Recensione di Dune (parte due)

A distanza di tre anni dal primo episodio, finalmente anche in Italia esce il secondo capitolo della spettacolare saga di fantascienza nata dalla penna di Frank Herbert e diretta da Denis Villeneuve. Durante l’attesa, ho letto i romanzi, che, se da un lato hanno privato la visione della sorpresa, mi hanno aiutato a comprendere la trama. Il regista cerca di rimanere fedele ai romanzi e il cast è ben scelto. Timothée Chalamet è stato eccezionale e il suo carisma, unito a una certa dose di umiltà, rende il suo personaggio davvero epico. Un plauso anche all’antagonista nel ruolo di Feyd-Rautha Harkonnen, interpretato da Austin Butler, è stato impressionante. La fotografia, gli effetti speciali e la ricostruzione di Arrakis sono stupendi, trasportandoci direttamente nella mente di Herbert e dando vita al suo mondo con grande precisione. Tuttavia, ci sono alcune parti che generano confusione; se da un lato si spiega che non vi è nulla di veramente mistico in Paul, dall’altro vi sono troppe cose misteriose, come l’uso della voce e i poteri premonitori, che non possono essere imputati solo all’acqua della vita. Villeneuve avrebbe potuto colmare questi vuoti di trama per conferire alla storia una maggiore coerenza interna. Nel complesso, è stato un bel film, più o meno come me lo aspettavo.

The Shannara Chronicles di Austin Butler Chronicles di Alfred Gough e Miles Millar

1

C’era una volta un mondo fatato popolato da mistiche creature: elfi, maghi, troll e nomadi. In questo reame si trovava una pianta magica chiamata Eterea che aveva il potere di imprigionare il Dagda Mor e i suoi malvagi demoni che un tempo popolavano la terra.

1

In questo regno, tutto sembrava andare per il meglio fino a quando la giovane Amberle Elessedil decise di partecipare al guanto di ferro, cerimonia per diventare guardiano dell’Eterea, a cui mai nessuna donna aveva partecipato. Fino a qui gli elementi per un bel fantasy ci sono tutti, soprattutto se mettiamo sul piatto un mezzo elfo carino, un testosteronico druido e una subdola ed intrigante nomade.

Il pilot della prima stagione incuriosisce, ma purtroppo il seguito non credo dia merito al libro (che purtroppo non ho letto) da cui la storia è tratta. Gli eventi sono mal articolati, i personaggi poco credibili fatta eccezione per la sola Eretria (Ivana Baquero). I registi si sono limitati a buttare lì i protagonisti, gli effetti speciali e i favolosi paesaggi senza spiegare nulla. Ci si aspetta dunque che la storia si racconti da sola, ma non accade nemmeno questo. Wil Ohmsford (Austin Butler) ci viene inizialmente presentato come un povero mezzo elfo sfigato, orfano, imbranato ed ingenuo, affranto per la prematura perdita della madre. Dopo aver incontrato il mistico Druido il giovane si trasforma magicamente in un saggio e valido condottiero nonchè seduttore di fanciulle, addirittura oggetto del duplice desiderio delle due protagonisti femminili, di cui lui è alternativamente innamorato a seconda della situazione più propizia. Magari sono una nostalgica del romanticismo vecchia scuola, ma il grande amore è uno o almeno uno alla volta.

Degli altri personaggi sarebbe meglio non parlare. Trovo fastidiosa, apatica ed eccessivamente magra l’attrice scelta per interpretare Amberle, Poppy Drayton. Non rende neanche lontanamente l’idea della principessa guerriera e sinceramente per una teen series come questa è discutibile proporre ancora una volta una fisicità così scheletrica.

5.jpg

Manu Bennett, nei panni di Allanon, si ritrova a fare il baby sitter di questi giovinastri confusi, in un ruolo tutt’altro che definito, in cui sembra far tutto e alla fine non combina nulla. Potrei andare avanti ma sinceramente mi si spegne l’entusiasmo se penso all’ultimo episodio che corona egregiamente il senso di smarrimento e caos di tutta la serie, che si è limitata a mettere in scena situazioni impossibili anche in un mondo impossibile. L’unico disappunto è che The Shannara avrà una seconda stagione, ennesima situazione tra l’irreale e il poco credibile che questa serie riesce a regalare.