







Amy giovane mamma lavoratrice di due figli in perenne lotta contro il tempo, sommersa da impegni noiosi ed estenuanti, senza il minimo supporto da parte del marito, che al pari di un terzo figlio si gingilla senza dare il minimo supporto alla gestione familiare. Una società quella di oggi molto strana, in cui abbiamo davvero tanto ma non ci è dato di goderne perché sempre alla ricerca di un’utopistica perfezione senza tenere conto di quello che vorremmo veramente. I registi danno voce a un quadro ironico e paradossale del mondo femminile, snocciolando pro e contro delle scelte che ogni donna decide di fare della propria vita una volta madre. Sicuramente essere madri oggi è sotto certi aspetti una sfida più ardua di un tempo, in cui era chiesto ai figli di compiacere gli adulti e non il contrario. Oggi è quasi una lotta a chi riesce a dare di più, tra cibi biologici e un lassismo che si maschera da buonismo, nascosto da un patinato sorriso che occulta solitudine, inadeguatezza e insoddisfazione. Non c’è più una struttura sociale, non esiste più la comunità ma solo un’ostinata competizione che non porta da nessuna parte se non alla triste consapevolezza di non essere mai abbastanza. Su queste basi si articola una commedia divertente e ingenua, in cui alla fine non si parla nemmeno di mamme cattive ma al massimo di donne sole un po’ troppo sboccate. Mi ha colpita l’interpretazione di Kristen Bell, in un ruolo schivo e remissivo opposto a quello in cui ero abituata a vederla in Veronica Mars. Un po’ troppo sopra le righe l’interpretazione di Kathryn Hahn. Nel complesso una commedia che si lascia guardare ma Jon Lucas e Scott Moore non riescono a raggiungere nemmeno lontanamente la comicità di “Una notte da leoni” che resta un cult ineguagliabile.




TITOLO: “Net Addictions – prigionieri della Rete”
Autori: Simone Scala e Giuseppe Lavenia
Editore: Delos Digital
Genere: Narrativa, romanzo psicologico
Data di pubblicazione: 2 maggio 2017
Pagine: 84
Formato: ebook e cartaceo
Prezzo: 2,49 euro (ebook); 12 euro (cartaceo)
SINOSSI: Dentro un labirinto infinito, perfetto, onnipotente. Che non conosce sosta, che non dorme mai. Dipendenze da Internet: difficile smettere, difficile venirne fuori… Angelo, Sara, Caterina. Tre persone di età diversa schiave di Internet. Vivono nello stesso quartiere, si conoscono di vista. Agosto 2011: estate piena, torrida, in una piccola città della provincia marchigiana affacciata sulla costa. Tutti vanno al mare, tutti sono al mare. Tutti, tranne loro. Perché non è possibile liberarsi dalla Rete, non lo concepiscono, non ci riescono. Dipendenza dai videogiochi online, shopping compulsivo, mania per le chat, webpornografia. Queste le trappole e gli inganni virtuali di cui sono vittime, questo l’incubo che non finisce mai.
BIO AUTORE: Simone Scala nasce a Senigallia (AN) nel 1971. Laureato in Lettere Moderne, attualmente insegna Lettere presso il Liceo delle Scienze Umane ed Economico Sociale della sua città natale. Ha pubblicato “I racconti della scure” con la Montag Edizioni, due romanzi” La ragazza di Venezia” e” Il badante” con la 0111Edizioni, tre racconti lunghi in formato ebook “Il Visitatore”,” Lo Sterminio”, “Senza sangue non c’è gloria” con la Wizards & Blackholes Edizioni, un altro racconto lungo “La fine” con la Ventura Edizioni e sette racconti brevi “La morte del re”, “L’inganno”, “Vita da rotaia”, “Hikikomori”, “Odio e dolore”, “Caffè in attesa”, “Medioevalia” con la Follieletterarie Edizioni di San Marino.
BIO AUTORE: Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, dirige il Centro Polispecialistico Salus di Senigallia, è docente a contratto di Psicologia dell’Età Evolutiva presso l’Università degli Studi di Chieti; è inoltre docente di Comunicazione Interpersonale presso la stessa Università Chetina. È vice presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Marche e Consigliere nazionale della cassa di previdenza Enpap. Affianca all’attività clinica, l’attività di insegnamento e formazione, la partecipazione a Congressi in ambito nazionale e internazionale ed è autore di numerosi testi e articoli pubblicati su riviste scientifiche accreditate. Cura diverse rubriche dedicate alle nuove dipendenze tecnologiche e collabora a vario titolo con numerose altre testate nazionali e internazionali.
CURIOSITÀ’: Memento rudere semper. Habere non haberi. Per questo mi impegno tanto in tutto quello che faccio. Mi chiamo Simone Scala e sono un insegnante liceale, che cerca di spronare i suoi alunni alla cultura, cercando di far capire loro che, come diceva Don Milani: “Ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”. Certo non è facile, perché tutto rema nella direzione opposta ma io ci provo. Duro e testardo come un mulo. Io ci provo anche con le storie che racconto. Io. Ci. Provo. E in un’epoca di sciocchezze dozzinali com’è la nostra, forse pure questo è un atto di coraggio. Che altro dire? Ah, sì, le dipendenze da Internet. Si tratta di un problema molto serio che minaccia i nostri ragazzi e non solo loro. Nel romanzo ne sono riportate quattro ma ne esistono anche altre. Uno degli ultimi pericoli partorito dal Web è stato, per esempio, la Blue Whale, di cui si è occupato anche il dottor Lavenia. Per cui occorre stare molto attenti e questo libro serve pure a questo scopo. “Internet è così grande, così potente e inutile, che per alcune persone è un completo sostituto della vita” come diceva Andrew Brown.
Ecco, tutti noi dobbiamo fare in modo che ciò non accada più. Né oggi né mai.
Infine una poesia anonima il cui titolo è
“Il segreto” che mi ha colpito molto:
A una goccia
ho parlato di te.
Lei non ha mantenuto il segreto.
Ora tutta la pioggia
ripete il tuo nome.





Franco, un piccolo e borioso imprenditore, una vita decisamente sopra le righe e l’ultima spiaggia per evitare il tracollo. L’Italia dipinta da Amato, incarna in maniera anche troppo verosimile il vuoto di questa epoca che come un virus sta infettando tutto e tutti. Soldi, potere ed apparenza, appaiono come i soli veri valori a cui tutti tendono, incuranti di sentimenti, gentilezza e delle basi dell’umanità. Una trama semplice, il tutto sviluppato nell’arco di una cena. Un cast convincente e un dramma tragicomico che si snoda minuto dopo minuto, in cui labile è la distanza tra vittima e carnefice. Ognuno incarna lo stereotipo di un’umanità che non sa dove sta andando né tantomeno in che direzione andare. A partire dal succube e a tratti remissivo Michele, che si lascia manovrare in malo modo dal marito di sua sorella, fino ad arrivare a Rita, astiosa moglie di Franco che estremizza la sua lotta a favore di abusi e violenze sugli animali ma non ha la minima sensibilità ed umiltà nei confronti della sua domestica. C’è poi Jun, barellina ed escort di lusso, donna fastidiosa e saccente disposta a tutto in nome del Dio denaro. Conclude il teatrino il fantomatico ministro, uomo privo di scrupoli e moralità, schiavo di vizio e depravazione, che ha come sola virtù la sua posizione. Un mondo corrotto, in cui si perde il contatto con la realtà, con i sentimenti e le emozioni, in cui tutto ha un prezzo e niente a più valore.




I fatti trattati da questo film sono sconcertanti e suscitano sdegno, delusione e rabbia nei confronti della chiesa e del suo potere. Tuttavia, benché le tematiche siano molto forti, il film risulta lento, macchinoso e poco coinvolgente, appare più come un documentario, privo di emozionalità. I personaggi sono piatti, confusi e talmente tanti da perdere di significato e di profondità. Addirittura i cronisti protagonisti, non hanno una loro identità, non si capisce chi sono, cosa fanno oltre ad indagare sul caso. Tutto è troppo burocratico, statistico e sterile. Il fatto che il film abbia avuto molta risonanza agli oscar a mio avviso può dipendere dal tema più che dal modo in cui è stato trattato. L’obbiettivo di McCarthy era probabilmente quello di esaltare il coraggio di persone comuni che usano il proprio lavoro per fare giustizia, ma nel farlo e nel censurare ciò che c’è dietro ha trasformato il tutto in un lungo servizio da notiziario, che spiega poco e lascia tutto molto in superficie. Il cinema è un’arte, un film deve suscitare emozioni, a me questo film ha lasciato solo sdegno per le vicende accennate ma non mi ha né colpito né tantomeno emozionato.

