Zodiac un film di David Fincher

ATTENTI AI MITI 

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Film cult nel suo genere, Zodiac è l’ennesima pellicola ben realizzata da uno dei miei registi prediletti. Guardando Fincher si gioca comunque in casa ed è probabile che la visione sia piacevole, coinvolgente e interessante. Detto questo Zodiac non è lontanamente sublime come lo fu Seven o originale come Il curioso caso di Benjamin Button. Il film basa la trama sui romanzi di Robert Graysmith che traggono a loro volta ispirazione da una storia reale, pertanto ciò che non stupisce in colpi di scena lo fa in realtà amara, cosa a mio avviso molto peggiore di qualsiasi finzione. La paura che si prova qui è vera, non parliamo di “fantascienza” come in Giustizia Privata, ma di malattia mentale e problemi fin troppo plausibili che il nostro sistema fa fatica ad arginare e gestire. Il serial killer protagonista è nei fatti un mitomane, che crea paura per ricevere attenzioni, un uomo schifoso, meschino e mediocre. Trovo difatti discutibile ritenerlo degno di fama. Se sei un mostro e non hai intenzione di farti aiutare meriti di restare solo e di soffrire nell’oblio. Detta una cosa ovvia, si può dire che l’efferatezza degli omicidi si sarebbe potuta inasprire al cospetto del muro dei media. Possibile. Nei fatti tuttavia sull’onda del mito di Zodiac sono certamente nati nuovi e perversi mostri minori. Dire ora cosa sarebbe stato peggio non è né facile né utile.

In linea generale credo che questo genere di film sia pericoloso, benché li segua con scrupoloso interesse non li amo del tutto poiché potrebbero avere sempre effetti paradosso su menti instabili. Il nostro sistema che esalta e adora questo genere,  portando alla vetta del successo autori o registi che si impegnano nella realizzazione di queste storie ha invece una responsabilità reale. Dal canto mio non posso fare altro che accettarlo. Mi permetto di fare una considerazione così personale solo perché sono sicura che i Fincher&Co del mondo hanno già tutta la fama e la notorietà che si può volere e delle mie osservazioni giustamente se ne infischiano.

Detto questo è un buon film, che fa quello che deve senza fronzoli. In certe parti un po’ confuso, troppi nomi, date e salti temporali. Si perde diverse volte il filo della trama come del resto hanno fatto le indagini reali. Ma la cosa più grave è che viene meno anche il movente/scopo del protagonista principale, che a mio avviso merita il soprannome che la sua redazione ha voluto dargli, avendo permesso a un’ossessione insensata di rovinare la sua vita e il rapporto con sua moglie. 

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What/If una serie di Mike Kelley

AD OGNI COSTO, MA CON AMORE 

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What/If è una serie thriller statunitense nata dall’ingegno di Mike Kelley.  La protagonista femminile Lisa, interpretata dalla talentosa Jane Levy (che visivamente ricorda moltissimo la collega Emma Stone) giovane, dolce e brillante scienziata, scopre una formula rivoluzionaria per curare il cancro. Mossa da nobili ideali, investe tutta sé stessa in questo progetto. Il  sistema capitalistico  americano, manovrato dai poteri economici forti delle case farmaceutiche, non vede di buon occhio la scoperta di Lisa e cerca di affossarla sul nascere, sotto il falso movente dell’etica negando i fondi per il suo sviluppo. Quando tutto sembra perduto subentra nella vita della protagonista la nota e spietata imprenditrice Anne Montgomery (interpretata da Renée Zellweger) che fa alla ragazza un’offerta molto strana e ambigua, a fronte di un ingente investimento. Ribaltando e ampliando notevolmente l’idea già usata nel noto film anni ’90 Proposta indecente di Adrian Lyne, Kelley crea una trama molto ben strutturata dove nulla è causale. Vengono anche sviluppate delle story line secondarie e indipendenti all’interno della serie, in particolare quella tra Angela, il marito di lei e l’ ex amante di quest’ultima, quasi a creare un parallelismo tra il peggio del maschile e femminile, in cui basta una scelta sbagliata per attivare un circolo vizioso di grande sofferenza. Storie avvincenti sotto molti punti di vista, ottima analisi psicologica dei protagonisti. Capendo dove vuole andare a parere il regista, alcuni colpi di scena possono essere intuiti facilmente ma non per questo la serie perde d’interesse. Il cast è buono, ma per mio gusto personale troppo “patinato”, tutti troppo belli per essere veri. Le uniche che mi hanno davvero colpito sono state Jane Levy e Renée Zellweger. Consigliato comunque agli appassionati dei thriller psicologici. 

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Baby una serie di Andrea De sica

VERI TALENTI ITALIANI

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Baby è una mini serie per adolescenti Italiana, con al timone il regista Andrea De Sica. La storia narra le vicende di alcuni ragazzi di una scuola privata della Roma abbiente. Le protagoniste principali sono Chiara e Ludovica, ragazze molto belle, dai diversi temperamenti, provenienti da diversi contesti familiari: la prima proviene dalla tipica famiglia borghese tradizionale, maniaca delle apparenze; l’altra vive con la madre, in lite perenne con l’ex marito, affetta da una marcata sindrome di Peter Pan. Costrette a subire i turbamenti psichici delle famiglie d’origine le due affrontano un’adolescenza difficile. Chiara emula la vita d’apparenza come da modello familiare, mentre Ludovica eccede nella trasgressione e nell’erotismo, frequentando soggetti discutibili come Saverio e Fiore. Entrambe sull’orlo di una crisi esistenziale, si ritrovano a diventare delle baby escort senza colpo ferire e senza dubbi morali. La serie prende libera ispirazione dal famoso scandalo romano delle baby prostitute. Il pubblico a cui è rivolta è verosimilmente quello di Élite. Baby tuttavia non tocca i livelli di drammaticità, suspense e colpi di scena come fa la serie spagnola tratta un tema molto caldo e discusso al giorno d’oggi, quello della perdita dei valori, del concetto di amore e del cinismo già diffuso tra i giovanissimi. In merito mi sento di dire che il nostro periodo storico è molto complesso, lo sviluppo tecnologico e i social hanno nei fatti rivoluzionato i rapporti sociali. Oggi siamo da un certo punto di vista tutti delle “Star” o per lo meno fortissima può essere questa illusione, soprattutto tra i più giovani. Quasi nulla resta celato della vita delle persone, in un mondo frenetico, consumistico e sempre più insensibile e indifferente al disagio ma quanto mai magnanimo all’ipocrisia, all’ostentata sicurezza in sé stessi. Un mondo in cui l’omertà è leader indiscussa e si fa i buonisti per cose superficiali ma niente di concreto per le cose davvero importanti. Un sistema dove vengono richieste capacità sempre più complesse senza tuttavia avere un riscontro reale in termini di lavoro, creando un perenne senso di inadeguatezza e instabilità. Nei fatti chi più chi meno ci si ritrova a essere una sorta di Dorian Gray moderno. Il perché deriva tuttavia dal fatto che non siamo così originali, soprattutto chi legge o ha letto i grandi classici, scoprirà che tutto questo è sempre esistito. L’oscurità, la depravazione e la voglia di trasgressione è insita nel genere umano. Il problema sta nell’eccesso, nel non avere un limite tra giusto e sbagliato, in un confine morale sempre più labile e tollerante. L’epoca moderna ha esasperato tutti i nostri sensi, reso da un lato più semplici i contatti che diventando accessibili con poco sforzo tendendo al consumismo sessuale, al non affezionamento pur di non soffrire e a diventare vuoti e indifferenti. Da qui credo che arrivi la perdita di valore dell’amore, visto sempre più come una debolezza. De Sica esprime molto bene questi concetti. Ho amato moltissimo il suo lavoro. Il cast è magnifico quasi tutti gli attori sono molto bravi. Raramente ho visto serie di questo livello nel panorama Italiano. Il mio personaggio preferito è sicuramente Ludovica, interpretata dalla giovanissima e sublime Alice Pagani e il suo partner maledetto Fiore interpretato da Giuseppe Maggio. I ragazzi incarnano perfettamente i ruoli a loro assegnati. Bravissima anche Benedetta Porcaroli, tuttavia è il personaggio in sé a colpirmi di meno, non l’interpretazione dell’attrice. Paolo Calabresi molto credibile nel ruolo del viscido pappone manipolatore Saverio. Il resto del cast, che vede interpreti anche noti come Isabella Ferrrai, Claudia Pandolfi e Tommaso Ragno tiene botta egregiamente. L’unico personaggio che proprio non mi è piaciuto è Damiano Yones, interpretato dall’attore Riccardo Mandolini. Ovviamente non ho nulla contro la persona, ma trovo che le sue battute spesso siano incomprensibili, scandite male al di là dell’accento romano che crea il giusto folclore. Fiore, con un ruolo speculare, non ha mai questo problema, la sua interpretazione non vacilla. Consiglio vivamente la visione di questa serie, che ha la delicatezza di censurare ciò che merita censura. Sono molto felice che il nostro paese abbia attori e un regista di questo spessore e di aver puntato su Netflix, piattaforma nuova e meravigliosa che sta dando a tantissimi l’opportunità di emergere. Spero che la serie abbia un seguito. In sostanza il messaggio finale vuole essere positivo, il regista non crede infatti nella perdita dei valori di questa generazione, vede il buono oltre il velo, l’amore che cerca di emergere, a dispetto del controllo e di ogni avversità.

 

The Perfect Date un film di Chris Nelson

FAME DI TENEREZZA

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Brooks Rattigan è un ragazzo brillante, affascinante e intelligente. Figlio di uno scrittore decaduto e abbandonato dalla madre in tenera età. Sogna successo, lusso, ricchezza e belle donne. Per arrivarci è disposto a lavorare sodo non solo a scuola. Il suo obiettivo è entrare in una delle università più prestigiose del paese. I soldi  che ricava dal suo lavoro di cassiere/cuoco in un fast food non sono sufficienti, così grazie a un bizzarro espediente inventa un nuovo tipo di lavoro, “l’amico in affitto”.  L’idea di base non è così originale,  tuttavia viene sfruttata in maniera eccellente. In buona sostanza si tratta di una commedia romantica rivolta principalmente agli adolescenti. Gli attori rischiano di essere fin troppo brillanti per la loro età, ma sono molto bravi soprattutto Noah Centineo, perfetto come protagonista e anche Laura Marano nel ruolo di Celia Lieberman. Non ci sono colpi di scena, l’epilogo è molto scontato ma in questo frangente non è così importante, poiché quello che conta è il messaggio. In un epoca come la nostra dove i rapporti umani sono letargici, più virtuali che reali c’è voglia di  qualcosa di vero, di essere ascoltati e capiti. Questo è valido ovviamente a tutte le età, solo che in adolescenza si sente ancora di più. Un film leggero che consiglio caldamente, mi colpi così soltanto dieci cose che odio di te di Gil Junger, che aveva come protagonista l’oramai prematuramente scomparso Heath Ledger. 

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Frontiera una serie di Rob Blackie e Peter Blackie

OH MY GOD

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Visto il mio amore per l’arte del grande e piccolo schermo ci tenevo molto a fare questa recensione.  Non posso esimermi dall’essere davvero spietata, poiché  dopo la tortura a cui sono stata sottoposta seguendo questa serie che di buono ha forse solo Jason Mamoa ( e dico forse perché qui fa schifo pure lui come attore) mi devo davvero sfogare. Il parto dei fratelli Blackie deve essere il frutto di un amore incestuoso tra fratelli, peggio che i frutti dei figli dei personaggi di Martin nel Trono di Spade. A confronto ogni altra serie che possa non essere piaciuta tipo Shannara diventa un capolavoro di rara bellezza. La trama è inutile che ve la racconto perché non c’è, o se c’è manco Pa di OA riuscirebbe a trovarla. Gli attori sono terribili, non se ne salva nemmeno uno. Gli episodi sembrano montati alla cavolo, come quando sei di fretta e prendi ciò che capita dall’armadio. In questa serie troviamo personaggi principali che spariscono , come Evan Jonigkeit nel ruolo del Capitano Chesterfield, che conquista tutta la mia ammirazione visto che si sarà reso conto che la sua carriera sarebbe crollata a picco  presenziando oltre tempo a questa parodia,  decidendo  letteralmente di sparire dalla terza stagione come un abile  David Copperfield. Di questa sparizione i due registi non si sono dati pace e quindi hanno semplicemente smesso per un pò di parlarne, poi in fase avanzata hanno accettato l’abbandono e ne hanno decretato la morte, non si sa bene in quali circostanze. Lo avrà ucciso Mamoa per pietà? O semplicemente il personaggio si è buttato dalla scogliera? Non ci è dato saperlo e dovremmo accettare questo status quo. Il finale di serie poi, tocca l’aulico dell’assurdo. Non vorrei svelarlo per non fare spoiler, ma in questo caso dovreste pregarmi di farlo per una volta spoiler perché voi questa serie non la dovrete vedere a meno che non dobbiate scontare qualche penitenza o siate in vena di ironia collaterale. 

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“Perché perché ho accettato questo ruolo? Che avevo per la testa? Non cercatemi mai più? Chiaro!”