Recensione di Le colpe della notte

Le colpe della notte è il romanzo conclusivo della trilogia dello Sciacallo. La trama si sviluppa intorno al nuovo personaggio Cristian, un ragazzino che dopo una tragica vicenda viene affidato alle cure di Flavio. Nel complesso il romanzo è ben scritto, tuttavia ho trovato alti e bassi nella trama e ho ravvisato il maldestro tentativo di replicare le vicende del primo romanzo (Il buio dentro). Le colpe della notte non aggiunge molto alla storia principale, la trama è debole come i colpi di scena fatti a mero beneficio della souspance. A tratti diventa un teen romance con argomenti un po’ troppo forti per ragazzi ma non abbastanza forti da impressionare un adulto, in questo limbo l’autore accenna a cose o fatti lasciandoli in sospeso, come se avesse il freno a mano tirato. Trovo inoltre che i personaggi siano eccessivamente introspettivi, penalizzando così la loro caratterizazione. Nonostante l’autore abbia uno stile narrativo elegante questo romanzo non mi ha convinta fino in fondo, ho preferito di gran lunga il primo capitolo della trilogia.

Recensione di “I figli del male” un romanzo di Antonio Lanzetta

I figli del male è il sequel del Buio dentro. Flavio, Damiano e Stefano si ritrovano ancora in prima linea contro intollerabili atrocità difficili d’accettare. Questo testo conferma l’abilita narrativa dell’autore, molto curato nelle descrizioni soprattutto nelle situazioni di lotta e azione. La storia nel suo complesso è molto forte, poiché nel susseguirsi dei capitoli tutto diventa sempre più angosciante e sinistro, come una macabra matriosca che cela nel suo profondo pura cattiveria, malvagità, perversione e follia. Su tutto aleggia una strana maledizione che sembra perseguitare eroi e carnefici, in situazioni dove la linea tra giusto e sbagliato diventa sottile. Forte la denuncia contro l’inefficienza della giustizia ordinaria, incapace di tutelare le classi più povere favorendo il proliferare di soprusi di ogni sorta perpetuate da chi ha i soldi o da chi ricopre posizioni di prestigio. Questa volta la storia resta sospesa probabilmente per dar spazio all’ultimo romanzo della saga, Le colpe della notte. Una lettura che appare cruenta in modo elegante e che necessita un po’ di tempo per essere digerita.

Luce e OMBRA della nostra personalità - Stefaniadeblasio.it

Recensione di “Il buio dentro” Un romanzo di Antonio Lanzetta

“Parla di un mondo che impedisce alla gente di sognare, di essere viva.  Un mondo dove due persone non sono libere di amarsi” 

Con queste parole l’autore de “Il Buio Dentro” descrive il famoso romanzo di George Orwell “1984″, che parla di una società cinica e sterile, una società verso cui pare ci stiamo incanalando ogni giorno di più senza nemmeno renderci conto.

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Generalmente leggo testi di genere diverso, ma la curiosità mi ha spinta a provare qualcosa di nuovo. “Il buio dentro” di Antonio Lanzetta è stato per me una vera rivelazione e l’ennesima prova che l’Italia è un paese ricco di talenti, valori e cultura. Nel testo di Lanzetta, in cui le vicende sono ben presentate. Vi è un uso ben calibrato dei dettagli, che permetteno di godere della storia in maniera vivida e quasi filmografica. La trama ricorda, ma solo vagamente, il film “Zodiac” di David Fincher, facendo a mio avviso un lavoro migliore e chiudendo il cerchio in modo coerente, accattivante e imprevedibile. L’autore riesce a toccare le paure intime del lettore e a centrare i problemi alla base di un periodo storico complicato ed edonistico come il nostro. I protagonisti, Damiano e Flavio, sono deturpati dentro e fuori, ma nei fatti privi di cattiveria, in un mondo che sembra tornare alle retrograde teorie di Cesare Lombroso in cui se è bello non può essere cattivo e viceversa. La cosa drammatica è che i mostri del romanzo di Lanzetta sono reali: malattia mentale, violenza, abusi, psicosi, morte, mafia, abbandono, indifferenza e solitudine, realtà più o meno ai margini che non vorremmo vedere, ma che esistono  sotto lo straziante velo dell’indifferenza e di omertà del nostro secolo. La società dal canto suo ci vorrebbe robotici, cinici e distaccati dagli orrori e dai sentimenti che tanto fanno soffrire. Questo tuttavia non è possibile, perché basta poco che uno stimato professore cada in disgrazia, un atleta si riduca a un derelitto e una giovane ragazza con il cuore pieno di promesse e sogni venga distrutta come un fiore cresciuto nel campo sbagliato, senza possibilità di futuro. 

“Flavio non le avrebbe mai voltato le spalle, perché se amare significava prendersi cura di una persona, portarla con sé nel cuore e nella testa, pensare a lei fino a stare male, allora lui l’amava più di ogni altra cosa” 

L’amore viene espresso in maniera quasi sublime ed eterea, un qualcosa di troppo delicato, raro e fragilissimo da sembrare una chimera in un reale come il nostro, troppo pesante e frenetico. 

“Lei mi chiese se mi fossi mai innamorato. Io mi bloccai di colpo, a bocca aperta, come un idiota. Non sapevo cosa risponderle, o meglio come dirle che in realtà mi ero già innamorato, migliaia di volte, in ogni sorriso, in ogni sguardo, in ogni piccola attenzione, ma non nel modo in cui lei immaginava. Le avevo detto tutto di me, ma non quella cosa, non la verità.” 

Ma se l’amore pare così effimero e sfuggente per tutti protagonisti del romanzo,

“la sua felicità era durata un istante, il tempo di un bacio”

Qualcosa di bello e potente perdura nel tempo e sconfigge la solitudine, l’omertà e l’ingiustizia: è l’amicizia, quella vera che sopravvive al tempo, alla distanza e ai silenzi. Bellissimi difatti i ricordi d’infanzia, che richiamano un pò le canzoni di Lucio Battisti, facendo un pò invidia ai ragazzi di città che oggi sempre più spesso non hanno neppure i cortili in cui giocare. 

“Erano vecchi e spezzati, proprio come lui, ma nei loro occhi colse qualcosa. Un bagliore che gli diede coraggio. Il sorriso di Flavio era la testimonianza che la loro amicizia sopravviveva, l’unica luce che avrebbe mai potuto dissipare il buio che dilagava nel suo cuore.”

Tutti questi elementi danno merito al successo di questo autore, che nell’orrore coglie comunque una bellezza collaterale, nella collaborazione e nella solidarietà. Ovviamente l’idea di doversi far giustizia da soli per ottenere una rivalsa per me è sbagliata, i vigilanti mascherati dovrebbero esistere solo nei film della Marvel, ma dopotutto è solo un romanzo, che prende, emoziona e centra in pieno lo scopo per cui è stato scritto. L’unica critica che mi sento di muovere all’autore è sulle figure femminili, fin troppo fragili e stereotipate, bisognose di essere salvate da qualcuno che non arriverà mai. 

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Antonio Lanzetta nel mondo dell’editoria è ormai un nome conosciuto e dai ringraziamenti  denoto ancora una volta, come nel caso di Argeta Brozi, l’importanza di un team di supporto e l’importanza di una casa editrice molto attiva e valida come LA CORTE, molto attenta alla qualità dei suoi scrittori, in grado di collaborare alla loro ascesa con una cura importante del marketing, delle presentazioni, della grafica e dell’editing che in sinergia rendono il lavoro dello scrivere un’avventura faticosa ma soddisfacente sotto molti punti di vista.

Consiglio pertanto questa lettura, tenendo comunque conto che la realtà descritta nel testo è molto cruda e cruenta diventando forse eccessiva per alcuni. 

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