Recensione di Blonde

Ho letto molte recensioni negative in merito a questo film, ciò nonostante ho voluto vedere con i miei occhi di cosa stavamo parlando. Andrew Dominik difende il suo lavoro e a chi lo accusa di aver fatto un film maschilista risponde che è esattamente l’opposto. In certa misura credo di aver capito cosa volesse dire Dominik, non è difatti il film ad essere maschilista e brutale ma il sistema, visto direttamente dagli occhi di una donna molto fragile a dispetto della sua fama scintillante. Ciò detto non trovo però che sia un bel film. In prima analisi è noioso, lento e montato da un Morfeo impazzito, che traspone in immagini un gigantesco incubo che mostra solo il peggio della vita di una persona. Per chi come me non conosce bene la storia di questa diva, vedendo questo film resterà interdetto poiché i personaggi si susseguono senza filo di continuità, anonimi, difficile capire chi sono, con dialoghi artificiosi e ridondanti. Tutti i protagonisti maschili fanno una figura meschina e la povera Norma, sembra solo una squinternata senza né arte né parte. Per capire la “trama”, mi sono dovuta documentare e credo fermamente che il film non rispecchi minimamente ciò che fù Norma in vita. Benché sofferente parliamo di una donna che è stata capace d’imporsi in uno star system complicato e competitivo diventando dal basso una delle icone mondiali del cinema americano. Per far questo non basta solo la bellezza o “i facili costumi“, ci vuole tenacia, carisma e carattere. Una donna devastata da un’infanzia traumatica e disfunzionale come viene mostrata qui non avrebbe fatto tanta strada e benché alcuni episodi mostrino realtà fattuali, sono distorte in maniera odiosa. Le scene di sesso che hanno fatto così scalpore sono a mio avviso una provocazione mediatica per far parlare di un film che altrimenti non avrebbe veri argomenti e sarebbe uscito in sordina. Inoltre ho trovato abusato il nudo della diva, che vorrebbe forse mostrare l’essenza ma a mio avviso descrive solo in modo grottesco e svilente la figura femminile. Se l’intento del regista era mostrare la vera Norma, ossessionata dalla voglia di maternità e bisognosa d’amore c’è da dire che mancano moltissimi pezzi. Non viene spiegato che la diva soffriva di endometriosi per esempio o che gli aborti solo con Miller furono tre, il che è dura da sopportare per chiunque desideri ardentemente una maternità. Ana de Armas non assomiglia alla diva nemmeno esteticamente e benché sia molto calata nella parte, l’immagine che ne esce è delirante e superficiale. Un film così non celebra Marilyn Monroe, che a conti fatti non si vede affatto a causa di questa dissociazione così netta che fa il regista tra Norma e Marilyn. A chi dice che il film non può essere visto in chiave biografica dico che un personggio ispirato a una persona reale ha già la sua storia, raccontarla così la stravolge e basta. In ognuno di noi c’è l’oscurità e la luce, in questa pellicola c’è solo la prima, dando un’immagine solo negativa di alcuni personaggi come ad esempio Joe Di Maggio, che benchè si sia reso protagonista di una scena terribile è un uomo che anche dopo il divorzio è stato vicino all’attrice in momenti difficili, per contro Miller, che sembra quello che ne è uscito meglio, in realtà ebbe la peggio prendendo molto male il divorzio con l’attrice.