Fallen un film di Scott Hicks

Tra due fuochi, quanto piace?

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Dopo un rapido e confuso preambolo sulla guerra santa tra angeli indecisi, caduti e innamorati, assistiamo all’ingresso di Lucinda, in un collegio/riformatorio stile “Ragazze Interrotte”, che tuttavia da subito perde di credibilità essendo allestito all’interno di un castello simile a quello di Hogwarts in Harry Potter. Lucinda viene presentata come un grave caso psichiatrico da isolare nel terribile terzo piano, per poi scoprire che la ragazza si trova lì perché si rifiuta semplicemente di assumere psicofarmaci e al terzo piano sembra esserci solo Penn, figlia di genitori divorziati troppo presi per curasi di lei. Chiaramente il fatto che Lucinda è ritenuta responsabile di un incendio che ha ucciso un ragazzo è del tutto secondario e marginale. Sin dai primi sguardi, Lucinda è attratta da due studenti, Daniel e Cam. Tra occhiate languide e visioni confuse ci si addentra nella fiera dell’assurdo e dell’improbabile. Nel collegio/riformatorio vi sono solo due adulti, la misteriosa bibliotecaria Mrs Sophia e una sorta di “custode” che appare in poche e inutili occasioni. Per la maggior parte del tempo i giovani disturbati o molto abbienti (nel film considerati alla stessa stregua) girano liberamente per l’istituto facendo feste, falò (perfetto per una sospetta piromane) e uscite in moto (con improbabili, lussuosi e fuori luogo vestiti gotici) come se non ci fosse un domani. Protagonista indiscusso del film è l’amore che perdura nei secoli, tra reincarnazioni e maledizioni. Lucinda, tipica nerd super star (visto che di nerd non ha nulla essendo brillante, spigliata e capace in tutto senza il minimo sforzo come per magia) si trova al centro di un triangolo amoroso, desiderata e bramata ardentemente dai due ragazzi più ambiti dell’istituto. Le cose tuttavia appaiono sin da subito forzatamente mistiche e i due giovani si riveleranno essere qualcosa di più che semplici esseri umani.

La trama non sta in piedi ed è improbabile anche per un fantasy teen movie. Il cast non è coinvolgente e Addison Timlin risulta ancora più piatta e insipida di Kristen Stewartin in  Twilight (e ce ne vuole).  Il film è tratto dall’omonima saga letteraria, best seller di successo che non ho letto e che il film non incoraggia minimamente a fare. Possibile che Lauren Kate abbia davvero scritto una storia tanto confusa capace di un tale successo? L’unico elemento d’interesse che può piacere è che Lucinda è il classico personaggio in cui tutte le ragazze si possono riconoscere. Benché “emarginata” e disagiata è ambita dai due ragazzi più belli, impossibili e inarrivabili della sua realtà. Nulla di meglio per sfamare vanità e appagamento di qualunque adolescente. Inutile dire che tutto ciò nella realtà non accadrà mai perché i classici “ragazzi maledetti” non amano nessuno se non sé stessi. Chiaro che film e romanzi si leggono o guardano anche per sognare, quindi va bene anche mantenere il classico cliché  tuttavia qui è tutto il resto a far acqua da ogni parte. 

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Be careful what you wish for

“Quando ricevi un rifiuto, può sembrarti la cosa peggiore che può capitarti in quel momento. Ti viene da piangere, urleresti dal dolore. Invece prova a vederla in questo modo: il destino ha in serbo altro per te. Tu ancora non lo sai, ma quella porta non si è aperta per un motivo ben più importante. Inizia a vederla come una benedizione. Ringrazia le porte chiuse a chiave. E prosegui oltre.” (S. Montemurro)

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Capitalism

“Le emozioni vengono sostituite dai beni di consumo e tutto scompare. Nei secoli passati gli esseri umani si affidavano ai sensi per godere la vita… La società moderna, corrotta fino al midollo, ha distrutto questo stile di vita. I sensi, le emozioni le sensazioni sono gradualmente sparite ed al loro posto gli uomini si nutrono di futile paccottiglia tecnologica che ci viene imposta attraverso la società. I nuovi dei del nuovo millennio”

Cit da L’oscura eternità di Simone Draghetti

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IL VEGETALE un film di Gennaro Nunziante

Biologicamente per bene

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Fabio, giovane ventenne, dopo una laurea umanistica che non lo porta da nessuna parte, si ritrova ai primi approcci con un disarmante mondo del lavoro. Al termine di un colloquio all’apparenza serio e pretenzioso il giovane rimedia un lavoro di volantinaggio, la ragazza lo lascia ed il padre, che non vede da 5 anni, finisce in coma. Fabio si ritrova così a doversi prendere cura della sua sorellina, la piccola Nives che a differenza di lui è cresciuta nell’opulenza più assoluta, nata da una nuova relazione del padre dopo la morte della madre. Il padre di Fabio negli anni di distacco sembra aver fatto uno stellare successo, che si rivela ben presto apparente e basato su attività prevalentemente illecite. Fabio che a dispetto di tutto cerca di mantenere saldi i suoi ideali inizia a fare le cose legalmente e porta l’azienda del padre al fallimento. La società che lo aveva assunto per il volantinaggio gli propone uno stage in un caratteristico paesino fuori Milano e Fabio dovrà ancora una volta rimboccarsi le maniche e superare nuove sfide.

Una commedia che si fa guardare, satirica e ironica. Un ottimo approdo sul grande schermo per il fenomeno del momento, l’originale Rovazzi, che senza un aspetto avvenente e pubblicizzando i buoni valori riesce ad accaparrarsi l’attenzione del pubblico. Nel complesso la trama rimane comunque poco credibile e l’evoluzione della stessa fa troppo fiaba metropolitana. Al giorno d’oggi il mondo del lavoro appare come una landa desolata popolata da sciacalli, non può quindi che far bene al cuore il lieto fine regalato dalla pellicola. Meravigliosa Rosy Franzese nel ruolo della piccola Nives.

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