Altered Carbon una serie di Laeta Kalogridis

28471643_869878693181873_3063240475208928411_n.png

Tratta dal romanzo cyberpunk Bay City di Richard K. Morgan, Altered Carbon è una serie fantascientifica dispotica ambientata nel 2384.  In questa visione del futuro gli esseri umani sono riusciti a sviluppare una tecnologia capace di trascendere le morte, in cui il corpo è solo un contenitore di noi stessi, dei nostri ricordi e delle nostre esperienze. Joel Kinnaman è Takeshi Kovacs, l’ultimo di una fazione di ribelli chiamata Spedi. Considerato alla stregua di un pericoloso terrorista, Kovacs viene tenuto sotto ghiaccio per diversi decenni fino a quando un potente magnate, Laurens Bancroft, decide di risvegliarlo per indagare sul suo presunto omicidio. In questa realtà non vi è nei fatti un vero progresso, si assiste anzi a un deleterio dilagare della globalizzazione in cui da un lato i ricchissimi MAT hanno la concreta opportunità di vivere per sempre ospiti di “custodie” sempre diverse e migliorate e dall’altro la maggioranza della popolazione vive sull’orlo del degrado e della sussistenza, in lotta con i principi etici e morali sulla questione della vera morte. La trama è trascinante, ben proposta. D’effetto Joel Kinnaman nel ruolo di custodia di Kovacs biologicamente nato in un corpo differente. La prima stagione è composta da 10 episodi, che potrebbero essere auto conclusivi ma lasciare spazio anche a un seguito. Ho amato molto questa stagione, seppur nella parte centrale con l’arrivo di Reileen la storia assume tratti confusionari e poco coerenti, riuscendo tuttavia ad aver un ottima ripresa sul finale. 

La cura dal benessere un film di Gore Verbinski

La danza dell’anguilla 

1200x630bb

Vc4su10

Un giovane e rampante broker finanziario viene incaricato dal consiglio dell’azienda per cui lavora di riportare in sede uno dei soci fondatori sparito ormai da diverso tempo tra i monti svizzeri in un’esclusiva SPA. L’incarico sembra semplice quanto impellente visto che a causa dell’assenza del sig. Pembroke l’azienda rischia un rovinoso fallimento. Il giovane Lockhart, da poco reduce da un lutto in famiglia che gli porta via il solo parente che gli resta, rimane subito inquietato e impaziente di lasciare la misteriosa clinica in cui Pembroke è ricoverato. Il film si apre in maniera sublime, perfetta e inquietante la colonna sonora, le location e persino il cast sono ben studiati e presentati. Impeccabile il giovane Dane DeHaan, che riesce a incarnare la decadenza dei millennials americani, anche solo con la sua fisionomia spettrale ed emaciata, un giovane vecchio “cinico vampiro” in perfetta armonia con la popolazione ormai anziana e sgraziata della clinica. Interessante anche l’interpretazione di Mia Goth della misteriosa bimba/ragazza, affetta da un grave ritardo psichico. Ottimo anche  Jason Isaacs nel ruolo del temuto e carismatico direttore della clinica. Affascinante la leggenda che avvolge la clinica stessa, come un’anguilla infida e minacciosa. A dispetto di tutto questo, il film ricco di promesse e di reali momenti di suspense, angoscia paura e terrore, si dirige verso un epilogo sconclusionato, al di là del lontanamente plausibile senza spiegare assolutamente nulla. Una pellicola che aveva tutti gli elementi per essere memorabile che crolla mestamente su sé stessa come un fragile castello di carte.

Il gioco dell’angelo un romanzo di Carlos Ruiz Zafón

51mj4T4WDOL._SX320_BO1,204,203,200_

Vc4su5.png

Una torta quasi perfetta

A prescindere dalla storia in sé stessa credo che Zafron abbia un modo unico e coinvolgente di dipingere con le parole. Non avevo idea che “Il gioco dell’angelo” fosse il volume centrale di una trilogia e devo dire che non si nota affatto durante la lettura. Il romanzo inizia con una narrazione pratica, pragmatica e verosimile della vita dello scrittore David Martin per poi introdurre capitolo dopo capitolo elementi gotici, horror e surreali, facendomi pensare a una versione moderna e positiva di Dorian Gray. Magari non tutti potranno concordare con il mio parallelismo ma per stessa ammissione di David “Ogni libro ha un’anima. L’anima di chi lo ha scritto…” va da sé quindi che Zafron ha sostituito il decadente desiderio dell’eterna bellezza a qualunque costo con ambizioni differenti. L’impalcatura narrativa è molto complessa (direi eccessivamente complessa per il modo in cui si sviluppa la storia), i personaggi sono pochi e molto ben descritti, ma paradossalmente superficiali su un piano piscologico ed emotivo tanto da suscitare di rado simpatie o affezionamento. Questo tuttavia può dipendere dall’anafettività egoistica del narratore protagonista che nel romanzo avrà un evoluzione in tal senso. Nel racconto spicca l’amore, i tradimenti, le delusioni, i repentini ribaltamenti di situazioni tragiche, gli intrighi misteriosi, i complotti e persino lo zampino del diavolo in persona, benché mai se ne parlerà apertamente. Vi è davvero tantissima carne al fuoco, condita con frasi d’effetto, filosofia e location davvero suggestive, descritte talmente bene da essere realmente visive. Al momento tuttavia di tirare le fila la storia prende una piega a mio avviso troppo surreale lungi dal trovare una quadra verosimile. Per una scrittura così puntale e precisa mi sarei aspettata un epilogo altrettanto puntiglioso e coerente, in parole povere una risoluzione del caso alla Sherlock Holmes, in cui tutto trova la sua ragion d’essere, cosa che assolutamente non succede grazie al jolly del mistico. Nel complesso è stata una lettura piacevole ma devo ammettere che c’è una certa delusione in relazione agli elementi sopracitati, come una torta preparata con ingredienti di qualità seguendo passo dopo passo la ricetta migliore per trovarla alla fine un po’ bruciacchiata sul fondo.

Angeli-e-demoni-595x300.jpg

Annientamento un film di Alex Garland

La materia non si crea e non si distrugge, si trasforma 

locandina_annientamento.jpg

vc8su10

Una coppia bellissima e innamorata, Lena professoressa di biologia e Kane un soldato. Una missione segreta. Kane sparisce per oltre un anno e Lena perde la speranza di rivederlo, fino a quando l’uomo non riappare. Lena non fa a tempo a rendersi conto della cosa che lui inizia a stare molto male. In viaggio verso l’ospedale l’ambulanza viene fermata dall’esercito e i coniugi vengono condotti in una base militare segreta. Qui Lena apprende dell’esistenza di una strana barriera che lentamente, ma inesorabilmente, sta inglobando il territorio circostante e se non fermata potrebbe distruggere l’intero pianeta. Vani sono i tentativi di capire cosa la produca e le squadre mandate in missione oltre la barriera non sono più tornate. L’unico superstite sembra essere solo Kane, che tuttavia è in fin di vita. L’esercito vista la minaccia incombente organizza una nuova spedizione, questa volta con una squadra formata solo da donne e Lena decide di unirsi alla spedizione. Al di là della barriera le ragazze trovano cose “assurde” e biologicamente impossibili, un ambiente ostile e pericoloso.

L’idea di base della storia è originale. Fino alla metà il film incuriosisce ma come capita spesso in pellicole di questo genere, nella seconda parte la storia perde di coerenza interna. Il finale riesce a salvare il salvabile, fermo restando parti poco chiare e incongruenze diffuse. Il titolo del film stesso può tuttavia suggerire la visione da un punto di vista meno letterale ma più onirico e trascendente, giustificando così qualunque cosa. In quest’ottica il percorso delle protagoniste è più un sogno, una fuga disperata da una vita che ha tolto troppo o non ha dato abbastanza. Un meccanismo falloso dell’essere umano che inevitabilmente o inconsciamente lo porta a commettere azioni che conducono all’auto distruzione, come accade alle cellule nel processo d’invecchiamento.