a una tradizione che ancora adesso è seguita dai piccoli di molte parti del mondo. La cosa più difficile oggi come oggi è avere un’idea davvero originale, Sergio Pablos al suo debutto come regista a mio avviso ci riesce dando alla leggenda di Babbo Natale un taglio nuovo, plausibile e interessante. Ogni elemento è molto curato e non manca la morale più importante che sta dietro al gesto del regalo e del Natale stesso, poiché non è solo in questo periodo che si diventa più buoni, ma lavorando insieme e cooperando per raggiungere un nobile obbiettivo comune. Nella storia manca difatti l’eccessivo buonismo e la leziosità che solitamente caratterizzano questo genere di film rendendolo così non stucchevole e godibile. Un film d’animazione bello anche per gli adulti. 

LA CATTIVA FEMMINISTA

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Il termine “femminismo” esiste e viene usato in Europa da poco prima del XX secolo ad opera di donne coraggiose, che stufe di essere trattate al pari di cose, per mero e puro beneficio dell’uomo restavano alla meglio bloccate in casa. Oggi, soprattutto in Europa, potrebbe sembrare che la situazione sia profondamente cambiata. Più divorzi, più aborti e meno figli. Dubito tuttavia che nel moto di ribellione delle prime rivoluzionare ci fosse l’intenzione di trasformare le donne in uomini, come sta succedendo in molti paesi che si definiscono civilizzati. Oggi ci sono donne, che si definisco femministe, che fanno cose spaventose. Donne che inneggiano all’aborto come una cosa giusta in modo leggero. Ho osservato con vero orrore la foto di una bambina che calpestava una bambola in una manifestazione femminista. Come invece dice il papa io credo che 

“La donna dovrebbe essere colei che dà armonia al mondo”

Sto scrivendo cose probabilmente forti, già me le vedo alcune persone pensare: “Ecco, un altra Cattolica bigotta che cita il papa”. Io sono cattolica, ma cerco di non essere bigotta e sono amareggiata dagli scandali che coinvolgono la chiesa. Talvolta basta davvero solo una mela marcia a guastare tutto il raccolto.
Per mia fortuna, in pochi avranno l’interesse e il tempo di leggere questo post, io non ho la risonanza mediatica per farmi ascoltare e una parte di me neanche la vorrebbe. Gestire l’odio, il dissenso e gli attacchi delle persone infelici che per non vedere i propri errori si difendono alzando la voce è pesante!

 “Una madre strige i denti e va avanti”

Questo per me è il motto della vecchia generazione. Donne forti e determinate che per stringere i denti hanno rinunciato a parti molto importanti della loro vita per il benessere delle loro famiglie. Oggi però assistiamo a un fenomeno strano, si pretende che le donne siano brave in tutto, che lavorino e che si organizzino!

Alle grandi multinazionali o allo stato non importa come, organizzatevi da sole che noi dobbiamo prendere il budget o raggiungere il target.

Già i soldi. Vero valore in una società capitalistica come questa.

Io non dico che i soldi non servono, sarei ipocrita nel dirlo. I soldi servono se usati nel modo giusto, per renderci felici, nell’accumulo indiscriminato del denaro non vi è alcun tipo di valore. Quindi se il mondo va avanti, la protesta cambia il terreno di battaglia, sempre meno in piazza. Ma il tempo per andare in piazza, per leggere o fare qualcosa di diverso dal lavoro chi ce l’ha oggi? Oggi il tempo lo hanno solo persone in difficoltà che vorrebbero non averlo
Io sono consapevole di non essere nessuno, probabilmente solo una voce stonata fuori dal coro, ma non m’interessa… pertanto ho deciso di creare questa pagina Facebook…

“LA CATTIVA FEMMINISTA”

É un gioco di parole scelto con precisione, ho avuto l’idea da un film di cui non rammento il titolo. In quel film una delle protagoniste si sentiva una cattiva femminista poiché aveva deciso di sposarsi.

Quindi una che si sposa o ha figli è una cattiva femminista al giorno d’oggi?
Fatemi capire, noi che diamo vita a nuovi piccoli esseri umani siamo cattive?
Favoloso… donne che attaccano altre donne. Sapete cosa succede in questo modo?

Vincono ancora gli uomini, che hanno paura ovviamente di donne così, diventano schivi, poco coraggiosi, poco intraprendenti e si chiudono in gruppi con altri uomini, bivaccano sulle spalle delle loro famiglie d’origine, in una perpetua zona di comfort, dove si sentono più all’altezza.

Quindi mentre le donne alla base della piramide continuano a scannarsi gli uomini continuano ad avere successo!

Quindi ribadisco, io al massimo sono “solo” una mamma e una moglie, vi garantisco però che dietro questo “solo” c’è un mondo nascosto, pieno di doveri, talenti e responsabilità che chi non le vive non conosce e non capisce, persino provandoci talvolta. La maggioranza è del tutto indifferente, dato che

“Hai scelto tu di essere madre, ora ti lamenti?”

Dunque io che ho scelto di essere madre non posso lamentarmi, ma tu cha hai scelto il tuo lavoro, di restare a casa, di non avere un marito… Tu hai più diritto di me? Perché le tue non sono scelte? Perché credi di avere più diritti di me? Lo so, me lo hanno detto…

“Tu devi trovare la gioia nei tuoi figli”

Certo è vero, io spero di trovare la gioia nei miei figli. Ma la gioia delle madri è davvero nelle piccole cose, quasi invisibili. In un mondo che esalta il successo, l’essere vincente, questo può non bastare? Si può davvero avere l’uno e l’altro? Alcune donne ci riescono, eccome, ma non lo fanno da sole, hanno dei validi supporti: nonni, tate, zii o amici volenterosi (sempre più rari) che danno una mano. Nel lavoro di squadra si fa davvero la differenza, non nella competizione e nella gara ad essere i primi. Citando la frase di un famoso film

“La lotta è solo con se stessi” 

Credendo dunque che nella penna degli autori, ci sia una forma di coscienza sociale, questo mi mette nella posizione di dover scrivere questo articolo. Di fatto sono già una scrittrice, solo che lo sanno ancora in pochi! Inizio tuttavia a “conoscere” molte persone, donne, uomini di ogni estrazione sociale e culturale e vi garantisco che il buono esiste a tutti i livelli, basta provare a cercarlo. Poi ovvio la vita frenetica di oggi, il bombardamento mediatico e la non comunicazione efficace ci porta talvolta a fare scelte sbagliate e dannose.

Io sono consapevole che non posso cambiare il mondo, persone più valide e preparate ci hanno provato prima di me, in parte fallendo, ma hanno comunque portato dei mutamenti sociali. Come dice Asimov

“La forza che genera l’evoluzione e l’esigenza di evolvere sono le grandi sfide”

Perché non provarci dunque. Alle peggio che mi succede, nessuno leggerà mai questo post. Ovvio che se le cose andassero diversamente ci si porrà il problema, ma a quel punto non sarei più sola e insieme si affronta meglio tutto!!!

Stelle sulla terra un film di Aamir Khan

IL LAVORO Più IMPORTANTE 

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Aamir Khan, regista indiano, che guadagna dopo questa pellicola tutta la mia stima e ammirazione, crea un film d’autore che tratta un argomento spinoso, silente e strisciante che ancora oggi in moltissimi stentano a comprendere e a percepire come rilevante. Il problema sta a mio avviso nella non visibilità del disturbo. Ovvio che se ti rompi la gamba non puoi correre e fare una maratona. Ovvio che se non conosci il russo non puoi leggere e scrivere in quella lingua. Meschino sarebbe pretendere cose simili con indignazione. Ma se tuo figlio non legge, non scrive e non fa di conto come gli altri bambini e appare svogliato, distratto e irrequieto le cose sono diverse, diventa un somaro, un lazzarone e un essere inutile. In moltissimi vivono e hanno vissuto questa situazione drammatica, in un’età fragile e vulnerabile, a soli sei anni. La scuola diventa difatti sin da subito un nemico, un incubo.  Stelle sulla terra esprime questo concetto in maniera sublime, divertente e cristallina. Avere una deviazione dalla tanto esaltata normalità non deve essere percepito necessariamente come una cosa negativa. Anzi sono le nostre caratteristiche peculiari, la nostra storia e le nostre scelte a renderci come siamo. Un bambino ha in primo luogo bisogno di qualcuno che creda in lui, che lo ami per com’è e non per come lo vuole la società o i suoi genitori.
Sarebbe bello che questo film fosse tramesso nelle scuole al pari di pellicole più famose. Oggi viene fatto un corso per tutto, ma non per fare il lavoro più importante: IL GENITORE. Ruolo addirittura svalutato e banalizzato nel nostro tempo per cui
 non è richiesta nessuna formazione. Se c’è una causa del dilagante disagio sociale per me è questa. Un dramma epocale. Viviamo una società in cui avere dei figli è più un problema che una soluzione e dove ad esempio u
na donna che lascia il lavoro per seguirli, come capita a Maya Awasthi, madre di Ishaan interpretata molto bene dall’attrice indiana Tisca Chopra, passa per quella che va a fare la a mantenuta. Ma in sostanza nella maggioranza dei casi, è una donna quasi sempre sola, che si dà il suo bel da fare sette giorni su sette, 365 giorni all’anno, senza pause e priva della ben che minima gratificazione, se non vedere felici e realizzati i membri della famiglia a discapito della sua di felicità. Ovviamente con questo non dico che ogni donna dovrebbe fare ciò ma bisognerebbe valutare ogni situazione caso per caso e tenere sempre conto dei fattori ambientali, socio economici nonché la presenza di valide figure di supporto e riferimento, come i nonni che a mio avviso oggi sono spesso assenti. Il problema in molti casi non è l’assenza d’amore, ma la mancanza del tempo e dell’apertura mentale per far fronte al problema nella maniera più lenta, ma nel lungo termine migliore. Come dice il Maestro Nikumbh nel film una cattiva educazione avvelena l’anima e genera solo sofferenza, cattiveria e disagio. Il concetto di per sé vale in concreto per tutti ovviamente, non solo per i bambini DSA o i bambini speciali. Le categorizzazioni, che possono essere utili per la comprensione della realtà non dovrebbero poi essere usate per ghettizzare o emarginate le persone. Come i colori, importanti nel film e nella vita di ogni giorno. Nessuno chiederebbe al rosso di diventare azzurro, entrambi esistono e possono essere usati in contesti differenti, persino essere accostati. 

Voglio dire grazie ad Aamir Khan che ha realizzato questo film che ha finalmente portato questo tema sotto i riflettori della settima arte e tutto il suo cast. il Maestro Nikumbh, interpretato dallo stesso Khan, uomo per altro molto affascinante anche nell’aspetto, dovrebbe essere un modello d’ispirazione per tutti, non per diventare i migliori in assoluto ma semplicemente una versione migliore di sé stessi.

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Umano dopotutto può essere abbastanza

 “Hanna” diretto da  Joe Wright

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(valutazione 3 su 5)

Da sempre all’essere umano non basta mai quello che è. Sembra che siano richieste capacità quasi sovraumane per poter emergere nella nostra società. A chi non piacerebbe parlare più lingue, avere nozioni di anatomia, una valente prestanza fisica e notevoli abilità di auto difesa. Molti sarebbero disposti a sacrificare tutto, poco prezzo sembrano i sentimenti che ci rendono troppo deboli, così umani. Il precario equilibrio tra rifiuto e accettazione di non essere abbastanza è il fulcro centrale di questo film. A chi pensa che il mondo non sia un posto sicuro, può sorge il dubbio che non saremmo mai abbastanza letali per sopravvivere. Hanna resta nel limbo di questo dilemma, bambina nata e cresciuta con un unico scopo: uccidere. Il film è coinvolgente, i personaggi sono molto realistici e convincenti, a tratti ci sono delle pecche che rovinano la poesia della trama, questo lo rende un film godibile ma non un capolavoro. Il messaggio che vuole dare tuttavia arriva forte e chiaro, dopotutto non importa quello che una persona sa fare “Basta non mancare il cuore”, Hanna il mio l’ha compito. Ciò non toglie che i bambini non dovrebbero giocare con le armi, ma giocare e basta. L’infanzia non si tocca e non torna. Non esistono bambini cattivi, ma bambini che purtroppo non hanno altra scelta.

Pubblicato anche nella sezione pubblico su: http://www.mymovies.it/film/2011/hanna/pubblico/?id=676431

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