L’alienista

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L’alienista (The Alienist) è una serie televisiva statunitense basata sul romanzo omonimo di Caleb Carr. Veniamo così introdotti nella gretta, perbenista e laccata New York dei primi del novecento, che ricorda molto le tinte fosche e cupe delle strade Londinesi già dipinte molto bene da Arthur Conan Doyle. Sotto i completi eleganti e i modi raffinati, si nota subito che si cela il torbido e una strisciante omertà che arriva nelle strade periferiche in cui la vita umana perde di valore e significato e chiunque diventa facile preda di chi ha denaro e potere. In questo clima oscurantista e corrotto il Dr. Laszlo Kreisler sembra essere una voce fuori dal coro, determinato nella sua battaglia a ricercare la verità e le ragioni sottese dietro alla stessa tinte dalle più aberranti azioni umane. Assistiamo così alle prime pionieristiche indagini basate sull’analisi psicologica e alla collaborazione di un’improbabile squadra di detective, tra cui la tenace e imperscrutabile Mrs Howard prima assistente donna del comandante della polizia e l’avvenente e aristocratico John Moore, disegnatore del Times. Tra immagini grottesche e ricostruzioni peculiari degli ambienti, ci troviamo così sulle tracce di un terribile serial killer, che ha preso di mira i giovani “monelli” della città. Ho trovato la serie molto trascinante, esaurendone la visione in pochissimo tempo. Nell’Alienista ricoprono ruolo di primo piano figure che richiamano perversioni scabrose tutt’oggi. Bambini offerti come prostituti, che improvvisamente iniziano ad essere assassinati. Le tematiche sono dunque d’impatto e molto delicate. Gli attori sono molto bravi, tuttavia l’evoluzione delle indagini diventa poco plausibile nel corso degli ultimi episodi e la forzata austerità dei protagonisti rende la serie un po’ scontata e sul finale inconcludente. 

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La verità, vi spiego, sull’amore un film di Max Croci

VISIONE LENTA

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Il film basato sul romanzo della blogger Enrica Tesio, racconta la storia di Dora e Davide. Una coppia come tante che dopo i primi ed “emozionanti” anni di passione (liquidati in poche rapide scene) va in crisi dopo l’arrivo dei figli. Vicende verosimili narrate in maniera superficiale e fin troppo stereotipata. Gli interpreti sono pessimi, risultano il più delle volte artefatti e caricaturali. Sotto i riflettori sempre i soliti attori, tra cui Ambra Angiolini da cui mi aspettavo una performance più genuina. Le vicende sono costruite a casaccio e non danno l’idea di come nei fatti sia l’universo della maternità e della vita con i figli. Il finale a “sorpresa” è inserito forzosamente per avere finalmente un colpo di scena, ma senza alcun pathos e in modo talmente apatico e anonimo da stridere pesantemente con lo scopo che un film con un titolo simile dovrebbe avere. C’è da chiedersi a questo punto se il romanzo di Enrica Tesio meriti il suo successo o se Max Croci abbia fatto all’autrice una cattivissima pubblicità. Non avendo ancora letto il libro non ho risposta a questa domanda ma chi lo ha già fatto sicuramente avrà già un’idea. 

MAGIC IN THE MOONLIGHT UN FILM DI WOODY ALLEN

TRUCCHI D’AMORE

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Siamo a Berlino nel 1928. Wei Ling Soo è un celebre prestigiatore cinese, l’origine asiatica dell’artista stesso è tuttavia illusoria poiché a vestire i panni di Wei Soo altri non è che Stanley Crawford, uno spocchioso, saccente e cinico gentiluomo inglese. Scettico e razionale, l’uomo fa l’illusionista per provare che la magia non esiste e che sotto ogni stupefacente prodigio vi è sempre un trucco.  Crawford viene invitato da un collega illusionista (meno noto) nella villa di alcuni amici di famiglia molti abbienti, che pare si stiano facendo raggirare da una sedicente medium, Sophie Baker. Crawford cercherà in ogni maniera di smascherare la bella sensitiva ma senza fare i conti con la magia più antica, potente e misteriosa di sempre: l’amore. Un film molto curato, ben strutturato e studiato. Ottima l’interpretazione degli attori e immancabile la sagace ironia di Woody Allen. 

AUTORI CONTEMPORANEI – MIRIAM PALOMBI

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Titolo: IL RESPIRO DEL DIAVOLO. Legacy of Darkness. Vol. II

Autore: Miriam Palombi

Casa Editrice: DZedizioni

Genere: Dark Fantasy

Data di pubblicazione: Aprile 2018

Prezzo: 12,90

Pagine: 144

 

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SINOSSI: Il Pentacolo è stato riaperto. L’antico ordine segreto è stato ricostituito. Liza, Edward, Cheveyo, Dimitri e Tyron hanno scoperto tra le mura di Stone Temple House una realtà inattesa. Saranno costretti ad accettare la loro natura, a scendere a patti con i propri demoni e fronteggiare la prima vera battaglia sotto la guida di Galahad. Ma chi è veramente quell’uomo dal volto segnato da cicatrici di un lontano passato?Riuscirà a condurre tutti loro alla salvezza? In gioco non c’è solo la vita o la morte, ma la possibilità di dannare per sempre la propria anima.images

BIOGRAFIA: Miriam Palombi nasce a Milano nel 1972. Ceramista, appassionata di simbologia e storia medioevale. Autrice di narrativa thriller, horror e dark fantasy. Membro della Horror Writers Association.

  • 2014 pubblica LE CRONACHE DEL GUERRIERO, ebook edito da ST-Books, GDS edizioni. Thriller Storico.
  • 2016 pubblica L’ARCHIVIO DEGLI DEI, DZ Edizioni. Thriller. Giunto ora alla terza edizione.
  • 2016 il racconto Sangue Cattivo è incluso nell’antologia horror STRISCIANO SULL’ASFALTO, edito da Carmignani Editricee presentato in anteprima al Fanta Festival di Roma.
  • 2016 pubblica PICCOLI PASSI NEL BUIO, DZ Edizioni. Raccolta horror per ragazzi. Presentato in anteprima al Romics. Giunta ora alla seconda edizione illustrata.
  • 2017 Il racconto Miseri Resti Sepolti è incluso nell’antologia horror SPLATTER presenta B.I.H.F.F (Best Italian Horror Flash Fiction), INDEPENDENT LEGIONS PUBLISHING.
  • 2017 pubblica IL PENTACOLO. Legacy of Darkness. Vol. I, DZ Edizioni. Dark fantasy. Presentato in anteprima al Romics.
  • 2018 pubblica IL RESPIRO DEL DIAVOLO. Legacy of Darkness. Vol. II DZ Edizioni

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IL RESPIRO DEL DIAVOLO. Legacy of Darkness

 

AMBIENTAZIONI

 

Si vestì in fretta e uscì dalla stanza da letto, la stessa occupata da sir Malcom fino a pochi mesi prima. Percorse i corridoi con la consapevolezza che quello era il suo posto. La sua casa.

Era da poco passata l’alba e nella magione riecheggiavano i suoni di una ritrovata quotidianità. Per troppi anni gli ingressi, le stanze affrescate e il salone erano rimasti deserti. Lui e McFarrel si erano aggirati tra i locali, che conservavano un alone di vetusta aristocrazia, come due custodi silenti. Due eremiti che, per diversi motivi, rifuggivano i cambiamenti repentini che avevano mutato la società.

Si soffermò sul ballatoio dell’ampia scalinata che dalle stanze da letto conduceva al piano inferiore. Dall’alto, il simbolo del pentacolo sul pavimento era visibile nella sua interezza. Il sangue era stato lavato via con cura, ma l’odore dolciastro e ferroso sembrava ancora aleggiare tra le mura.

Strinse il corrimano tornito e con un profondo respiro cercò di allontanare da sé quel bimbo appena dodicenne, consapevole di aver compiuto il più atroce dei crimini verso il sangue del suo sangue.

 

La pioggia battente era finalmente cessata. Rivoli di acqua, rigurgitati dai doccioni antropomorfi di palazzi tra i più antichi di Londra, correvano in fiumiciattoli lungo il ciglio della strada; si fermavano in pozze putride lì dove l’asfalto era saltato in zolle irregolari. Edward incurante vi passò sopra, inzuppandosi i vestiti. L’immagine riflessa della luna alta nel cielo tremolò per poi sparire.

L’insegna, raffigurante una rosa dai petali luminescenti, dondolava in fondo al vicolo. L’ologramma luminoso cangiava dal blu, al viola, al rosso, con fare ipnotico. Solo avvicinandosi era possibile scorgere una porta dai battenti dipinti di nero, mimetizzata nell’oscurità. Sulla destra c’era un lettore oculare. Il cilindro d’ottone, simile a un binocolo di foggia piratesca, si attivò con un ronzio mentre l’estremità si aprì come un guscio.

 

La parete scorreva ruvida. Solchi più o meno profondi erano stati lasciati dagli attrezzi dell’uomo. Scalpelli e mazze che tempo addietro avevano modellato la grezza pietra su cui anticamente era stata edificata la chiesa. La superficie era umida, in alcuni punti sottili rivoli d’acqua trasudavano fino a terra, creando pozze di liquido biancastro.

Avevano seguito le tracce di padre Marcus. Era vivo.

L’impronta residua della sua energia, seppur flebile, li aveva condotti nella parte più antica di St. Michael.

La lanterna tenuta da Galahad illuminò uno stretto cunicolo. Il budello, appena più largo delle spalle di un uomo, li costrinse a procedere in fila indiana. Il passaggio scendeva, snodandosi sotto terra in una breve serie di curve e corti rettilinei.

Quel varco dava accesso alla cripta. Con molta probabilità era rimasto inutilizzato per molto tempo. Ora vistose ragnatele recise pendevano dall’alto dondolando al loro passaggio, strappate come veli logori, segno che altri di recente avevano percorso quel cunicolo.

Ben presto si accorsero che la solida parete era stata sostituita da una sorta di alveare formato da cavità rettangolari, abbastanza estese da conservare il corpo di un uomo. Da quegli antri bui, violati della loro pietra tombale, proveniva un forte odore di muffa e marciume che riempì loro le narici.

Avanzarono in fretta. Un flebile lucore rischiarò il fondo di quel budello di pietra, mentre qualcosa di fragile si infrangeva sotto i piedi al loro passaggio.