The Dressmaker un film di Jocelyn Moorhouse

Surreale

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Un paesino nel bel mezzo del nulla, Dungatar. Gretto, arretrato e provinciale, schiavo di ignoranza, maschilismo e mediocrità. Nulla di buono può crescere tra l’aridità di quel deserto, eppure è lì che la grande stilista internazionale Tilly Dunnage è nata e decide di tornare. Ci si domanda da subito cosa la spinga a questo ritorno, la vendetta o la mera ricerca della verità su un oscuro passato ormai dimenticato?                                                                                                                                     Un film alternativo, che gioca di contrasti e paradossi. D’effetto gli abiti e la magia del trucco di scena, che gioca tra realtà ed illusione in un mondo che vorrebbe apparire bello ma non riesce a nascondere il marcio che lo domina. La trama appare strana, come l’epilogo inaspettato e spiazzante. Un film particolare, probabilmente non per tutti che cavalca una sottile ironia tra il surreale e l’onirico, svelando realtà meschine tra le pieghe drappeggiate di raffinato chiffon.

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Quello che vale …

“Ci sono innamoramenti mentali che trapassano tutte le barriere terrene e resistono al tempo e alle logiche di tutto il resto. Perché il sesso possiamo scegliere di farlo con chiunque. Avere un posto in prima fila nella sfera del pensiero, scambiarsi l’anima è invece un evento interiore rarissimo e prezioso.”
(Massimo Bisotti)

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GHOST IN THE SHELL UN FILM DI RUPERT SANDERS

FUMETTI COSTOSI

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Sanders, ispirandosi al manga di Masamune Shirow, dà vita all’ennesima distopia.   Un visione aberrante del futuro, in cui tra grattacieli senz’anima ed orrendi e grotteschi ologrammi fosforescenti si trova quel che resta del pianeta Terra. In questa realtà l’uomo è intento a creare l’ultima frontiera della perfezione, un corpo robotico mosso da un cervello umano. Mira Killian è il primo prototipo funzionante, l’unica nel suo genere, bellissima, invulnerabile e letale, un involucro  perfetto in cui l’anima è destinata ad essere il fantasma di sé stessa; il soldato perfetto, il leader fatto “carne” per difendere l’umanità da malvagità, violenza e corruzione. Umani da proteggere ne restano tuttavia ben pochi, visto che ognuno ha la possibilità di potenziare sé stesso con parti bio meccaniche. Viene così introdotto il cast e la squadra di Mira, che rimane in secondo piano senza lasciare nella mente nemmeno il ricordo di un nome. La trama può risultare interessante se la si vede come adattamento futuristico del Frankenstein di Mary Shelley, in cui la voglia di immortalità porta l’uomo oltre il limite che la natura impone. Spicca a questo proposito la centralità delle figure femminili, è evidente infatti un ribaltamento rispetto alla trama originale. Nel film il mostro e la “creatura” sono donne in un mondo brutale e maschilista. La visione è a mio avviso plausibile, in una realtà di dominazione asiatica (disperato il tentativo di occidentalizzare i protagonisti principali) la donna passa dall’essere una geisha sottomessa a conquistare un ruolo attivo e centrale nella società. Pur trovando dei punti di forza, in termini anche di cast ed effetti speciali la trama fumettistica, piena di grossolani errori di sviluppo logico e superficialità psico emozionale, barcolla fino all’epilogo. Stride la resa dei conti a suon di colpi di pistola stile far west e temo che il budget investito per la realizzazione del film non giustifichi il mediocre risultato ottenuto. 

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